codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 244 codice civile: Termini dell’azione di disconoscimento

L’azione di disconoscimento della paternità (1) (2)  da parte della madre deve essere proposta nel termine di sei mesi (3) dalla nascita (4) del figlio ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento (5).

Il marito può disconoscere il figlio nel termine (3) di un anno che decorre dal giorno della nascita (4) quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio; se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare ovvero l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza (5).

Se il marito non si trovava nel luogo in cui è nato il figlio il giorno della nascita il termine, di cui al secondo comma, decorre dal giorno del suo ritorno (6) o dal giorno del ritorno nella residenza familiare e egli ne era lontano (7). In ogni caso, se egli prova di non aver avuto notizia della nascita (8) in detti giorni, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto notizia.

Nei casi previsti dal primo e dal secondo comma l’azione non può essere, comunque, proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita (9).

L’azione di disconoscimento della paternità può essere proposta dal figlio che ha raggiunto la maggiore età (10). L’azione è imprescrittibile riguardo al figlio (11).

L’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i quattordici anni (12) ovvero del pubblico ministero o dell’altro genitore, quando si tratti di figlio di età inferiore.

 

 


Commento

Azione di disconoscimento della paternità: [v. 243bis]; Imprescrittibilità: [v. 248]; Curatore speciale: [v. 165].

 

(1) Art., da ultimo, così sostituito ex d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione) (art. 18), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

(2) Cfr. art. 104, c. 9, d.lgs. 154/2013 cit., che così dispone: «9. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell’entrata in vigore della legge 10 dicembre 2012, n. 219, i termini per proporre l’azione di disconoscimento di paternità, previsti dal quarto comma dell’articolo 244 del codice civile, decorrono dal giorno dell’entrata in vigore del presente decreto legislativo».

 

(3) I termini entro cui la madre, il padre e il figlio possono esercitare l’azione di disconoscimento della paternità sono termini di decadenza [v. 2964].

 

(4) Il termine di decadenza decorre dal momento della nascita del figlio e non da quello della sua iscrizione nei registri dello stato civile. Va considerato, infatti, che lo stato di figlio viene acquisito nello stesso momento della nascita e non in quello successivo dell’iscrizione nei registri.

 

(5) Il termine di cui al comma 1 decorre dal giorno in cui la madre è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento; il termine di cui al comma 2 decorre anche dal giorno in cui il marito è venuto a conoscenza dell’adulterio della moglie ovvero della propria impotenza a generare.

 

(6) Si deve trattare di una piena ripresa dei rapporti fra il soggetto e la comunità in cui abita, tale da consentire l’acquisizione di notizie certe sulla nascita del figlio.

 

(7) Il concetto di lontananza deve essere inteso come distanza dalla residenza familiare tale da non consentire l’immediata conoscenza della nascita del figlio. Il termine per l’esercizio dell’azione decorre dal momento del ritorno del padre alla residenza familiare.

 

(8) La notizia della nascita deve essere certa e non generica o approssimativa.

 

(9) Il termine  per la proponibilità dell’azione sia da parte della madre che da parte del padre è di cinque anni dalla nascita.

 

(10) La norma prende in considerazione la possibilità che il figlio venga a conoscenza dei fatti che consentono l’azione di disconoscimento prima del compimento del diciottesimo anno di età (v. nota (13)).

 

(11) Per le ragioni esposte sub nota (9), l’azione è imprescrittibile riguardo al figlio (che conserva quindi la facoltà di agire per la tutela delle sue ragioni, senza limiti di tempo).

 

(12) Il minore può proporre l'azione dai quattordici anni d'età, secondo quanto previsto dalla legge delega (l. 219/2012).

 

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Presupposto indefettibile per la legittima adozione del provvedimento di sospensione necessaria del giudizio, ex art. 295 cod. proc. civ., è la pendenza, dinanzi allo stesso o ad altro giudice, di una controversia avente ad oggetto questioni pregiudiziali rispetto a quelle dibattute nel giudizio da sospendere. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha revocato il provvedimento impugnato, reso nel corso di un'azione di dichiarazione giudiziale di paternità naturale, in quanto il giudizio presupposto, inerente l'azione ex art. 244 cod. civ., non era stato ancora instaurato). Regola sospensione

Cassazione civile sez. VI  03 settembre 2014 n. 18649  

 

L'imprescrittibilità dell'azione di disconoscimento di paternità proposta dal figlio, introdotta dall'art. 244 comma 5 c.c. come riformulato dall'art. 18 d.lg. 28 dicembre 2013 n. 154, si applica, in quanto non esclusa dalle disposizioni transitorie di cui all'art. 104, commi 7 e 9 del medesimo d.lg., anche ai giudizi già pendenti alla data di entrata in vigore della nuova normativa. Cassa con rinvio, App. Venezia, 13/05/2010

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14556

 

In tema di azione di disconoscimento di paternità e quindi di tutela della famiglia, la legittimazione e la formulazione comune della domanda giudiziale di disconoscimento costituiscono i presupposti necessari e sufficienti per la validità e la procedibilità formale della medesima azione processuale. È , così, illegittima la sentenza di merito con cui, accertata la legittimazione del ricorrente, l'intervento adesivo degli altri legittimati e l'assenza di contrasti od opposizioni in sede di contraddittorio regolarmente costituitosi, nonché la prova ematogenetica tra fratelli disposta successivamente al decesso del padre e le conclusioni favorevoli del p.m., venga dichiarata improcedibile l'azione di disconoscimento proposta nei confronti del fratello in quanto il ricorrente non ha indicato il fatto determinante della decorrenza del termine decadenziale della medesima azione.

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14556

 

L'art. 244 comma 2 c.c., novellato dall'art. 18 d.lg. 28 dicembre 2013 n. 154, per il quale il marito può disconoscere il figlio nel termine di un anno che decorre, nel caso in cui provi di aver ignorato l'adulterio della moglie al momento del concepimento, dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza, si applica anche ai giudizi pendenti alla sua entrata in vigore. Cassa App. Roma 13 dicembre 2012

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14556

 

In tema di azione di disconoscimento di paternità, ed alla stregua della disciplina transitoria della riforma della filiazione prevista dall'art. 104, commi 7 e 9, d.lg. 28 dicembre 2013 n. 154, mentre la normativa sostanziale di cui al novellato art. 244 c.c. si applica a tutte le azioni su cui la riforma è intervenuta, anche se relative a figli nati prima della data di entrata in vigore (7 febbraio 2014) del citato decreto, i nuovi termini di cui al quarto comma della medesima disposizione codicistica operano solo per i figli già nati alla predetta data per i quali non sia stata già proposta l'azione di disoconoscimento (persistendo altrimenti l'utilizzabilità del regime decadenziale pregresso), fermi, in entrambe le ipotesi, gli effetti del giudicato formatosi prima della entrata in vigore della l. 10 dicembre 2012 n. 219. Cassa con rinvio, App. Roma, 13/12/2012

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14556

 

Anche in relazione all'ipotesi dell'azione di disconoscimento di paternità di figlio "reputato legittimo" nato prima che siano decorsi 180 giorni dalle nozze, la "scoperta" dell'adulterio commesso all'epoca del concepimento - alla quale si collega il decorso del termine annuale di decadenza fissato dall'art. 244 cod. civ. (come additivamente emendato con sentenza n. 134 del 1985 della Corte costituzionale) - va intesa come acquisizione certa della conoscenza (e non come mero sospetto) di un fatto - non riducibile, perciò, a mera infatuazione, o a mera relazione sentimentale, o a mera frequentazione della moglie con un altro uomo - rappresentato o da una vera e propria relazione, o da un incontro, comunque sessuale, idoneo a determinare il concepimento del figlio che si vuole disconoscere. Cassa con rinvio, App. Roma, 13/12/2012

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14556

 

La domanda di disconoscimento della paternità deve essere accolta una volta raggiunga la prova della impotentia generandi dell'attore (nella specie perché questa, invocata espressamente a fondamento della domanda non era stata adeguatamente contestata dalla convenuta) senza rilevi in senso contrario la mancata acquisizione di ulteriori elementi a sostegno della domanda. La accertata incapacità a generare del padre anagrafico - infatti - ha portata decisiva in quanto assolutamente incompatibile con la sussistenza del rapporto di paternità biologica tra il nato e il coniuge della donna ed è sufficiente a escludere la necessità della prova di altri fatti o circostanze. Nessun rilievo - in particolare - può essere attribuito alla mancata dimostrazione dell'adulterio eventualmente commesso dalla madre, trattandosi di un fatto diverso da quello posto a fondamento della domanda e idoneo a integrare la fattispecie prevista dall'abrogato art. 235, comma 1, n. 3, c.c., la quale dava luogo a un autonomo titolo della azione di disconoscimento della paternità, alternativo a quello di cui al n. 2 della medesima disposizione.

Cassazione civile sez. I  11 giugno 2014 n. 13217  

 

L'azione di disconoscimento della paternità del figlio, nato entro i trecento giorni dalla morte del genitore anagrafico, può essere fondata sulla sola circostanza dell'impotenza di generare, assoluta e irreversibile del padre presunto e non richiede altresì la prova dell'adulterio della coniuge. La condizione di impotenza del genitore anagrafico deve ritenersi provata se non specificamente contestata nei termini processuali fissati per prendere posizione sui fatti dedotti con la domanda. La riconducibilità del concepimento a un intervento di inseminazione artificiale, effettuato con il consenso del padre anagrafico, deve essere specificamente dimostrato dalla parte che lo deduce.

Cassazione civile sez. I  11 giugno 2014 n. 13217  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti