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Art. 2469 codice civile: Trasferimento delle partecipazioni

Le partecipazioni sono liberamente trasferibili per atto tra vivi (1) e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo (2).

Qualora l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte (3), il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473 (4). In tali casi l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.


Commento

Successione a causa di morte: [v. Libro II, Titolo I]; Atto costitutivo: [v. 2295]; Diritto di recesso: [v. 2285].

 

 

(1) Si intende sia un atto a titolo oneroso (compravendita) sia un atto a titolo gratuito (donazione). Una particolare modalità di trasferimento della partecipazione è data dal patto di famiglia [v. 768bis].

(2) I limiti al trasferimento della quota possono essere di varia natura e manifestarsi come riconoscimento di una prelazione — preferenza dei soci o di determinate persone, a parità di condizioni — oppure come necessità che gli organi sociali, i soci o i terzi esprimano il loro consenso (gradimento o placet) al trasferimento. Nel caso delle s.r.l. la clausola di gradimento può essere inserita nell’atto costitutivo anche nella forma del mero gradimento, senza prevedere limiti o condizioni e senza necessità di motivazione del mancato consenso. Tale clausola costituisce un vero e proprio sbarramento all’ingresso di un soggetto non gradito; d’altra parte, il socio che voglia trasferire la quota è esposto all’arbitrio dell’organo che deve esprimere il gradimento. Sembrerebbe, pertanto, corretto ritenere che, pur con l’ampiezza prevista dalla norma in commento, non sia legittimo il rifiuto espresso al solo scopo di recare danno o per regioni oggettivamente inesistenti.

(3) Quando l’atto costitutivo preveda l’esclusione del trasferimento della partecipazione nel caso di morte del socio, il rapporto, di cui il socio deceduto era titolare, si scioglie: si tratta delle cd. clausole di consolidazione o di accrescimento che permettono il trasferimento ai soli soci superstiti, lasciando invariata la compagine sociale; gli eredi avranno diritto alla liquidazione del valore della quota ma non potranno pretendere di succedere al defunto nella posizione di soci.

(4) Resta salva la facoltà di recesso che è inderogabile, in ossequio al principio sancito dalla legge-delega secondo cui sono nulle le clausole di intrasferibilità non collegate alla possibilità di esercizio del recesso. L’atto costitutivo non può, dunque, escludere tale diritto, ma può subordinare il suo esercizio a limiti temporali ed impedire così comportamenti che pregiudichino l’interesse delle altre parti del rapporto societario.

 

 

Pur riconoscendo, in linea di principio la trasferibilità della quota, prevede che la società possa limitare, o addirittura escludere, il trasferimento della partecipazione. La ratio della norma è ispirata dalla necessità di attribuire rilevanza alla persona del socio e di limitare l’ingresso di nuovi soci per consolidare la compagine sociale e garantire continuità alla propria struttura organizzativa.


Giurisprudenza annotata

Trasferimento delle partecipazioni

Forma scritta "ad probationem"

Il contratto di trasferimento di quote di partecipazione in una società a responsabilità limitata, indipendentemente dall'eventuale esistenza di immobili nel patrimonio di questa, non richiede né ad substantiam né ad probationem la forma scritta, la quale non è necessaria per la validità ed efficacia della cessione tra le parti, bensì soltanto per la sua opponibilità alla società stessa.

Cassazione civile sez. II  16 dicembre 2010 n. 25468  

 

Inadempimento del venditore

Nel contratto di cessione di quote di una società a responsabilità limitata, costituisce inadempimento del venditore - che il giudice di merito è tenuto a valutare ai fini dell'esistenza delle condizioni di cui agli artt. 1455 e 1460 cod. civ. - la falsa dichiarazione in ordine all'attivazione della procedura di offerta di acquisto di quote in prelazione ai soci, in quanto l'acquirente delle quote, se consapevole dell'elusione di tale procedura, è concorrente nella violazione e risponde, in solido con il venditore, all'azione risarcitoria promossa dai titolari della prelazione pretermessi.

Cassazione civile sez. II  16 dicembre 2010 n. 25468  

 

Domanda giudiziale di annullamento del contratto: effetti

Mentre la domanda giudiziale è atto che vale a spiegare efficacia interruttiva della prescrizione rispetto a qualsiasi diritto soggetto ad estinguersi per l'inerzia del titolare, la costituzione in mora del debitore può avere tale efficacia limitatamente ai diritti cui corrisponde un obbligo di prestazione della controparte e non anche rispetto ai diritti potestativi, quali sono quelli miranti alla pronuncia di inefficacia, di annullamento o di risoluzione di un atto ai quali corrisponde nella controparte una posizione di mera soggezione all'iniziativa altrui. Ne consegue che per l'azione di annullamento del contratto di vendita (nella specie, di cessione di quote di società a responsabilità limitata) la domanda giudiziale costituisce l'unico strumento per realizzare l'interesse protetto dall'ordinamento, restando irrilevante ogni atto stragiudiziale di costituzione in mora ai sensi dell'art. 2493 cod.civ.

Cassazione civile sez. II 16 dicembre 2010 n. 25468  

 

In tema di società di capitali, l'acquisto di quote sociali effettuato in violazione del patto di prelazione statutariamente previsto in favore dei soci determina l'inefficacia, peraltro nella sola misura in cui si realizzi un'alterazione nella proporzione fra le rispettive quote, del relativo trasferimento nei confronti degli altri soci e della società, ma non anche la nullità del negozio traslativo tra il socio alienante ed il terzo acquirente.

Cassazione civile Sezione I 8 aprile 2015 n. 7003

 

Clausola di prelazione

La clausola di prelazione prevista dallo statuto di una società a responsabilità limitata è dettata nell'interesse dei soci che intendono garantirsi contro il rischio di mutamento della compagine sociale; peraltro, in caso di retrocessione di quote oggetto di intestazione fiduciaria non vi è, dal punto di vista sostanziale, mutamento nelle persone dei soci, operando il fiduciante nell'interesse e secondo le istruzioni del mandante; pertanto, il fiduciante, che sia titolare di proprie quote, non può invocare il diritto di prelazione, in quanto il trasferimento delle quote al mandante fa parte del "pactum fiduciae".

Cassazione civile Sez. I 2 maggio 2007 n. 10121

La clausola di uno statuto di una società a responsabilità limitata che, in caso di morte di un socio, preveda il diritto degli altri soci di acquisire la quota del defunto versando agli eredi il relativo controvalore, da determinarsi secondo criteri stabiliti dalla stessa clausola, non viola il divieto dei patti successori, posto dall'art. 458 cod.civ. - norma che, costituendo un'eccezione alla regola dell'autonomia negoziale, non può essere estesa a rapporti che non integrano la fattispecie tipizzata in tutti i suoi elementi - e neppure costituisce una frode al divieto dei patti medesimi, in quanto essa non ricollega direttamente alla morte del socio l'attribuzione ai soci superstiti della quota di partecipazione del defunto, ma consente che questa entri inizialmente nel patrimonio degli eredi, pur se connotata da un limite di trasferibilità, dipendente dalla facoltà degli altri soci di acquisirla esercitando il diritto di opzione loro concesso dallo statuto sociale, e dunque è volta solo ad accrescere lecitamente il peso dell'elemento personale, rispetto a quello capitalistico, nella struttura dell'ente collettivo.

Cassazione civile Sez. I 12 febbrai 2010 n. 3345

 

La quota di partecipazione di una società a responsabilità limitata è soggetta a trasferimenti, pignoramenti e sequestri nei confronti del socio che ne è il titolare, e non della società che, con riferimento a tali eventi, è terza; ne consegue la piena pignorabilità della quota del socio di s.r.l. - debitore, da parte del creditore di quest'ultimo, anche se vi è stato il fallimento della società, non trovando applicazione l'art. 51 l. fall., in quanto nella specie la società non è la debitrice esecutata, ma soltanto la terza pignorata.

Cassazione civile sez. III  21 ottobre 2009 n. 22361  

 

In una società a responsabilità limitata di piccole dimensioni, caratterizzata dall'"intuitus personae", i soci, persone fisiche, possono cedere liberamente le proprie quote a soggetti legati da stretti vincoli parentali e non a società senza il rispetto del diritto di prelazione spettante agli altri soci.

Tribunale Bologna  18 giugno 2010

 

Per l'iscrizione nel registro delle imprese, il deposito dell'atto di trasferimento della quota di partecipazione ad una società a responsabilità limitata, nella forma della scrittura privata autenticata, produce non solo gli effetti di cui all' art. 2193 c.c., ma costituisce anche il presupposto necessario della successiva iscrizione nel libro soci, e quindi è rilevante, ferma restando la piena validità ed efficacia "inter partes", sia per l'opponibilità nei confronti dei terzi, sia per l'efficacia nei confronti della società, inserendosi pienamente nel relativo procedimento.

Tribunale Ferrara  09 maggio 2005



 
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