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Art. 2432 codice civile: Partecipazione agli utili

Le partecipazioni agli utili eventualmente spettanti ai promotori, ai soci fondatori e agli amministratori sono computate sugli utili netti risultanti dal bilancio, fatta deduzione della quota di riserva legale (1).


Commento

Promotore: [v. 2333]; Fondatore: [v. 2341]; Amministratore: [v. 2298]; Utili netti: [v. 2102]; Bilancio: [v. 2217]; Riserva legale: [v. 2430]; Partecipazione agli utili: [v. 2389].

 

(1) L’articolo disciplina la partecipazione agli utili relativamente a tre categorie di soggetti: soci promotori, soci fondatori e amministratori. Il legislatore consente che l’atto costitutivo possa prevedere per tali soggetti una partecipazione agli utili nei limiti indicati. Per la determinazione di tale partecipazione si fa riferimento agli utili netti ottenuti dopo aver detratto le somme destinate alla riserva legale, indipendentemente dalle decisioni dell’assemblea circa la destinazione degli utili stessi (es.: l’assemblea decide di accantonare e di non distribuire gli utili conseguiti ai soci).

 

Il legislatore riconosce un particolare compenso a determinati soggetti per le operazioni da loro compiute. Si tratta di soggetti che, o in sede di costituzione (promotori, fondatori) o durante l’esistenza della società (amministratori) hanno assunto particolari responsabilità e svolto determinate funzioni.


Giurisprudenza annotata

Società

La disciplina dell'art. 2432 cod. civ., in base alla quale, ove il compenso previsto per i promotori, i soci fondatori e gli amministratori sia stabilito in forma di partecipazione agli utili, lo stesso va determinato sugli utili netti risultanti dal bilancio, fatta deduzione della quota di riserva legale e delle imposte, si applica anche alla remunerazione degli amministratori "investiti di particolari cariche" ai sensi dell'art. 2389, cod. civ., tra cui rientra l'amministratore delegato. Cassa con rinvio, App. Roma, 02/10/2010

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2013 n. 23541  

 

I versamenti in conto capitale costituiscono conferimenti volti a incrementare il patrimonio netto della società e non sono imputabili a capitale, salvo che, con apposita delibera assembleare di modifica dell'atto costitutivo, non ne venga disposto successivamente l'utilizzo per un aumento del capitale sociale; una volta eseguiti, i versamenti vanno a costituire una riserva, non di utili, ma "di capitale", soggetta alla stessa disciplina della riserva da soprapprezzo (art. 2431 c.c.), seppure "personalizzata" o "targata" in quanto di esclusiva pertinenza dei soci che li hanno effettuati. Ne consegue che i soci eroganti possono chiedere la restituzione delle somme versate solo per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell'eventuale residuo attivo del bilancio di liquidazione e che, d'altra parte, i ridetti versamenti, in caso di saturazione della riserva legale, possono con delibera dell'assemblea ordinaria essere distribuiti durante societate tra i soci in misura corrispondente a quanto da ognuno versato.

Cassazione civile sez. I  24 luglio 2007 n. 16393  

 

L'utile netto cui l'art. 2432 c.c. testo previgente fa riferimento corrisponde all’ utile accertato e distribuibile ai soci e, quindi, all'utile calcolato non solo al netto delle perdite ma anche al netto delle imposte della società.

Tribunale Roma  11 marzo 2005

 

L'obbligo gravante sugli amministratori di una società di capitali di depositare il bilancio nei quindici giorni antecedenti l'assemblea di approvazione, di cui al vecchio testo dell'art. 2432 c.c. (oggi art. 2429, comma 3, stesso codice), deve ritenersi correttamente adempiuto anche se i relativi documenti risultino a disposizione dei soci nei soli orari di ufficio e nei giorni non festivi. Se la preposizione (impropriamente) impiegata dalla norma in parola ("durante") postula, difatti, la continuità dell'atto di deposito, non perciò può dirsi imposta agli amministratori l'adozione di misure straordinarie nell'organizzazione degli uffici della sede sociale, laddove l'esigenza di consultazione e di adeguata informazione dei soci risulta legittimamente soddisfatta con il consentirne l'accesso e la relativa consultazione durante i normali orari di apertura degli uffici privati, potendo ipotizzarsi un dovere di assicurare l'accessibilità ai documenti oltre tali ordinari limiti di tempo soltanto per corrispondere ad una specifica e motivata richiesta del socio interessato.

Cassazione civile sez. I  17 gennaio 2001 n. 560

 

L'obbligo gravante sugli amministratori di una società di capitali di depositare il bilancio nei quindici giorni antecedenti l'assemblea di approvazione, di cui al vecchio testo dell'art. 2432 c.c. (oggi art. 2429, comma 3, stesso codice), deve ritenersi correttamente adempiuto anche se i relativi documenti risultino a disposizione dei soci nei soli orari di ufficio e nei giorni non festivi. Se la preposizione (impropriamente) impiegata dalla norma in parola ("durante") postula, difatti, la continuità dell'atto del deposito, non perciò può dirsi imposta agli amministratori l'adozione di misure straordinarie nell'organizzazione degli uffici della sede sociale, laddove l'esigenza di consultazione e di adeguata informazione dei soci risulta legittimamente soddisfatta con il consentirne l'accesso e la relativa consultazione durante i normali orari di apertura degli uffici privati, potendo ipotizzarsi un dovere di assicurare l'accessibilità ai documenti oltre tali, ordinari limiti di tempo soltanto per corrispondere ad una specifica e motivata richiesta del socio interessato. (Nella specie, il socio di una s.p.a. lamentava di non aver potuto prendere visione del bilancio nel giorno antecedente l'assemblea di approvazione perché festivo: la S.C., nel rigettarne il ricorso, ha enunciato il principio di diritto di cui in massima).

Cassazione civile sez. I  17 gennaio 2001 n. 560  

 

Il delitto previsto dall'art. 2621 c.c., in quanto diretto a tutelare gli interessi economici delle società commerciali e dei soci, nonché l'interesse pubblico alla verità delle documentazioni e comunicazioni sociali, si perfeziona, per le informazioni scritte - relazioni e bilanci - con il deposito a norma degli art. 2432 u.p. e 2435 c.c., che segna il momento in cui i soci, i creditori ed i terzi ne vengono a conoscenza legale e, per quelle orali, all'atto della ricezione da parte dei destinatari, in un momento che coincide, di norma, con le dichiarazioni fatte all'assemblea e con la relativa verbalizzazione.

Cassazione penale sez. V  01 marzo 1999 n. 12018  

 

L'obbligo fissato dall'art. 2432, comma 3, c.c. (nel testo anteriore alla modifica introdotta dal d.lg. 9 aprile 1991 n. 127 di attuazione delle direttive Cee n. 78/660 e n. 83/349, ed applicabile anche in tema di società a responsabilità limitata, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2491 c.c.) avente ad oggetto il deposito del progetto di bilancio nei quindici giorni antecedenti all'assemblea fissata per l'approvazione del bilancio stesso, si rende strumentale rispetto alla finalità di assicurare il soddisfacimento del diritto dei soci ad essere informati. Un tal diritto - che rappresenta il bene giuridico tutelato dalla norma - postula non solo che il progetto di bilancio resti depositato per l'indicato periodo, ma anche e soprattutto che sia effettivamente consentito ai soci di esaminarlo, dal che consegue che ogni impedimento frapposto al socio (o ad un suo delegato) il quale precluda allo stesso di prendere visione del (progetto di) bilancio comporti di per sè stesso la violazione del diritto all'informazione tutelato dalla norma suddetta, e possa giustificare (rendendosi irrilevante, ad un tal punto, ogni accertamento in ordine alla regolarità - in sè - del deposito) l'annullamento della successiva delibera di approvazione del bilancio medesimo.

Cassazione civile sez. I  11 maggio 1998 n. 4734  

 

Il deposito del bilancio nella sede della società ai sensi dell'art. 2432 c.c. (nel testo vigente al tempo dei fatti di causa) eseguito e mantenuto in forme tali da non permettere ai soci l'esame dello stesso equivale al mancato deposito, rendendosi così annullabile la conseguente deliberazione di approvazione.

Corte appello Milano  02 dicembre 1994

 

La situazione patrimoniale aggiornata indicata nel bilancio di esercizio in regola con gli adempimenti richiesti dalla legge (deposito delle relazioni degli amministratori e dei sindaci ex art. 2432 c.c., nel testo anteriore al d.l. 9 aprile 1991 n. 127) può essere assunta come base per l'adozione da parte dell'assemblea straordinaria della deliberazione di riduzione del capitale sociale di una società per azioni. L'invalidità della deliberazione di approvazione del bilancio per l'inosservanza degli adempimenti di legge comporta anche l'invalidità della deliberazione dell'assemblea straordinaria di riduzione del capitale.

Cassazione civile sez. I  18 agosto 1993 n. 8760  

 

La delibera di riduzione del capitale sociale di una società per azioni, ai sensi dell'art. 2447 c.c., può essere adottata dall'assemblea straordinaria anche sulla base di una perdita accertata mediante la situazione patrimoniale allegata al bilancio di esercizio, sempreché si tratti di una situazione aggiornata ed i soci abbiano avuto la possibilità legale di esercitare il loro diritto al controllo di gestione. Pertanto, nel caso in cui in una stessa data l'assemblea ordinaria approvi il bilancio e l'assemblea straordinaria elimini le perdite, ai sensi della citata norma, la mancata osservanza delle prescrizioni relative al tempestivo deposito delle relazioni degli amministratori e dei sindaci al bilancio (art. 2432 c.c., nel testo precedente al d.l. 9 aprile 1991 n. 127) comporta con l'invalidità della deliberazione dell'assemblea ordinaria, anche quella della delibera, da parte dell'assemblea straordinaria, di riduzione del capitale, che la presuppone.

Cassazione civile sez. I  18 agosto 1993 n. 8760

 

Il mancato tempestivo deposito del bilancio e degli allegati, a norma dell'art. 2432 c.c. lede il diritto dei soci alla corretta informazione su un argomento da trattare in assemblea e costituisce causa di invalidità della successiva delibera di approvazione: tuttavia, non può farsi luogo ad annullamento qualora la delibera impugnata sia stata sostituita da altra esente da vizi.

Tribunale Napoli  25 luglio 1992

 

È nulla la clausola con la quale si dispone che l'assemblea può destinare all'organo amministrativo tutti gli utili netti di bilancio previa deduzione della quota di riserva legale, perché contraria agli art. 2389 e 2432 (già 2431) c.c. che comportano un limite all'attribuzione di utili a favore degli amministratori, limite non derogabile dall'autonomia statutaria giacché si riconnette alla causa del contratto di società.

Tribunale Cassino  20 marzo 1992



 
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