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Art. 2447 codice civile: Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale

Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dall’articolo 2327, gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia, il consiglio di sorveglianza devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società.


Commento

Capitale: [v. 2327]; Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449]; Riduzione del capitale: [v. 2303].

 

Le società per azioni devono mantenere, in ogni caso, il valore minimo del proprio capitale sociale [v. 2327], oppure semplicemente trasformarsi in una società, ad esempio una società a responsabilità limitata, che richiede un capitale minimo obbligatorio inferiore.


Giurisprudenza annotata

Riduzione del capitale al di sotto del limite legale

In tema di Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale, l’art. 2447 c.c. prevede espressamente, in ipotesi di sopravvenuta perdita dei requisiti di capitale previsti “ex lege”, non già un obbligo incondizionato di messa in liquidazione ma piuttosto una triplice alternativa tra ricapitalizzazione della società, messa in liquidazione, trasformazione in una diversa compagine societaria che non richieda più l’esistenza dei requisiti di capitale in tesi venuti meno.

Tribunale Milano  25 marzo 2014 n. 4078  

 

Colui il quale abbia perso la qualità di socio non avendo sottoscritto la propria quota di ricostituzione del capitale sociale conserva la legittimazione ad esperire l'azione di accertamento della nullità della deliberazione assembleare adottata ex art. 2447 cod. civ., in quanto, sarebbe logicamente incongruo, oltre che in contrasto con il principio di cui all'art. 24, primo comma, Cost., ritenere come causa del difetto di legittimazione proprio quel fatto che l'istante assume essere "contra legem" e di cui vorrebbe vedere eliminati gli effetti. Rigetta, App. Torino, 24/12/2007

Cassazione civile sez. I  25 settembre 2013 n. 21889  

 

Nell'ipotesi di riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale, prevista dall'art. 2448, n. 4, c.c. (nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche introdotte dal d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6), lo scioglimento della società si produce automaticamente ed immediatamente, salvo il verificarsi della condizione risolutiva costituita dalla reintegrazione del capitale o dalla trasformazione della società ai sensi dell'art. 2447 c.c., in quanto, con il verificarsi dell'anzidetta condizione risolutiva, viene meno ex tunc lo scioglimento della società; ne deriva che la mancata adozione da parte dell'assemblea dei provvedimenti di azzeramento e ripristino del capitale sociale o di trasformazione della società in altro tipo, compatibile con la situazione determinatasi, non esonera gli amministratori dalla responsabilità conseguente al proseguimento dell'attività d'impresa in violazione del divieto di nuove operazioni.

Cassazione civile sez. I  22 aprile 2009 n. 9619  

 

Verificatasi una perdita di gestione che determina un patrimonio netto negativo inferiore al minimo legale, la violazione dei divieti ed obblighi stabiliti dai previgenti art. 2449, 2446 e 2447 da parte di amministratori e sindaci li rende responsabili del disavanzo di gestione che si genera con la prosecuzione dell'impresa in un'ottica non liquidatoria; non potendosi escludere che nell'attività liquidatoria rientri la prosecuzione dell'impresa ai soli fini della salvaguardia dell'impresa sino alla chiusura della fase di liquidazione del suo patrimonio, come ha poi chiarito e disposto il legislatore del 2003 con la novella degli art. 2485 e ss. c.c.

Tribunale Milano sez. VIII  20 aprile 2009 n. 5221  

 

Nel caso in cui l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società trovi fondamento nella violazione del divieto di intraprendere nuove operazioni, a seguito dello scioglimento della società derivante dalla riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti previsti dall'art. 2447 c.c., non è giustificata, in mancanza di uno specifico accertamento in proposito, la liquidazione del danno in misura pari alla perdita incrementale derivante dalla prosecuzione dell'attività, poiché non tutta la perdita riscontrata dopo il verificarsi della causa di scioglimento può essere riferita alla prosecuzione dell'attività medesima, potendo in parte comunque prodursi anche in pendenza della liquidazione o durante il fallimento, per il solo fatto della svalutazione dei cespiti aziendali, in ragione del venir meno dell'efficienza produttiva e dell'operatività dell'impresa.

Cassazione civile sez. I  23 giugno 2008 n. 17033  

 

In tema di perdita al di sotto del minimo legale del capitale sociale di società per azioni, le regole dettate dagli art. 2447 e 2448, comma 1 n. 4, c.c., prevedenti - nel testo anteriore al d.lg. n. 6 del 2003 - l'automatico scioglimento della società, implicano la natura irregolare della gestione sociale nel periodo che perduri fino all'eventuale effettuazione di versamenti a definitiva ed integrale copertura. (Nella fattispecie la S.C., nel confermare la sentenza di condanna a carico dei sindaci per responsabilità solidale ex art. 2407 c.c., ha specificato che la prova del versamento, se effettivo, doveva risultare dal bilancio approvato, ex art. art. 2425 bis c.c. secondo la disciplina vigente anteriormente alla modifica apportata dall'art. 8 d.lg. 9 aprile 1991 n. 127, e dalla relazione dell'amministratore, ex art. 2429 bis c.c.).

Cassazione civile sez. I  06 settembre 2007 n. 18728  

 

 

Fallimento

La sopravvalutazione o la non corretta contabilizzazione di crediti e il conseguente occultamento di perdite, anche di entità tale da ridurre il capitale al di sotto del minimo legale, rilevate dal commissario giudiziale in relazione agli esercizi precedenti al deposito della domanda di concordato, non integrano atti di frode suscettibili di motivare la revoca dell'ammissione a concordato, bensì rilevano ai diversi fini dell'eventuale accertamento della responsabilità degli amministratori e dei sindaci per la violazione dei propri doveri.

Tribunale Cagliari  07 febbraio 2013



 
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