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Art. 2437-ter codice civile: Criteri di determinazione del valore delle azioni

Il socio ha diritto alla liquidazione delle azioni per le quali esercita il recesso.

Il valore di liquidazione delle azioni è determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonchè dell’eventuale valore di mercato delle azioni (1).

Il valore di liquidazione delle azioni quotate in mercati regolamentati è determinato facendo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione ovvero ricezione dell’avviso di convocazione dell’assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso (2). Lo statuto delle società con azioni quotate in mercati regolamentati può prevedere che il valore di liquidazione sia determinato secondo i criteri indicati dai commi 2 e 4 del presente articolo, fermo restando che in ogni caso tale valore non può essere inferiore al valore che sarebbe dovuto in applicazione del criterio indicato dal primo periodo del presente comma.

Lo statuto può stabilire criteri diversi di determinazione del valore di liquidazione, indicando gli elementi dell’attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, nonchè altri elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione (3).

I soci hanno diritto di conoscere la determinazione del valore di cui al secondo comma del presente articolo nei quindici giorni precedenti alla data fissata per l’assemblea; ciascun socio ha diritto di prenderne visione e di ottenerne copia a proprie spese.

In caso di contestazione da proporre contestualmente alla dichiarazione di recesso il valore di liquidazione è determinato entro novanta giorni dall’esercizio del diritto di recesso tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte piu’ diligente; si applica in tal caso il primo comma dell’articolo 1349.


Commento

Azioni: [v. 2325]; Recesso: [v. 2285]; Amministratori: [v. 2298]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Mercato regolamentato: [v. 2325bis]; Statuto: [v. 2328]; Attivo: [v. 2424]; Passivo: [v. 2424]; Bilancio: [v. 2217].

 

(1) Per l’ipotesi in cui lo statuto non disponga, il legislatore ha fatto riferimento alla consistenza patrimoniale della società, volendo così indicare la non vincolatività dei dati contabili, ed alle prospettive reddituali della stessa, come elemento correttivo della situazione patrimoniale; il riferimento ad un valore di mercato è meramente eventuale.

(2) Il valore di liquidazione delle azioni quotate su mercati regolamentati è determinato facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione o la ricezione dell’avviso di convocazione dell’assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso.

(3) Si è inoltre previsto che lo statuto possa stabilire dei criteri diversi per la determinazione del valore di liquidazione, dando indicazioni analitiche su quali poste rettificare, e sui criteri di rettifica. In questo caso potrà tenersi conto, se statutariamente indicato, anche, ad esempio, dell’avviamento.

 

L’articolo disciplina espressamente i criteri di determinazione del valore delle azioni in caso di recesso, colmando le lacune della normativa previgente che si limitava a disporre che la liquidazione va effettuata in base al patrimonio risultante dal bilancio dell’ultimo esercizio; ciò tentando di contemperare due opposti interessi, quello del socio alla liquidazione della quota e quello della società alla continuazione del rapporto sociale.


Giurisprudenza annotata

Società

E valida la clausola statutaria che preveda che la consistenza patrimoniale della società, alla quale fa riferimento l'art. 2437 ter, secondo comma, cod. civ. ai fini della liquidazione della partecipazione in caso di recesso del socio (ovvero, in virtù del richiamo di cui all'art. 2355 bis, terzo comma, cod. civ., nell'ipotesi di prelazione nella circolazione "mortis causa"), venga valutata secondo un criterio che tenga conto dell'utilizzo dei cespiti nella prospettiva della continuità aziendale (cosiddetto "going concern") atteso che, da un lato, la valutazione della consistenza patrimoniale può essere effettuata secondo una molteplicità di criteri, sicché la scelta statutaria del criterio del "going concern" non può ritenersi adottata in violazione di legge, mentre, dall'altro, tale criterio si mostra coerente con la condizione dei beni organizzati in azienda, il cui valore complessivo non si risolve nella somma del valore statico dei singoli beni, ma è inevitabilmente influenzato dalla prospettiva della continuazione dell'attività. Cassa con rinvio, App. Roma, 15/02/2010

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2014 n. 16168  

 

Il criterio per la determinazione del valore delle azioni da liquidare in favore del recedente è individuato, per il periodo precedente al 2003, dall'art. 2437 c.c. vecchia formulazione, mentre per il periodo successivo dall'art. 2437 ter c.c.. Il rimborso delle azioni quotate, ex art. 2437 c.c. ante riforma 2003, deve avvenire al prezzo medio, calcolato in ragione della tipologia delle azioni possedute dal socio recedente e del semestre precedente al momento in cui la società ha deliberato in merito al recesso esercitato dal socio.

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6207

 

Il contrasto insorto tra società e socio receduto di una s.r.l. in ordine alla determinazione del valore di liquidazione della quota spettante a quest'ultimo operata dall'esperto nominato ai sensi degli art. 2473 comma 3 e 1349 comma 1 c.c. deve trovare soluzione nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione, posto che il procedimento camerale monosoggettivo presupposto dall'art. 2437 ter comma 6 c.c. può avere ad oggetto la sola nomina del perito e non anche la determinazione del valore della quota.

Tribunale Salerno sez. I  13 ottobre 2009

 

Condizione primaria di validità della clausola statutaria di "drag along" è che questa sia compatibile con il principio di un'equa valorizzazione della partecipazione obbligatoriamente dismessa, dunque che non determini in concreto un effetto espropriativo della differenza tra il valore effettivo della partecipazione e il valore convenzionalmente fissato per il trasferimento. Ciò implica che, in concreto, essa dovrebbe garantire che sia offerto al socio costretto alla dismissione almeno il valore che gli sarebbe spettato in caso di recesso determinato secondo quanto stabilito nell'art. 2437 ter commi 2 e 4 c.c.

Tribunale Milano  01 aprile 2008

 

Nel momento in cui la società ha ricevuto la dichiarazione di recesso del socio, muta la posizione del socio receduto, il quale diventa titolare del diritto potestativo, previsto dall'art. 2437 ter c.c., alla liquidazione delle azioni per le quali ha esercitato il recesso.

Tribunale Roma  11 maggio 2005

 

 

Volontaria giurisdizione

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost. avverso il decreto pronunciato dal collegio sul reclamo proposto nei confronti della nomina dell'esperto per la valutazione delle azioni del socio receduto, ai sensi dell'art. 2437 ter cod. civ. e dell'art. 29 del d.lgs. n. 5 del 17 gennaio 2003, essendo tale decreto un atto di volontaria giurisdizione privo dei caratteri della decisorietà e della definitività, da un lato perché la stima operata dall'esperto non ha valore decisorio fra le parti ed è sindacabile dal giudice ove sia manifestamente erronea od iniqua (art. 1349 cod. civ., richiamato dall'art. 2437, sesto comma, cod. civ.), dall'altro perché il decreto può essere revocato o modificato in presenza di nuove circostanze, ai sensi dell'art. 26 del d.lgs. citato; né la conclusione muta ove il ricorrente contesti il diritto stesso della controparte ad ottenerne l'emissione, atteso che la pronuncia del merito sul punto ha la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può dunque avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo. Dichiara inammissibile, Trib. Santa Maria Capua Vetere, 07/01/2008

Cassazione civile sez. I  19 febbraio 2014 n. 3883  

 

 

Cassa depositi e prestiti

L'esperto stimatore, nominato dal tribunale nell'ambito del procedimento di determinazione del valore delle azioni del socio recedente, di cui all'art. 2437 ter, comma 6, c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, ai sensi dell'art. 68 c.p.c., mettendo egli a disposizione delle parti il risultato della propria opera di valutazione al fine della regolazione delle loro posizioni. Ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato, secondo le modalità stabilite dal d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, in base alla tariffa giudiziale prevista per tutti gli ausiliari del giudice e non, invece, in base alla tariffa professionale.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 2012 n. 2152  

 

 

Procedimento civile

L'esperto stimatore, nominato dal tribunale nell'ambito del procedimento di determinazione del valore delle azioni del socio recedente, di cui all'art. 2437 ter, comma 6, c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, ai sensi dell'art. 68 c.p.c., mettendo egli a disposizione delle parti il risultato della propria opera di valutazione al fine della regolazione delle loro posizioni. Ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato, secondo le modalità stabilite dal d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, in base alla tariffa giudiziale prevista per tutti gli ausiliari del giudice e non, invece, in base alla tariffa professionale.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 2012 n. 2152  



 
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