Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 243 codice civile

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 28 DICEMBRE 2013, N. 154

Giurisprudenza annotata

Filiazione

È costituzionalmente illegittimo l'art. 4 comma 3 l. 19 febbraio 2004 n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui stabilisce per la coppia di cui all'art. 5, comma 1 della medesima legge, il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità od infertilità assolute ed irreversibili; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 1 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 3 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 12 comma 1 l. n. 40 del 2004, nei limiti di cui in motivazione.

Corte Costituzionale  10 giugno 2014 n. 162  

 

Ritenute la liceità e la meritevolezza, ex art. 1322 c.c., dell'accordo intercorso fra una coppia di coniugi ed un medico ginecologo, accordo con il quale questi si impegnava a trasferire gli embrioni sorti in provetta, e crioconservati, dalla fusione dei gameti dei coniugi stessi nell'utero di donna consenziente (impegnatasi a condurre la gravidanza fino al parto ed a consegnare il nato ai coniugi committenti per mere finalità solidaristiche), il giudice, su ricorso, anche ex art. 700 c.p.c., della coppia (data la sussistenza del pericolo di un danno imminente, grave ed irreversibile) può autorizzare il ginecologo ad effettuare l'impianto.

Tribunale Roma  17 febbraio 2000

 

Ritenuto che in Australia, Stato Federale, in materia di paternità si applica una legge di base valida per tutti i Paesi che lo compongono (il Family Law Act del 1975, per il quale la paternità si presume sia in capo al figlio di uomo sposato, sia a seguito della registrazione della nascita nella quale viene anche indicato il nome del genitore di sesso maschile; ritenuto che nello Stato di South Australia la legge conferisce al Registrar (corrispondente al nostro ufficiale di stato civile) ampi, elastici, discrezionali poteri per il superamento, con idonea prova contraria, della presunzione di paternità; ritenuto che la legge (l'Adoption Act del 1988 dello Stato del South Australia ed il Family Law Act del 1975) conferisce alle Family Courts la competenza sulle adozioni, per cui, se manca nell'atto di nascita ogni menzione sull'ipotesi di adozione, l'eventuale carenza della decisione di uno degli organi giudiziari competenti attesta che adozione non vi è stata e, quindi, non sussiste status di figlio legittimo; ritenuto che non vi è contrasto tra la normativa australiana "de qua" e l'ordine pubblico italiano, fondato sul "favor veritatis" nella attribuzione e qualificazione della prole; ritenuto che i dati sul DNA raccolti dai consulenti tecnici di ufficio (e, peraltro, non contestati) attestano la qualità di figlio naturale del soggetto che contesta il proprio status di figlio legittimo; quanto precede ritenuto e premesso, è fondata, in fatto ed in diritto, la contestazione del proprio stato di legittimità avanzata da un soggetto che ambisce al riconoscimento del proprio status di figlio naturale.

Tribunale Chiavari  12 dicembre 2011

 

 

Responsabilità civile

Nel caso in cui, come nella fattispecie, sia in discussione la configurabilità di una responsabilità della P.A. per un illecito di tipo omissivo, il nesso di causalità richiesto ai fini della configurabilità della responsabilità presuppone un legame diretto tra l'evento verificatosi e l'omissione di un comportamento giuridicamente imposto che, se osservato scrupolosamente, non avrebbe determinato l'evento. Tuttavia, perché il comportamento omissivo rilevi ai fini della configurabilità della responsabilità ex art. 2043 c.c., occorre provare che l'evento dannoso non si sarebbe evitato neppure adottando tutti gli accorgimenti imposti dalla legge secondo un canone di ordinaria diligenza, perché, nel caso contrario, l'omissione non sarebbe causa del danno.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VIII  26 ottobre 2011 n. 4942

 

 

Espropriazione per pubblico interesse

In tema di espropriazione per pubblica utilità, nel caso in cui un IACP, delegato dalla regione siciliana, ai sensi dell'art. 32 l. reg. 28 novembre 1970 n. 48, ad occupare con urgenza un fondo privato per la costruzione di alloggi popolari, abbia realizzato l'opera prima della scadenza del termine quinquennale di occupazione legittima, senza che successivamente il decreto di esproprio sia stato emanato, nei tempi previsti, dalla regione (competente in materia prima della entrata in vigore della l. reg. siciliana 10 agosto 1978 n. 35, che ha trasferito la competenza ai comuni), quest'ultima è tenuta a rifondere il privato del controvalore della proprietà perduta, atteso che solo con lo scadere del termine di occupazione legittima ed in assenza di un provvedimento ablatorio sorge (sul presupposto dell'irreversibile trasformazione del bene occupato) il diritto del privato al risarcimento del danno nei confronti della regione, che è titolare dell'immobile, quale ente delegante e beneficiario dell'opera, anche se questa sia rimasta nella disponibilità dell'istituto occupante per motivi diversi (es. concessione, gestione o locazione).

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 1991 n. 10667  



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