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Art. 2415 codice civile: Assemblea degli obbligazionisti

L’assemblea degli obbligazionisti  (1) delibera:

1) sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;

2) sulle modificazioni delle condizioni del prestito;

3) sulla proposta di amministrazione controllata e di concordato;

4) sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul rendiconto relativo;

5) sugli altri oggetti d’interesse comune degli obbligazionisti.

L’assemblea è convocata dal consiglio di amministrazione, dal consiglio di gestione o dal rappresentante degli obbligazionisti, quando lo ritengono necessario, o quando ne è fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentino il ventesimo dei titoli emessi e non estinti.

Si applicano all’assemblea degli obbligazionisti le disposizioni relative all’assemblea straordinaria dei soci e le sue deliberazioni sono iscritte, a cura del notaio che ha redatto il verbale, nel registro delle imprese (2). Per la validità delle deliberazioni sull’oggetto indicato nel primo comma, numero 2, è necessario anche in seconda convocazione il voto favorevole degli obbligazionisti che rappresentino la metà delle obbligazioni emesse e non estinte. Quando le obbligazioni sono ammesse al sistema di gestione accentrata la legittimazione all’intervento e al voto nell’assemblea degli obbligazionisti è disciplinata dalle leggi speciali.

La società, per le obbligazioni da essa eventualmente possedute, non può partecipare alle deliberazioni.

All’assemblea degli obbligazionisti possono assistere gli amministratori, i sindaci e i componenti del consiglio di gestione o di sorveglianza.

 



Commento

Obbligazionista: [v. 2411]; Rappresentante comune (degli obbligazionisti): [v. 2417]; Concordato (preventivo): [v. 2221]; Amministratori: [v. 2298]; Assemblea straordinaria: [v. 2363]; Notaio: [v. 2296]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Sindaco: [v. 2621].

Amministrazione controllata: procedimento giudiziale concesso dalla legge ad un debitore in temporanea difficoltà economica, per evitare che la temporanea difficoltà si tramuti in difficoltà cronica tale da determinare fallimento. A partire dal 16.07.2006, data di entrata in vigore del decreto di riforma, l’(—) non può più essere iniziata mentre proseguono, le amministrazioni già iniziate a tale data, sino al loro completamento.

 

(1)La norma è rimasta immutata. L’unica modifica introdotta riguarda la precisazione che le deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti devono essere iscritte nel Registro delle Imprese a cura del notaio che ha redatto il verbale.

(2) L’emissione di obbligazioni, infatti, è uno strumento di raccolta del credito. In pratica, una società che ha necessità di liquidi emette obbligazioni per l’importo necessario, raccogliendo così tra il pubblico le somme occorrenti.

 

Gli interessi degli obbligazionisti possono non coincidere con quelli della società. È questa la logica della previsione di un apposito organo che raccolga ed esprima la volontà di questa particolare categoria di soggetti.


Giurisprudenza annotata

Assemblea degli obbligazionisti

La nomina del rappresentante comune degli obbligazionisti non è prevista dall'art. 2417 c.c. come indispensabile per il funzionamento dell'assemblea degli obbligazionisti, ma è rimessa alla discrezionalità degli obbligazionisti, che possono nominarlo in qualsiasi momento o chiederne la nomina al presidente del tribunale. L'assenza del rappresentante comune non comporta necessariamente una non adeguata informativa dell'assemblea degli obbligazionisti e un'insufficiente tutela dell'interesse comune degli obbligazionisti, in quanto l'informativa può essere esercitata comunque direttamente dagli obbligazionisti medesimi.

Tribunale Mantova  15 novembre 2010

 

È inesistente la delibera di modifica delle condizioni del prestito obbligazionario adottata dall'assemblea degli obbligazionisti col voto di obbligazionisti estranei al prestito da modificare ed in assenza degli obbligazionisti legittimati.

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2006 n. 7693  

 

Nel caso ín cui una società abbia posto in essere una pluralità di emissioni obbligazionarie, aventi caratteristiche diverse, non vi è alcun interesse comune che leghi tra loro i sottoscrittori dei singoli prestiti, ciascuno dei quali è dotato di un proprio specifico regolamento negoziale, al quale risultano estranei i sottoscrittori degli altri prestiti. Ciò determina la necessità di dar vita ad altrettante organizzazioni degli obbligazionisti, con dístínte assemblee (ed eventualmente distinti rappresentanti comuni), ciascuna delle quali è chiamata a deliberare su materie di interesse comune dei sottoscrittori del prestito al quale afferisce l'organizzazione.

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2006 n. 7693  

 

Nel caso in cui una società abbia posto in essere una pluralità di emissioni obbligazionarie, aventi caratteristiche diverse, non vi è alcun interesse comune che leghi tra loro i sottoscrittori dei singoli prestiti, ciascuno dei quali è dotato di un proprio specifico regolamento negoziale, al quale risultano estranei i sottoscrittori degli altri prestiti. Ciò determina la necessità di dar vita ad altrettante organizzazioni degli obbligazionisti, con distinte assemblee (ed eventualmente distinti rappresentanti comuni), ciascuna delle quali è chiamata a deliberare su materie di interesse comune dei sottoscrittori del prestito al quale afferisce l'organizzazione. L'eventuale modificazione delle condizioni di ogni prestito richiede, pertanto, unicamente il consenso dei sottoscrittori di quella particolare emissione, nella peculiare forma assembleare indicata dall'art. 2415 c.c., poiché soltanto ad essi fa capo il relativo rapporto obbligatorio con la società emittente; ne consegue che l'approvazione della modifica con il concorso determinante dei sottoscrittori di obbligazioni rivenienti da un'emissione diversa comporta non già la mera annullabilità, ma l'inesistenza della relativa delibera, la cui impugnazione è sottratta al termine di decadenza previsto dall'art. 2377, comma 2, richiamato dall'art. 2416, comma 2, c.c..

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2006 n. 7693  

 

Nell'ipotesi in cui l'assemblea degli obbligazionisti non provveda alla nomina di un rappresentante comune ai sensi dell'art. 2415 c.c., ciascun obbligazionista può adire il tribunale perché vi provveda con decreto. Anche in tale ipotesi il rappresentante degli obbligazionisti, che agisce quale mandatario con rappresentanza, ha diritto al compenso per l'attività prestata che è posto a carico degli obbligazionisti stessi e non della società, e la determinazione del compenso non può essere effettuata in un procedimento di volontaria giurisdizione ma con un ordinario giudizio di cognizione.

Tribunale Parma  12 gennaio 2005

 

Il procedimento (pre) contrattuale costituito dallo scambio delle dichiarazioni di proposta ed accettazione regolato (per l'ipotesi di contrattazione fra lontani) dagli art. 1326 ss. c.c., pur ammessa la natura negoziale dell'operazione obbligazionaria e delle sue successive modificazioni, può solo per analogia essere riferito alle "modificazioni delle condizioni del prestito" espressamente consentite dall'art. 2415 c.c., poiché, se è vero che la modificazione del prestito deliberata dall'assemblea degli azionisti e sottoposta dall'organo amministrativo sociale al gruppo degli obbligazionisti integra una proposta contrattuale che darà vita alle richieste modificazioni giuridiche del rapporto solo a seguito dell'adesione manifestata dall'assemblea degli obbligazionisti con le maggioranze sopra citate, resta il fatto che in entrambi i casi non di semplici dichiarazioni prenegoziali si tratta, ma di veri e propri atti giuridici collettivi, con riguardo ai quali il collegamento procedimentale testè descritto non inficia una piena distinzione ed autonomia reciproca quanto ai requisiti di validità e di formazione di ciascuno di essi in sè e per sè considerato.

Tribunale Monza  13 giugno 1997

 

Tra le condizioni del prestito, modificabili dalla assemblea degli obbligazionisti ai sensi del n. 2 del comma uno dell'art. 2415 c.c., rientra anche il tasso di interesse stipulato all'atto della emissione, il quale può pertanto essere legittimamente ridotto a maggioranza.

Tribunale Monza  10 aprile 1997



 
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