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Art. 2467 codice civile: Finanziamenti dei soci

Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori (1) e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito.

Ai fini del precedente comma s’intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.


Commento

Soci: [v. 2465]; Dichiarazione di fallimento: [v. 2308]; Patrimonio netto: [v. 2424]; Conferimento: [v. 2464].

 

 

(1) La postergazione (posposizione nel grado) comporta che il rimborso dei finanziamenti è soddisfatto successivamente al credito degli altri creditori, a tutela delle aspettative patrimoniali di questi ultimi.

 

 

La norma è una novità assoluta della disciplina delle s.r.l. e tende a reprimere il fenomeno della sottocapitalizzazione formale (o nominale) in cui la società, solo apparentemente risulta priva di capitali, ma in realtà dispone di mezzi per esercitare l’attività d’impresa, rappresentati dai finanziamenti dei soci; tali finanziamenti sono spesso dei veri e propri conferimenti che i soci classificano come finanziamenti per esercitare, in sede di rimborso, gli stessi diritti degli altri creditori sociali, laddove, invece, il rischio della mancata restituzione del conferimento deve gravare sul socio, dopo il soddisfacimento dei terzi creditori.


Giurisprudenza annotata

Finanziamento dei soci.

In presenza dei presupposti di postergazione di cui al comma 2 dell’art.2467c.c., sia al momento di esecuzione del finanziamento sia al momento della richiesta di rimborso da parte del socio finanziatore, gli amministratori sono tenuti ad eccepire la condizione di inesigibilità del credito derivante dalla postergazione al socio richiedente il rimborso del finanziamento laddove al momento del richiesto rimborso sussistano creditori “ordinari” (vale a dire creditori non soci, soggetti allo stesso vincolo) titolari di crediti scaduti e non soddisfatti o comunque non ancora scaduti.

Tribunale Milano  14 marzo 2014 n. 3621  

 

Il presupposto della postergazione ex art.2467 c.c. è, come si legge nella motivazione, il ricorrere di “una fase in cui la società, in relazione all’attività in concreto esercitata, abbia la necessità delle risorse messe a disposizione dai soci (finanziatori) e non sia in grado di rimborsali”, onde con l’art.2467 c.c. “è stato introdotto, per le imprese che siano entrate o stiano per entrare in una situazione di crisi, un principio di corretto finanziamento la cui violazione comporta una riqualificazione imperativa del „prestito in „prestito postergato (rispetto alla soddisfazione degli altri creditori)”.

Tribunale Milano  14 marzo 2014 n. 3621  

 

La condizione di inesigibilità del credito ex art.2467 c.c. può essere eccepita dagli amministratori nei confronti del socio finanziatore solo laddove il finanziamento sia stato disposto e il rimborso richiesto in presenza di una situazione di specifica crisi della società, di per sé comportante proprio la conseguenza - in termini di posizione dei soci finanziatori - che la disciplina normativa pare mirata ad evitare, vale a dire la conseguenza che i soci - non conferendo capitale ma assumendo la veste di creditori vengano a traslare il rischio di impresa sugli altri creditori, così proseguendo l’attività sociale in danno di questi ultimi, che, “normalmente” in una tale situazione non sarebbero disponibili ad erogare finanziamenti.

Tribunale Milano  14 marzo 2014 n. 3621

 

La condizione di inesigibilità del credito ex art. 2467 c.c. va eccepita al socio finanziatore solo laddove il finanziamento sia stato erogato, e il rimborso richiesto, in presenza di una situazione di specifica crisi della società, che impone, da un lato, che il finanziatore (socio) resti assoggettato all’inesigibilità, prescritta dalla norma, destinata ad evitare che il rischio di impresa sia trasferito in capo agli altri creditori, e che l’attività sociale prosegua in danno di questi ultimi.

Tribunale Milano  15 gennaio 2014

 

La postergazione è opponibile al socio nel caso in cui il rimborso sia richiesto a società in liquidazione, con esclusione dei casi di liquidazione in bonis, quando cioè la società, liquidando il suo patrimonio, è in grado di soddisfare tutti i suoi creditori, compresi i soci finanziatori.

Tribunale Milano sez. VIII  02 luglio 2013

 

La sussistenza dei presupposti della postergazione indicati al comma 2 dell'art. 2467 c.c. non va valutata al momento in cui il socio è effettivamente divenuto creditore della società a seguito del pagamento del debito sociale verso il terzo finanziatore bensì al momento in cui, prestando la garanzia, ha consentito che il terzo erogasse il finanziamento alla società

Tribunale Milano sez. VIII  02 luglio 2013

 

 

Ipoteca

L’art. 2467 c.c. prevede che il credito dei soci derivante dai finanziamenti effettuati sia postergato rispetto agli altri crediti, quando tali finanziamenti siano stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risultava “un eccessivo squilibrio rispetto al patrimonio netto, oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”. La norma ha lo scopo di evitare società sottocapitalizzate che operano con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito da parte dei soci e che il rischio correlato alla gestione di un’impresa priva di mezzi propri sia scaricato sui creditori. In ogni caso, la regola della postergazione enunciata dall’art. 2467 c.c. non costituisce una norma di carattere eccezionale ma l’espressione di un principio generale posto a presidio del corretto finanziamento della società finanziata; essa è pertanto applicabile anche ai finanziamenti effettuati a favore di spa a base azionaria ristretta da parte di azionisti partecipi dell’attività economica e coinvolti nella gestione, assimilabili come tali ai soci della srl.

Tribunale Prato sez. fallimentare  13 giugno 2013

 

 

Conferimenti

Nell’ambito dei finanziamenti dei soci a favore della società, occorre distinguere tra i versamenti “in conto capitale” e l’erogazione di credito, i quali si diversificano sotto il profilo causale. Infatti, le erogazioni del credito sono assimilabili al mutuo (con o senza interessi) e, quindi, sono liberamente rimborsabili durante la vita della società (con i vincoli di postergazione ex art. 2467 c.c.), mentre i versamenti in conto capitale, che hanno una causa sostanzialmente assimilabile al capitale di rischio, non danno luogo a crediti esigibili nel corso della vita della società ma possono essere restituiti ai soci solo con il bilancio di liquidazione. Pertanto, per stabilire se ricorre una o l’altra ipotesi, occorre aver riguardo alla volontà negoziale delle parti e può rilevare, in tal senso, la denominazione adoperata nel verbale di deliberazione assemblare del bilancio della società, in cui i versamenti in conto capitale dovrebbero essere iscritti tra le riserve, mentre i versamenti a titolo di mutuo vanno iscritti tra i debiti.

Tribunale Salerno sez. I  29 gennaio 2013 n. 263  

 

Gli artt. 2467 e 2497 quinquies c.c., nel testo stabilito dal decreto n. 6 del 2003, postergando in casi determinati il rimborso dei crediti dei soci della società, hanno introdotto una nuova disciplina di diritto sostanziale, applicabile in sede di liquidazione della società, ma incidente sugli effetti giuridici del negozio di finanziamento e, in mancanza di una diversa disciplina che abbia regolato la loro efficacia nel tempo in deroga all'art. 11 disp. prel. al c.c., non si applicano ai crediti dei soci nei confronti della società sorti anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto n. 6 del 2003.

Cassazione civile sez. I  13 luglio 2012 n. 12003  

 

L'erogazione di somme, che a vario titolo i soci effettuano alle società da loro partecipate, può avvenire a titolo di mutuo, con il conseguente obbligo per la società di restituire la somma ricevuta ad una determinata scadenza, oppure di versamento destinato ad essere iscritto non tra i debiti, ma a confluire in apposita riserva "in conto capitale", o altre simili denominazioni, il quale dunque non dà luogo ad un credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell'eventuale attivo del bilancio di liquidazione, ed è più simile al capitale di rischio che a quello di credito, connotandosi proprio per la postergazione della sua restituzione al soddisfacimento dei creditori sociali e per la posizione del socio quale "residual claimant". La qualificazione, nell'uno o nell'altro senso, dipende dall'esame della volontà negoziale delle parti, dovendo trarsi la relativa prova, di cui è onerato il socio attore in restituzione, non tanto dalla denominazione dell'erogazione contenuta nelle scritture contabili della società, quanto dal modo in cui il rapporto è stato attuato in concreto, dalle finalità pratiche cui esso appare essere diretto e dagli interessi che vi sono sottesi. (Nella specie, la C.S. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, dopo avere riferito la circostanza secondo cui l'accordo di finanziamento, intervenuto fra i soci, prevedeva il rimborso solo dopo il ripianamento dei debiti e la messa in liquidazione della società, aveva poi qualificato i versamenti come erogazione di capitale di credito, anziché di rischio, senza considerare inoltre come fosse del tutto irrilevante l'eventuale preferenza di un socio rispetto al rimborso di altri analoghi versamenti operati da altri soci).

Cassazione civile sez. I  23 febbraio 2012 n. 2758  



 
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