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Art. 2437 codice civile: Diritto di recesso

Hanno diritto di recedere (1), per tutte o parte delle loro azioni (2), i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti:

a) la modifica della clausola dell’oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell’attività della società;

b) la trasformazione della società;

c) il trasferimento della sede sociale all’estero;

d) la revoca dello stato di liquidazione;

e) l’eliminazione di una o più cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto;

f) la modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso;

g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione (3).

Salvo che lo statuto disponga diversamente, hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso all’approvazione delle deliberazioni riguardanti:

a) la proroga del termine;

b) l’introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari (4).

Se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il socio può recedere con il preavviso di almeno centottanta giorni; lo statuto può prevedere un termine maggiore, non superiore ad un anno (5).

Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può prevedere ulteriori cause di recesso (6).

Restano salve le disposizioni dettate in tema di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.

 È nullo ogni patto volto ad escludere o rendere più gravoso l’esercizio del diritto di recesso nelle ipotesi previste dal primo comma del presente articolo.


Commento

Azioni: [v. 2325]; Oggetto sociale: [v. 2253]; Trasformazione: [v. 2498]; Sede: [v. 2295]; Liquidazione: [v. 2274]; Recesso: [v. 2285]; Statuto: [v. 2328]; Diritto di voto: [v. 2341bis]; Mercato regolamentato: [v. 2325bis].

 

(1) In deroga ai principi generali in materia di contratti, il contratto sociale della Spa è modificabile a maggioranza, sia pure rigorosa e qualificata come quella dell’assemblea straordinaria. Tale regola fa sorgere l’esigenza di una specifica tutela delle minoranze: quest’ultima viene soddisfatta, appunto, con il riconoscimento del diritto di recesso al socio assente o dissenziente, o meglio, accogliendo la definizione offerta dal legislatore della riforma, al socio che non abbia concorso alla deliberazione. Il legislatore, tuttavia, in considerazione del rischio cui la società si espone in caso di recesso di uno o più soci, dovendosi in tal caso procedere alla liquidazione (prima della riforma si parlava di rimborso) delle azioni del recedente, circoscrive i casi in cui tale diritto può essere esercitato alle ipotesi di modifiche di particolare gravità.

(2) Vale la pena di sottolineare l’espressa previsione della possibilità che il socio receda solo relativamente ad alcune delle azioni che possiede in una data società

(3) Il comma 1 prevede una serie di ipotesi in cui il diritto di recesso è riconosciuto dalla legge ed, evidentemente, stante la diversa previsione del comma 2 della norma in esame, non può essere limitato dallo statuto.

(4) Le ipotesi di cui al comma 2 sono nuove rispetto al regime previgente; con riferimento alle stesse, il recesso può essere escluso dalla diversa volontà dei soci espressa nello statuto sociale.

(5) Se la Spa è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato, ciascun socio può in qualunque momento recedere dal contratto sociale con un preavviso di almeno centottanta giorni. Lo statuto può prevedere un termine maggiore, ma comunque non superiore ad un anno.

(6) Oltre alle cause di recesso già esaminate, inderogabili e derogabili, e all’ipotesi di recesso ad nutum in caso di società a tempo indeterminato, la legge ammette, per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, che lo statuto introduca ulteriori cause di recesso.

 

In generale la modifica dello statuto può essere intesa come una eccezionale possibilità di modificazione non unanime delle condizioni del contratto. È da tutelare, quindi, l’interesse del socio a non partecipare ad una società che si è evoluta in una direzione per lui non più vantaggiosa; perciò gli è concesso il diritto di recesso.


Giurisprudenza annotata

Recesso

Nelle società per azioni, il mutamento del quorum deliberativo, che attiene alla formazione della maggioranza, incide solo indirettamente sul diritto di voto e partecipazione, di conseguenza, la delibera che ne muta il quorum non legittima il recesso.

Corte appello Brescia sez. I  02 luglio 2014

 

Nelle società per azioni, il diritto di recesso del socio costituisce eccezione al principio generale dell'obbligatorietà per tutti i soci delle deliberazioni assembleari e, pertanto, non è suscettibile di estensione ad ipotesi diverse da quelle espressamente contemplate.

Corte appello Brescia sez. I  02 luglio 2014

 

Nella società per azioni, il diritto di recesso produce un depauperamento del capitale sociale e costituisce un fatto negativo anche per i creditori sociali, da qui la tassatività delle fattispecie di recesso e la conseguente necessità di interpretazione restrittiva dei casi previsti dall'art. 2437 c.c.

Corte appello Brescia sez. I  02 luglio 2014

 

In tema di società a responsabilità limitata, la previsione statutaria di una durata della società per un termine particolarmente lungo (nella specie, l'anno 2100), tale da superare qualsiasi orizzonte previsionale anche per un soggetto collettivo, ne determina l'assimilabilità ad una società a tempo indeterminato; ne consegue che, in base all'art. 2473, comma 2, c.c., compete al socio in ogni momento il diritto di recesso, sussistendo la medesima esigenza di tutelare l'affidamento del socio circa la possibilità di disinvestimento della quota da una società sostanzialmente a tempo indeterminato. Rigetta, App. Milano, 12/05/2010

Cassazione civile sez. I  22 aprile 2013 n. 9662  

 

Il criterio per la determinazione del valore delle azioni da liquidare in favore del recedente è individuato, per il periodo precedente al 2003, dall'art. 2437 c.c. vecchia formulazione, mentre per il periodo successivo dall'art. 2437 ter c.c.. Il rimborso delle azioni quotate, ex art. 2437 c.c. ante riforma 2003, deve avvenire al prezzo medio, calcolato in ragione della tipologia delle azioni possedute dal socio recedente e del semestre precedente al momento in cui la società ha deliberato in merito al recesso esercitato dal socio.

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6207  

 

Il diritto di rimborso spettante al socio che recede, ai sensi dell'art. 2437 cod. civ. (nel testo applicabile "ratione temporis", anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003), da una società con azioni quotate in borsa è rigorosamente ancorato alle quotazioni di mercato registrate nel semestre anteriore al giorno in cui è stata assunta la deliberazione che legittima il recesso. Rigetta, App. Brescia, 21/07/2005

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6207  

 

Nel caso di recesso da società non quotate in borsa, la liquidazione della partecipazione spettante al socio va effettuata, a norma dell'art. 2437, comma 1, c.c. (nel testo precedente alla riforma attuata con il d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6, non essendo invocabile per fattispecie anteriori l'art. 2437 ter c.c.), con riferimento alla situazione patrimoniale della società risultante dall'ultimo bilancio d'esercizio, tenendo conto, pertanto, unicamente degli elementi che possono essere iscritti in tale bilancio, secondo i criteri enunciati dagli art. 2423 s. c.c.

Cassazione civile sez. I  02 luglio 2010 n. 15785  

 

 

Volontaria giurisdizione

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost. avverso il decreto pronunciato dal collegio sul reclamo proposto nei confronti della nomina dell'esperto per la valutazione delle azioni del socio receduto, ai sensi dell'art. 2437 ter cod. civ. e dell'art. 29 del d.lgs. n. 5 del 17 gennaio 2003, essendo tale decreto un atto di volontaria giurisdizione privo dei caratteri della decisorietà e della definitività, da un lato perché la stima operata dall'esperto non ha valore decisorio fra le parti ed è sindacabile dal giudice ove sia manifestamente erronea od iniqua (art. 1349 cod. civ., richiamato dall'art. 2437, sesto comma, cod. civ.), dall'altro perché il decreto può essere revocato o modificato in presenza di nuove circostanze, ai sensi dell'art. 26 del d.lgs. citato; né la conclusione muta ove il ricorrente contesti il diritto stesso della controparte ad ottenerne l'emissione, atteso che la pronuncia del merito sul punto ha la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può dunque avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo. Dichiara inammissibile, Trib. Santa Maria Capua Vetere, 07/01/2008

Cassazione civile sez. I  19 febbraio 2014 n. 3883  



 
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