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Art. 2458 codice civile: Cessazione dall’ufficio di tutti i soci amministratori

In caso di cessazione dall’ufficio di tutti gli amministratori, la società si scioglie (1) se nel termine di centottanta giorni non si è provveduto alla loro sostituzione e i sostituti non hanno accettato la carica  (2).

Per questo periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione. L’amministratore provvisorio non assume la qualità di socio accomandatario.


Commento

Amministratori: [v. 2621]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Atti di ordinaria amministrazione: [v. 2386]; Socio accomandatario: [v. 2452].

 

(1) In alternativa allo scioglimento sarebbe possibile deliberare la trasformazione in un altro tipo sociale [v. 2948].

(2) È controverso se la società si sciolga nel caso in cui vengono meno i soci accomandanti, come avviene nelle società in accomandita semplice [v. 2323]. Si ritene, comunque, che la società sopravviva purché rimanga in carica un solo socio accomandatario (come accade nell’ipotesi di una società per azioni con unico azionista [v. 2362]). Peraltro, il venir meno di tutti gli accomandanti potrebbe rilevare ai sensi dell’art. 2484, n. 4, determinando l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea.

 

Si tratta di una causa di scioglimento specifica della s.a.p.a. che si aggiunge alle altre previste per le società di capitali, in generale [v. 2484] la cui ratio risiede nella impossibilità di funzionamento della società per mancanza dell’organo amministrativo.


Giurisprudenza annotata

Giurisdizione

La controversia attinente alla revoca degli amministratori della società pubblica non rientra nella giurisdizione generale di legittimità del g.a., avendo la situazione giuridica di cui si chiede la tutela natura di diritto soggettivo e non di interesse legittimo. Invero, la facoltà attribuita dall'art. 2458 c.c. (e ora dall'art. 2449 c.c.) all'Ente pubblico di revocare gli amministratori ed i sindaci da esso nominati è sostitutiva della generale competenza dell'assemblea ordinaria, trovando la propria giustificazione nella peculiarità del socio/Ente pubblico e va qualificata come estrinsecazione non di un potere pubblico, ma di una potestà di diritto privato, in quanto espressiva di una potestà attinente ad una situazione giuridica societaria, mentre ne resta esclusa qualunque sua valenza amministrativa. In definitiva, dalla configurazione dell'atto di revoca come espressione di una facoltà inerente la qualità di socio, dunque come manifestazione di una volontà essenzialmente privatistica, si desume la non appartenenza della relativa controversia alla giurisdizione generale di legittimità del g.a.

T.A.R. Latina (Lazio) sez. I  09 gennaio 2013 n. 17  

 

Deve essere devoluta al g.o. la controversia avente ad oggetto la domanda di annullamento di provvedimenti comunali di non approvazione del bilancio e conseguente revoca degli amministratori della società per azioni di cui il Comune sia socio unico, costituendo gli atti gravati espressione non di potestà amministrativa, ma dei poteri conferiti all'ente locale dagli art. 2383, 2458 e 2459 c.c. (questi ultimi due divenuti, con l'entrata in vigore della riforma del diritto societario, art. 2449 e 2450 c.c.): la posizione soggettiva degli amministratori revocati, che non svolgono, né esercitano un pubblico servizio, va configurata, dunque, in termini di diritto soggettivo, tutelabile dinanzi al g.o.

T.A.R. Latina (Lazio) sez. I  09 gennaio 2013 n. 17  

 

La facoltà attribuita all'ente pubblico dall'art. 2458 c.c. di revoca degli amministratori della società da esso partecipata è sostitutiva della generale competenza dell’assemblea ordinaria, e pertanto tale deve essere qualificata come potestà di diritto privato. Essendo la situazione soggettiva coinvolta diritto soggettivo, ne deriva l'esclusione della giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo.

Cassazione civile sez. un.  15 aprile 2005 n. 7799  

 

La società per azioni con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato solo perché il Comune ne possegga, in tutto o in parte, le azioni: il rapporto tra società ed ente locale è di assoluta autonomia, al Comune non essendo consentito incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo e sull'attività della società per azioni mediante l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario, da esercitare a mezzo dei membri di nomina comunale presenti negli organi della società. Ne consegue che rientra nella giurisdizione del g.o. la controversia avente ad oggetto la domanda di annullamento di provvedimenti comunali di non approvazione del bilancio e conseguente revoca degli amministratori di società per azioni di cui il Comune sia unico socio, costituendo gli atti impugnati espressione non di potestà amministrativa ma dei poteri conferiti al Comune dagli art. 2383, 2458 e 2459 c.c., nella specie trasfusi nello statuto della società per azioni, e quindi manifestazione di una volontà essenzialmente privatistica, cosicché la posizione soggettiva degli amministratori revocati - che non svolgono nè esercitano un pubblico servizio - è configurabile in termini di diritto soggettivo, dovendo inoltre escludersi la riconducibilità di detta controversia nel novero di quelle attribuite alla giurisdizione esclusiva del g.a. dall'art. 33 d.lg. 31 marzo 1998 n. 80 (novellato dall'art. 7 l. 21 luglio 2000 n. 205).

Cassazione civile sez. un.  15 aprile 2005 n. 7799  

 

Rientra nella giurisdizione del g.o. la controversia che ha ad oggetto la domanda di annullamento di provvedimenti comunali di non approvazione del bilancio e conseguente revoca degli amministratori di s.p.a. di cui il Comune sia socio unico, costituendo gli atti impugnati espressione non di potestà amministrativa ma dei poteri conferiti al Comune dagli art. 2383, 2458 e 2459 c.c., nella specie trasfusi nello statuto della s.p.a., cosicché la posizione soggettiva degli amministratori revocati è configurabile in termini di diritto soggettivo ed è quindi tutelabile dinanzi al g.o.

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. I  04 aprile 2002 n. 1234  

 

 

Servizi pubblici municipalizzati

L'esercizio, da parte del governo, del potere di revocare, entro sei mesi dal voto sulla fiducia al governo stesso (e, in via transitoria, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della l. 15 luglio 2002 n. 145), le nomine degli organi di vertice e dei componenti dei consigli d'amministrazione delle società controllate o partecipate dallo Stato, conferite dal governo precedente nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura, ovvero nel mese antecedente lo scioglimento anticipato di entrambe le camere, va esercitato, se rivolto nel confronti di amministratori e sindaci di società nominati dallo Stato, nel rispetto degli art. 2458 e 2459 c.c. e, dunque, di regola, senza alcun potere d'influenza da parte dell'assemblea, dovendo questa solo prendere atto dell'intervenuta revoca, salvo il rispetto delle diverse norme procedimentali contenute nelle leggi speciali o negli statuti societari.

Consiglio di Stato comm. spec.  27 febbraio 2003 n. 514  

 

 

Enti pubblici.

Le società a partecipazione pubblica sono normali s.p.a. a cui si applica la disciplina del capo V del c.c., con alcune particolarità elencate negli art. 2458-2460 c.c.; la Agip s.p.a. agisce sul mercato in concorrenza con le altre imprese del settore petrolifero o direttamente o attraverso le società controllate. Ne consegue che il servizio prestato alle dipendenze della detta società non può essere di certo equiparato a quello svolto in favore di enti pubblici.

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. III  13 agosto 2002 n. 1446  



 
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