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Art. 2475-bis codice civile: Rappresentanza della società

Gli amministratori hanno la rappresentanza generale della società.

Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dall’atto costitutivo o dall’atto di nomina, anche se pubblicate, non sono opponibili ai terzi, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società (1).

 



Commento

Amministratori: [v. 2621]; Rappresentanza: [v. Libro IV, Titolo II, Capo VI]; Opponibilità ai terzi: [v. 1000].

 

 

(1) Resta ferma la possibilità che l’atto costitutivo o l’atto di nomina prevedano delle limitazioni ai poteri degli amministratori. Tali limitazioni, anche se pubblicate, non sono opponibili ai terzi a meno che non si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società.


Giurisprudenza annotata

Holding, obbligazioni nei confronti di terzi

L'atto di assunzione delle partecipazioni in società di persone ha natura di atto gestorio, in quanto tale riservato alla esclusiva competenza degli amministratori; da tale qualificazione discende che lo stesso è idoneo ad obbligare la società nei confronti dei terzi, anche nell'ipotesi di carenza della delibera assembleare, in quanto il difetto di autorizzazione dei soci ha una rilevanza meramente interna alla dinamica sociale, determinando esclusivamente la responsabilità dell'organo amministrativo nei confronti della società.

Tribunale Brindisi  07 gennaio 2013

 

 

Fallimento

La figura dell'amministratore di fatto di una società, assumendo rilievo soltanto ai fini di un'eventuale responsabilità per gli atti di gestione da lui compiuti, non incide sulla necessaria individuazione del rappresentante legale quale soggetto cui è formalmente affidata l'amministrazione della medesima società, ai fini della rappresentanza della società stessa nella procedura concorsuale cui sia assoggettata.

Cassazione civile sez. I  13 dicembre 2012 n. 22957  

 

Deve essere dichiarato fallito in estensione, ex art. 147 l. fall., il socio unico quotista di una s.r.l. dichiarata fallita che non abbia fatto iscrivere presso il registro delle imprese la dichiarazione di cui all'art. 2475 bis c.c., giacché in tale ipotesi si verifica il presupposto necessario e sufficiente ai fini dell'operatività della indicata norma della l. fall., costituito dall'esistenza di un socio illimitatamente responsabile, non operando l'art. 147 l. fall., alcuna distinzione, al fine della dichiarazione di fallimento "in estensione" dei soci illimitatamente responsabili, in ordine alla tipologia legale della società sottoposta a fallimento.

Tribunale Tivoli  19 marzo 2003

 

 

Potere di rappresentanza

L'art. 2475 bis c.c. attribuisce agli amministratori di s.r.l. il potere di rappresentanza generale della società e stabilisce che ai terzi non sono opponibili le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dall'atto costitutivo o dall'atto di nomina, anche se pubblicate, salvo che si provi che i terzi hanno intenzionalmente agito a danno della società. Gli atti eccedenti i limiti dell'oggetto sociale posti in essere dall'amministratore rimangono quindi, di regola, validi anche se si provi la malafede del terzo (cioè che questi fosse a conoscenza delle limitazioni stabilite dallo statuto) con l'unica eccezione dell' "exceptio doli". Dal campo di operatività della norma testé esaminata esulano, tuttavia, le ipotesi in cui l'amministratore abbia agito con abuso di rappresentanza, cioè con superamento dei limiti legali (non convenzionali) del potere di rappresentanza, rimanendo questi comunque opponibili ai terzi. Tra tali ipotesi rientrano certamente gli atti che comportano una rilevante modifica dell'oggetto sociale quali, ad esempio, la cessione dell'azienda costituente la sola attività dell'impresa sociale non accompagnata dal contestuale riacquisto di altra azienda con la quale continuare l'attività d'impresa in precedenza esercitata.

Tribunale Roma sez. III  28 aprile 2011

 

Il presidente del consiglio di amministrazione di una s.r.l. privo dei poteri di rappresentanza, che abbia contrattato in nome della società ingenerando il convincimento che gli altri amministratori avrebbero ratificato l'atto, è responsabile in proprio del danno sofferto dal terzo per aver confidato nell'efficacia del contratto.

Tribunale Cagliari  18 settembre 2009

 

L'art. 2497 c.c., così come modificato dal d.lg. 3 marzo 1993 n. 88, in attuazione della XII direttiva comunitaria in materia di società, prevede e disciplina la concessione del beneficio della responsabilità limitata nel caso specifico di s.r.l. con unico socio, subordinandola al rispetto di rigorose condizioni, tra cui l'adozione del regime di pubblicità previsto dall'art. 2475 bis c.c. Il mancato rispetto anche di una soltanto di tali condizioni fa sorgere in capo all'unico quotista una responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui egli ha assunto tale veste.

Tribunale Milano  25 ottobre 1995

 

La nozione di appartenenza delle quote ad un unico socio, cui si riferisce l'art. 2497 comma 2 c.c., ricomprende non solo le situazioni in cui l'unipersonalità della società risulti in modo palese e manifesto, ma ogni altra situazione nella quale, nonostante l'apparente pluralità dei soci, la titolarità dell'intero capitale sociale sia riconducibile ad un solo centro di interessi: e quindi sia il caso in cui gli altri soci operino come meri prestanome dell'unico titolare, sia l'ipotesi d'intestazione fiduciaria a terzi di quote facenti capo ad un unico soggetto al quale resti attribuito il potere di impartire istruzioni al fiduciario nell'esercizio dei poteri scaturenti dalla partecipazione sociale. L'art. 2497 comma 2 c.c., nel testo risultante dopo la modifica apportata dal d.l. 3 marzo 1993 n. 88, subordina la concessione del beneficio della responsabilità limitata, nel caso di s.r.l. le cui quote appartengano ad un unico socio, al rispetto di rigorose condizioni, tra le quali l'adozione della pubblicità prevista dall'art. 2475 bis, in difetto delle quali riprende vigore il principio generale della responsabilità illimitata previsto dall'art. 274 dello stesso codice.

Tribunale Milano  19 ottobre 1995



 
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