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Art. 2446 codice civile: Riduzione del capitale per perdite

Quando risulta che il capitale è diminuito (1)  di oltre un terzo in conseguenza di perdite, gli amministratori o il consiglio di gestione, e nel caso di loro inerzia il collegio sindacale ovvero il consiglio di sorveglianza, devono senza indugio convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti (2). All’assemblea deve essere sottoposta una relazione sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni del collegio sindacale o del comitato per il controllo sulla gestione. La relazione e le osservazioni devono restare depositate in copia nella sede della società durante gli otto giorni che precedono l’assemblea, perchè i soci possano prenderne visione. Nell’assemblea gli amministratori devono dare conto dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della relazione.

Se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea ordinaria o il consiglio di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate (3). In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal bilancio. Il tribunale provvede, sentito il pubblico ministero, con decreto soggetto a reclamo, che deve essere iscritto nel registro delle imprese a cura degli amministratori (4).

Nel caso in cui le azioni emesse dalla società siano senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione ovvero una deliberazione adottata con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria possono prevedere che la riduzione del capitale di cui al precedente comma sia deliberata dal consiglio di amministrazione. Si applica in tal caso l’articolo 2436.


Commento

Capitale: [v. 2327]; Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449]; Comitato per il controllo sulla gestione: [v. 2367]; Sede: [v. 2295]; Esercizio: [v. 2423bis]; Assemblea ordinaria: [v. 2341ter]; Bilancio: [v. 2217]; Riduzione del capitale per perdite: [v. 2303]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Azioni: [v. 2325]; Valore nominale: [v. 2346]; Statuto: [v. 2328]; Assemblea straordinaria: [v. 2363]; Consiglio di amministrazione: [v. 2475].

 

(1) La norma è stata lasciata sostanzialmente immutata dalla riforma del diritto societario, la quale si è limitata ad individuare il ruolo che in ipotesi di riduzione del capitale per perdite spetta ai nuovi organi sociali.

(2) La società, cioè, deve rendersi conto della grave situazione economica in cui versa, e deve, quindi, poter pianificare una strategia che le permetta di conseguire utili e di risollevarsi.

(3) E, conseguentemente, dalla riduzione del capitale deriverà la riduzione del valore nominale [v. 2413] delle azioni.

(4) Per quanto riguarda le società con azioni quotate, se la parte di capitale rappresentata da azioni ordinarie si è ridotta al di sotto del quarto del capitale sociale, deve essere riportata almeno al quarto entro sei mesi. La società si scioglie se il rapporto tra azioni ordinarie e azioni di risparmio e con voto limitato non è ristabilito entro i termini predetti.

 

Se una società ha subito notevoli perdite, il suo effettivo patrimonio è, ovviamente, minore. La norma vuole quindi ricostruire la corrispondenza tra capitale sociale e patrimonio effettivo, permettendo ai terzi che contrattano con la società di potersi immediatamente rendere conto della situazione economica.


Giurisprudenza annotata

Società

Verificatasi una perdita di gestione che determina un patrimonio netto negativo inferiore al minimo legale, la violazione dei divieti ed obblighi stabiliti dai previgenti art. 2449, 2446 e 2447 da parte di amministratori e sindaci li rende responsabili del disavanzo di gestione che si genera con la prosecuzione dell'impresa in un'ottica non liquidatoria; non potendosi escludere che nell'attività liquidatoria rientri la prosecuzione dell'impresa ai soli fini della salvaguardia dell'impresa sino alla chiusura della fase di liquidazione del suo patrimonio, come ha poi chiarito e disposto il legislatore del 2003 con la novella degli art. 2485 e ss. c.c.

Tribunale Milano sez. VIII  20 aprile 2009 n. 5221  

 

In caso di diminuzione del capitale sociale di oltre un terzo in conseguenza di perdite, non è possibile procedere all'aumento del capitale sociale senza averlo prima ridotto in misura corrispondente alla perdita o aver eliminato quest'ultima con operazioni di effettivo ripianamento.

Tribunale Ancona  13 gennaio 2009

 

L’operazione, in virtù del dettato dell’art. 2446 c.c., deve avvenire sulla scorta di una situazione patrimoniale, sulla quale devono essere raccolte le osservazioni del collegio sindacale – redatta nell’osservanza degli stessi criteri contabili stabiliti dagli art. 2423 ss. c.c. (Cass. n. 23269/2005; n. 5740/2004;n. 4923/1995; n. 4326/1994; n. 2764/1992), che deve restare depositata in copia nella sede della società durante gli otto giorni che precedono l’assemblea.

Cassazione civile sez. I  02 aprile 2007 n. 8221  

 

In tema di società, le regole dettate dagli art. 2446 e 2447 c.c., prevedenti, ai fini della riduzione del capitale sociale, le modalità con cui le disponibilità della società possono essere intaccate e la necessità del previo deposito della situazione patrimoniale aggiornata, sono strumentali alla tutela, non solo dell'interesse dei soci, ma anche dei terzi; è pertanto nulla la delibera di azzeramento e di reintegrazione del capitale sociale che sia stata adottata in base ad una situazione patrimoniale della società non aggiornata, e assunta sulla base di una determinazione delle perdite al lordo delle riserve. (Enunciando il principio di cui in massima, in un caso nel quale la delibera era stata adottata in base all'ultimo bilancio, redatto un anno prima, senza che risultasse se fosse stata o meno depositata la relazione sulla situazione patrimoniale, la Corte, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha precisato che il grado di aggiornamento della situazione va valutato in relazione a ciascun caso concreto, e che detta situazione patrimoniale può, eventualmente, essere anche surrogata dall'ultimo bilancio di esercizio, purché questo sia riferibile ad una data recente rispetto a quella di convocazione dell'assemblea, sempre che "medio tempore" non siano sopravvenuti fatti significativi).

Cassazione civile sez. I  02 aprile 2007 n. 8221

 

La delibera sociale è annullabile a causa del mancato rispetto degli adempimenti formali di cui all’art. 2446, comma 1, c.c. o quando non risulta assolutamente preceduta dal deposito presso la sede sociale di alcuna relazione degli amministratori sulla situazione patrimoniale della società (e tanto meno delle osservazioni del collegio sindacale), neanche di una relazione che, richiamando il bilancio di esercizio chiuso si riporti alle sue risultanze, aggiornandole o precisando anche se non sono intervenute variazioni nelle more.

Tribunale Napoli sez. VII  12 luglio 2006

 

La relazione ex art. 2446 c.c. sulla situazione patrimoniale di società per azioni in presenza di operazioni sul capitale sociale va redatta con gli stessi criteri utilizzati per la stesura del bilancio (completezza, chiarezza, precisione, verità), pur non dovendo contenere il conto dei profitti e delle perdite; la violazione dei suddetti criteri dà luogo ad un'ipotesi di nullità ex art. 2379 c.c. per illiceità dell'oggetto. Le variazioni patrimoniali positive - che si realizzano nel periodo successivo alla chiusura dell'esercizio e sino alla data della predetta relazione, il c.d. utile di periodo - legittimamente non sono inserite e contabilizzate in tale documento, perché configurano componenti attive non definitive, non possono essere considerate utili di esercizio in senso tecnico, rappresentando una soluzione maggiormente idonea a garantire riduzioni di capitale per perdite effettive, con tutela più incisiva per i creditori sociali, i terzi ed il mercato.

Tribunale Cassino  18 gennaio 2006

 

Qualora risulti che il capitale sociale di una società per azioni è diminuito di meno di un terzo, l'amministratore non ha l'obbligo di convocare senza indugio l'assemblea, siccome l'operazione non solo non è urgente, ma ha, altresì, natura discrezionale; ma è, invece, tenuto a depositare presso la società una situazione patrimoniale che sia aggiornata dal momento che, non diversamente dal caso di riduzione obbligatoria anche in caso di riduzione facoltativa vige l'esigenza imprescindibile che il ceto sociale sia reso edotto dell'effettiva condizione patrimoniale dell'ente mediante una relazione che ne fotografi lo stato patrimoniale e risponda a canone di adeguatezza, in rapporto alla detta esigenza di informazione interna, e a quella connessa, non meno rilevante, che l'intervento sul capitale e l'impiego delle risorse sia proporzionato al reale fabbisogno della società, solo se è riferita a una data prossima all'adunanza. Siffatta contiguità cronologica, infatti, ha lo scopo di garantire che la riduzione del capitale sociale assolva alla funzione di far coincidere l'entità del capitale nominale con quella effettiva, riconducendo l'una all'altra se e quando effettivamente esso sia divenuto inferiore a quello indicato nell'atto costitutivo. L'anzidetta situazione patrimoniale deve perciò riferirsi a un intervallo minimo di tempo rispetto alla data di convocazione dell'assemblea poiché solo se di data recente, consente idonea informazione ai soci. Deriva, da quanto precede pertantb, che sebbene nell'art. 2446 c.c. non risulti predeterminato testualmente quale debba essere siffatto intervallo temporale, è palese che nella mens legis l'esigenza di adeguatezza impone che lo spatium temporis non sia eccessivamente dilatato. Correttamente, pertanto, il giudice del merito ritiene che il riferimento alla situazione patrimoniale, consacrata nell'ultimo bilancio approvato a epoca risalente a ben due anni prima dell'adunanza non rende appropriata informazione ai soci, benché si tratti dell'ultimo bilancio approvato.

Cassazione civile sez. I  13 gennaio 2006 n. 543  

 

In materia di riduzione nominale del capitale sociale, ove questo sia eseguito per adeguare il capitale sociale al patrimonio netto, la fattispecie rappresenta ipotesi che non è specificamente regolata dal legislatore. Questi, infatti, ha predisposto specifica disciplina nell'art. 2445 c.c. per il caso di riduzione, anch'essa facoltativa, ma effettiva, vale a dire per esuberanza, e per quello di riduzione per perdite ma non già facoltativa bensì obbligatoria, che è oggetto della previsione testuale dell'art. 2446 c.c. e per la “species” più grave in cui il capitale sociale sia stato totalmente eroso a causa delle perdite, dell'art. 2447 c.c. Emerge, pertanto, dal quadro normativo riferito, che delle tre ipotesi di riduzione del capitale sociale per perdite, quella per perdite inferiori al terzo e le altre due per perdite superiori al terzo, la prima non è stata specificamente regolamentata. Tale constatazione non legittima, tuttavia, l'affermazione di esistenza di.un vuoto normativo cui consegua un'articolazione dell'operazione rimessa alla mera discrezionalità dei singoli enti, i quali rimarrebbero liberi di disciplinarla secondo criteri e scansioni che finirebbero, per essere del tutto difformi da caso a caso, a seconda delle singole specifiche previsioni statutarie. È evidente, pertanto, l'esigenza anche attesa l'influenza dell'operazione sugli interessi dei terzi, e segnatamente dei creditori sociali, le cui ragioni sono garantite proprio dal capitale sociale, che l'operazione stessa si attui alla stregua di un modello astrattamente predefinito, che offra adeguata garanzia di protezione sia per l'una che per l'altra categoria di soggetti interessati e che, nel silenzio del legislatore, deve necessariamente mutuarsi dall'istituto, espressamente regolamentato dall'art. 2466 c.c.

Cassazione civile sez. I  13 gennaio 2006 n. 543



 
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