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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2423-bis codice civile: Principi di redazione del bilancio

Nella redazione del bilancio (1) devono essere osservati i seguenti principi (2):

1) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonchè tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato;

2) si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio (3);

3) si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla data dell’incasso o del pagamento (4);

4) si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo;

5) gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente;

6) i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro (5).

Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.


Commento

Bilancio: [v. 2217]; Nota integrativa: [v. 2427].

Esercizio: periodo di tempo, generalmente della durata di dodici mesi, a cui si fa riferimento per evidenziare determinati risultati relativamente all’attività svolta dalla società.

Situazione patrimoniale: capacità di far fronte sia nel breve che nel lungo periodo ai propri impegni finanziari utilizzando le risorse a disposizione della società.

Situazione finanziaria: capacità della società di raggiungere e conservare una situazione di equilibrio tra le entrate e le uscite.

Risultato economico: capacità della società di produrre un risultato di esercizio attraverso la contrapposizione dei costi e dei ricavi di competenza dell’esercizio.

 

(1) A seguito della riforma, la valutazione delle voci nella redazione del bilancio deve essere effettuata tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato. Tale modifica si spiega con la volontà del Legislatore di far prevalere la sostanza sulla forma.

(2) I principi da rispettare nella redazione del bilancio consistono in regole che indicano le modalità con cui vanno contabilizzati i fatti della gestione.

(3) Per il principio di continuità e prudenza, le perdite vanno inserite anche se presunte o potenziali, mentre gli utili sono rilevati solo nella misura in cui sono realizzati. Ai fini dell’individuazione delle perdite (anche presunte) da inserire in bilancio alla chiusura dell’esercizio è necessario prendere in considerazione quegli accadimenti che manifesteranno i loro effetti anche nella gestione futura purché tali fatti siano già in essere alla data di chiusura dell’esercizio. Per esempio dovrà essere considerata tra le perdite d’esercizio quella relativa ad un credito dovuto da un cliente già fallito al 31/12 dell’esercizio considerato.

(4) Trattasi del principio di competenza economica il quale costituisce il punto cardine per la redazione del bilancio d’esercizio. Esso consente di correlare i costi e i ricavi dell’esercizio e quindi di individuarne il reddito. In base al principio di competenza infatti i costi e i ricavi vanno assegnati all’esercizio in cui le operazioni generatrici degli stessi si realizzano indipendentemente dalla loro manifestazione numeraria (o finanziaria) (es.: ho venduto dei beni; i ricavi corrispondenti sono di competenza dell’esercizio indipendentemente dal fatto che ho ottenuto o meno il pagamento corrispondente).

(5) La continuità dei criteri di valutazione da un esercizio all’altro costituisce un elemento essenziale sia per una corretta determinazione del reddito d’esercizio che per la comparabilità nel tempo dei bilanci; per il principio di comparabilità i criteri utilizzati vanno mantenuti inalterati, da un esercizio all’altro (ad es., i criteri di valutazione dei beni), ciò al fine di consentire il confronto tra bilanci riferiti ad esercizi diversi. La possibilità di derogare al principio della continuità è ammessa solo in casi eccezionali che si sostanziano in una modifica rilevante delle condizioni dell’ambiente in cui l’impresa opera. In tali circostanze infatti è opportuno adattare i criteri di valutazione alla mutata situazione al fine di garantire una rappresentazione veritiera e corretta.

 

Soltanto con il rispetto di tali regole è possibile ottenere un bilancio che abbia un reale valore informativo e sia quindi in grado di fornire utili notizie ai soggetti destinatari: i soci, i creditori della società e i terzi in genere.

Esso è infatti destinato a soddisfare le esigenze conoscitive di tutti i soggetti che sono interessati alle vicende e ai risultati della società.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

In tema di requisiti dimensionali di esonero dalla fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, lett. b), l. fall. (nel testo risultante dalla riforma di cui al d.lg. 12 settembre 2007 n. 169), per l'individuazione dei "ricavi lordi", che vanno considerati ricavi in senso tecnico, occorre fare riferimento alle voci n. 1 (“ricavi delle vendite e delle prestazioni") e n. 5 ("altri ricavi e proventi") dello schema obbligatorio di conto economico previsto dall'art. 2425, lett. a), c.c. Non rientrano, invece, in tale nozione le voci dalla n. 2 alla n. 4 del menzionato schema e, in particolare, le variazioni delle rimanenze, le quali rappresentano dei costi comuni a più esercizi, che vengono sospesi, in conformità del principio di competenza economica di cui all'art. 2423 bis c.c., per essere rinviati ai successivi esercizi, in cui si conseguiranno i relativi ricavi. Cassa con rinvio, App. Brescia, 15/06/2011

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2013 n. 28667  

 

 

IVA

In tema di accertamento dell'Iva, è illegittima la rettifica della dichiarazione annuale presentata dal curatore fallimentare, operata dall'ufficio mediante determinazione induttiva dell'imponibile sulla base del raffronto tra il valore delle rimanenze, indicato in bilancio, ed il valore delle merci, calcolato ai fini della redazione dell'inventario, trattandosi di valori incomparabili in quanto fondati su valutazioni non omogenee: il primo infatti, ai sensi dell'art. 2426, n. 9, c.c., è vincolato al criterio principale del costo, ed è ancorabile al minor valore di realizzo soltanto allorché questo sia desumibile dall'andamento del mercato, nel rispetto del principio di continuità sancito dall'art. 2423 bis c.c.; il secondo, invece, si basa su una valutazione di pura stima ovvero realizzo economico, compiuta dalla curatela sulle merci giacenti al momento della dichiarazione di fallimento

Cassazione civile sez. trib.  26 maggio 2009 n. 12165  

 

 

Impiegati dello stato

Il conto economico a consuntivo di una società mista è un documento contabile che mette in evidenza il processo di formazione del risultato economico di esercizio, ossia l'andamento effettivo della società nell'esercizio di riferimento; il rendiconto, in sostanza, è strutturato in termini di costi (passivo) e ricavi (attivo): in tali voci devono essere ricompresi, rispettivamente, ogni uscita dell'azienda ed ogni entrata, in quanto nulla può essere occultato, a meno di alterare l'andamento finanziario e, più precisamente, il reddito d'esercizio; quando il reddito d'esercizio è calcolato come differenza tra ricavi e costi d'esercizio si adotta il procedimento analitico, che ha il pregio di chiarire quali componenti positivi o negativi hanno determinato il risultato economico; nella relazione del documento in questione devono tenersi in considerazione i principi fondamentali previsti dagli art. 2423 e 2423 bis c.c., secondo cui il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio; pertanto ogni voce attiva che costituisce un ricavo della società deve trovare incondizionatamente collocazione nel conto redatto a consuntivo, poiché si tratta di attività effettivamente percepite in ossequio ai principi dell'universalità, dell'integrità, della veridicità, attendibilità e del pareggio di bilancio; la mancata indicazione di proventi societari, aventi titolo in rimborso di spese riconosciuto dall'ente pubblico, abbattendo l'utile societario, su cui è commisurata la partecipazione dell'ente pubblico predetto, arreca un grave danno all'ente pubblico socio; tale danno deve essere determinato per la sola quota parte non partecipata dall'amministrazione danneggiata: solo in questa percentuale il ricavo non conteggiato deve considerarsi una vera e propria perdita per l'amministrazione; per la quota parte partecipata, eventuali irregolarità contabili nei rapporti di dare e avere tra ente e società partecipata non si risolvono necessariamente - in assenza della prova di un effettivo ammanco da riscontrare nel bilancio della società partecipata - in una posta passiva, poiché il versamento di rimborsi spese tra tali soggetti può essere concepito come semplice "partita di giro" nell'ambito delle finanze dell'ente pubblico (fattispecie nella quale la società non aveva conteggiato il "quantum" percepito da un comune a titolo di rimborso spese per ogni contravvenzione elevata, abbattendo i ricavi societari e di conseguenza l'utile aziendale su cui era prevista una percentuale in favore dell'ente pubblico e ciò nonostante il dirigente comunale che aveva il compito di controllare ed approvare i rendiconti della società, pur consapevole di tale omissione, aveva comunque proceduto alla loro approvazione).

Corte Conti reg. (Toscana) sez. giurisd.  14 maggio 2009 n. 308  

 

 

Società

La deroga facoltativa del principio di continuità del bilancio ex art. 2423 bis c.c. è consentita non soltanto quando il mutamento di criterio sia necessario per garantire la rappresentazione veritiera e corretta, ma anche quando il vecchio criterio, pur compatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, sia sostituito per la maggiore aderenza del nuovo criterio alla concreta situazione da rappresentare.

Tribunale Napoli  22 aprile 2009

 

In tema di società, l'adozione, nella redazione del bilancio, di un criterio di valutazione di un cespite patrimoniale diverso da quello utilizzato negli esercizi precedenti senza che la nota integrativa rechi un'adeguata motivazione della deroga consentita dall'art. 2423 bis, comma 6, c.c. in casi eccezionali si traduce in una violazione del principio di continuità dei valori contabili, e comporta pertanto la nullità del bilancio, attesa l'inderogabilità dei criteri di valutazione dettati dall'art. 2426 c.c., la cui funzione consiste nell'assicurare la trasparenza e la leggibilità del bilancio da parte dei soci e dei terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, in tema di Iva, aveva ritenuto illegittimo il recupero a tassazione della differenza tra le rimanenze iniziali iscritte nel bilancio di un società in liquidazione e le rimanenze finali risultanti alla data di chiusura dell'esercizio precedente, rilevando che le prime erano state iscritte al costo di acquisto e le seconde al valore di realizzazione, ed escludendo quindi la possibilità di desumere da tale variazione l'esistenza di vendite non fatturate).

Cassazione civile sez. trib.  07 maggio 2008 n. 11091  

 

Nelle società di capitali il legislatore ha previsto l'obbligo di redazione di un formale bilancio ex art. 2423 c.c., stabilendo in modo preciso anche i criteri di redazione ex art. 2423 bis c.c., il quale bilancio, proprio perché destinato, per sua natura, alla tutela di soggetti terzi che vengono in contatto con la società, deve essere non solo depositato presso la società prima dell'approvazione ex art. 2429 c.c. (a tutela evidentemente degli stessi soci), ma anche depositato presso l'ufficio def registro delle imprese ex art. 2435 e 2478 bis c.c., a tutela evidentemente dei terzi; invece nelle società di persone è previsto solo un rendiconto annuale, del quale non è richiesto né il deposito né tanto meno la pubblicazione, proprio perché la sua redazione non risponde a un'esigenza di tutela dei terzi e della collettività, bensì a un'esigenza e a una tutela individuale del singolo socio. Sicché, ogni relativa questione è non solo transigibile, ma anche compromettibile in arbitri, non andando a incidere su norme di carattere imperativo.

Tribunale Bari sez. IV  07 febbraio 2007 n. 327  

 

IRES

Assumono rilevanza fiscale quei costi imputati nel conto economico di una società, in applicazione dei principi di prudenza e prevedibilità nella valutazione dei fatti riguardanti la vita societaria, aventi incidenza nel bilancio (art. 2423 bis c.c.), qualora la certezza del loro sostenimento avvenga nell'esercizio successivo, ma entro i termini per l'approvazione del bilancio e per la presentazione della dichiarazione.

Comm. trib. prov.le Messina  19 marzo 2008 n. 110  



 
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