Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2476 codice civile: Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società (1). Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso (2).

I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione (3).

L’azione di responsabilità contro gli amministratori e’ promossa da ciascun socio (4), il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società (5), che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione (6).

In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della società (7), purché vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purché non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.

Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori (8).

Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi (9).

L’approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale (10).


			  
					
						

Commento

Responsabilità solidale: [v. 1292]; Atto costitutivo: [v. 2295]; Colpa: [v. 1229]; Soci: [v. 2465]; Provvedimento cautelare: [v. 2212]; Cauzione: [v. 1319]; Diritto di regresso: [v. 1910]; Attori: [v. 2697]; Rinuncia: [v. 2937]; Transazione: [v. 1965]; Capitale sociale: [v. 2250]; Risarcimento dei danni: [v. 2395]; (Atti) dolosi: [v. 2043]; (Atti) colposi: [v. 2043]; Bilancio: [v. 2478bis]; Sindaci: [v. 2621].

Azione di responsabilità: azione esercitata contro gli amministratori per i danni derivanti alla società dagli atti da loro compiuti; legittimato all’azione è il singolo socio.

 

 

(1) Il testo della norma, così come riformulato, non contiene alcun richiamo alla diligenza del mandatario [v. 1710]. La modifica consente di superare il dubbio circa la possibilità di qualificare gli amministratori di società come mandatari (considerato, tra l’altro, che l’amministratore si pone in un rapporto di immedesimazione con la società). In mancanza di un rinvio alle s.p.a. e di qualunque riferimento alla diligenza, è ipotizzabile l’applicazione della disciplina prevista per l’esercizio di attività professionale [v. 1176, c. 2]. Si sottolinea che, mentre l’art. 1176 c. 2 valuta la diligenza solo con riguardo alla natura dell’attività esercitata, l’art. 2392 considera anche le specifiche competenze dell’amministratore: tale osservazione porterebbe alla conclusione secondo cui l’operato dell’amministratore di s.p.a. viene valutato con maggiore severità trattandosi di uno specialista della professione.

Il comportamento illecito può derivare da: inosservanza di norme di legge (come mancata tenuta della contabilità); inosservanza della buona fede, correttezza e diligenza propri dei gestori di patrimoni altrui; violazione delle disposizioni dell’atto costitutivo o di delibere assembleari. La responsabilità può sussistere anche in forma di omessa vigilanza sull’andamento della gestione o di omesso impedimento di atti pregiudizievoli per la società di cui l’amministratore sia, eventualmente, a conoscenza. Nella norma non vi è riferimento alla responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali; si ritiene applicabile per analogia l’art. 2394, relativo alle s.p.a. in quanto, diversamente, l’articolo sarebbe incostituzionale per la disparità di trattamento dei creditori, in relazione al tipo di società.

(2) L’esonero da responsabilità richiede che l’amministratore dimostri di essere esente da colpa e abbia fatto constare il proprio dissenso. Le due condizioni sono richieste congiuntamente; solo nel caso in cui l’amministratore non sia a conoscenza dell’atto ricorrerà la sola condizione dell’assenza da colpa. Nel precedente art. 2487, per il rinvio all’art. 2392, ante riforma, era richiesta anche l’immediata comunicazione per iscritto al presidente del collegio sindacale: l’art. 2476 in commento non contiene questa disposizione.

(3) Il comma 2 riproduce in parte il precedente art. 2489 conferendo al socio due particolari prerogative: il cd. diritto di informazione e il cd. diritto di ispezione o consultazione dei documenti contabili [v. 2478], compreso il diritto di estrarne copia. Nel precedente disciplina tali diritti erano subordinati alla mancanza del collegio sindacale.

(4) Si ritiene che anche la società possa agire per l’esperimento dell’azione di responsabilità, essendo titolare del diritto al risarcimento. Si ritiene, inoltre, che sia possibile la deliberazione assembleare sulla responsabilità degli amministratori prevista prima della Riforma delle società dall’art. 2487, per il rinvio al precedente art. 2393. Tra i soggetti legittimati all’azione vi è anche il curatore della s.r.l. che sia fallita.

(5) Le gravi irregolarità nella gestione si concretizzano in atti di amministrazione lesivi del patrimonio sociale, anche solo potenzialmente, e comunque tali da comportare un danno apprezzabile nei confronti della società.

(6) L’azione di responsabilità realizza gli effetti del controllo giudiziario sulla gestione disciplinato dall’art. 2409 per le s.p.a. La norma non prevede termini per l’esercizio dell’azione e si è ritenuto che possa applicarsi, in assenza di specifica disciplina, l’art. 2393, c. 4, dettato per le s.p.a.; tuttavia la Cassazione ha ribadito che il procedimento previsto dall’art. 2409 per il controllo giudiziario della s.p.a. non è applicabile alla s.r.l..

(7) All’azione di responsabilità di cui ai commi precedenti si affianca un potere di disposizione dell’azione riconosciuto alla società stessa (ma non ai soci, come previsto nell’art. 2393bis, c. 6), sulla base di maggioranze particolarmente qualificate.

(8) Il comma riprende i contenuti dell’art. 2395 (a cui rinviava il precedente art. 2487) che disciplina l’azione individuale del socio e del terzo nelle s.p.a.

(9) La norma certamente non è di facile applicazione concreta essendo sostanzialmente rimessa all’interprete l’individuazione, con riferimento alle specifiche circostanze del caso concreto, delle caratteristiche che il comportamento del socio dovrà assumere. In particolare non è chiaro il significato che deve assumere l’avverbio intenzionalmente in quanto la decisione o autorizzazione non possono che essere «intenzionali» e, quindi, volute. È dunque possibile che il legislatore abbia voluto riferirsi al cd. dolo intenzionale e specifico inteso come volontarietà dell’atto e volontarietà del danno.

(10) Il comma riprende i contenuti dell’art. 2934, richiamato dal precedente art. 2487: l’approvazione del bilancio non ha valore di ratifica dell’operato degli amministratori o dei sindaci che hanno agito in danno della società; resta ferma, pertanto, la responsabilità di tali soggetti e la possibilità di agire nei loro confronti.

 

 

 

Giurisprudenza annotata

Società

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 2409 e 2476 c.c., censurati, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui non consentono il ricorso alla procedura del controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. alle società a responsabilità limitata con finalità diverse dalle attività sportive o a esse correlate. La prospettazione del quadro normativo operata dal giudice rimettente appare, per più versi, erronea e insufficiente, con la conseguenza di rendere la questione, per come proposta, non pertinente all'oggetto del decidere e allo stesso obiettivo perseguito dal provvedimento di rimessione, incidendo in maniera decisiva sulla motivazione esibita per asseverare l'impossibilità di una interpretazione “secundum constitutionem” della disciplina denunciata oltre che la rilevanza della questione proposta. Infatti, il rinvio alle disposizioni sulle società per azioni contenuto nell'art. 2477, comma 5, c.c. non è venuto meno nella formulazione introdotta dall'art. 14, comma 13, l. n. 183 del 2011, mentre con il d.l. n. 5 del 2012, conv. dalla l. n. 35 del 2012, entrato in vigore antecedentemente al deposito dell'ordinanza di rimessione, ma da questa totalmente ignorato, il citato art. 2477 ha subìto una significativa modifica, essendo ora previsto al quinto comma, che “Nel caso di nomina di un organo di controllo, anche monocratico, si applicano le disposizioni sul collegio sindacale previste per le società per azioni” (sent. n. 481 del 2005).

Corte Costituzionale  07 maggio 2014 n. 116  

 

L’art. 2476 comma 3 c.c. richiede - perché sia adottato su richiesta anche del singolo socio un provvedimento cautelare di revoca dell’amministratore - che questi si sia reso responsabile di gravi irregolarità nella gestione (fumus boni iuris) e che l’attualità o la permanenza di tali comportamenti determini il rischio di un pregiudizio imminente ed irreparabile per l’interesse sociale (“periculum” in mora).

Tribunale Milano sez. VIII  14 gennaio 2014

 

L’art. 2476 c.c., dopo aver stabilito che “i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione”, prevede che l’azione di responsabilità contro gli amministratori di una società a responsabilità limitata può essere promossa, in nome proprio, da “ciascun socio” (quale che sia la sua partecipazione al capitale sociale), evidentemente, per conto, e cioè nell’interesse esclusivo, della società.

Tribunale Napoli  12 novembre 2013

 

In riferimento al diritto agli utili, essendo questi parte del patrimonio sociale fin quando l’assemblea, eventualmente, non ne disponga la distribuzione in favore dei soci, la loro sottrazione indebita ad opera dell’amministratore lede il patrimonio sociale (Nella specie, il Trib. ha accolto la domanda risarcitoria, dichiarando la evidente responsabilità del convenuto ex art. 2476 comma 1 c.c., prima come componente del c.d.a. della Società e poi come amministratore unico, per avere effettuato e consapevolmente consentito che altri consiglieri di amministrazione effettuassero prelievi prima imputati a varie causali e poi imputati a distribuzione di utili, in violazione dell’art. 2479 comma 2 lett. b) c.c., che prevede al riguardo l’inderogabile competenza dei soci).

Tribunale Milano  16 ottobre 2013 n. 12827  

 

La norma di cui all’art. 2476 c.c. contempla il diritto di accesso ai documenti dei soci estranei all’amministrazione senza limiti di alcun genere e senza alcun vincolo di strumentalità ad atti da compiere o delibere da adottare.

Tribunale Torino  15 ottobre 2013

 

L'art. 2476, comma 7, c.c. prevede la possibile corresponsabilità con gli amministratori dei soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi. Tale norma trova la sua "ratio" nel fatto che il socio può assumere una posizione, finanche prevalentemente, rispetto a quella degli amministratori e costituisce anche un rimedio per una situazione di fatto in cui il socio si ingerisce nelle scelte regionali della società.

Tribunale Torino sez. I  20 aprile 2012

 

È nullo, in quanto contrario all'ordine pubblico economico, l'atto di compravendita delle quote di una società a responsabilità limitata concluso nonostante il regime di inalienabilità sancito dall'art. 2476 c.c. (il quale, nel testo anteriore alla riforma societaria, richiamava l'art. 2343 c.c.), per i casi in cui sia mancata la necessaria valutazione di congruità del conferimento da parte dell'organo amministrativo. Tale divieto, infatti, si fonda sull'esigenza di tutelare la società, garantendo l'effettività del capitale sociale, e, nel contempo, i terzi acquirenti delle partecipazioni sociali, operando a presidio dell'interesse generale e pubblico a che la circolazione delle medesime si attui secondo il regime della certezza del valore ad esse attribuito, a tutela dell'affidamento e non essendo il terzo legittimato ad accedere all'esame degli atti interni della società. Trattandosi di norma inderogabile, né lo statuto, né l'assemblea possono derogare al divieto e permettere la libera circolazione delle partecipazioni prima che il procedimento di verifica sia positivamente concluso, mentre la nullità della compravendita può essere dedotta da qualsiasi interessato e rilevata d'ufficio, anche in difetto di specifica domanda del terzo acquirente, sussistendo l'interesse dell'ordinamento a rimuovere l'atto per le turbative che la sua conservazione può creare nel sistema della circolazione delle partecipazioni sociali.

Cassazione civile sez. I  29 dicembre 2011 n. 30020  

 

Qualora sorgesse contrasto tra due soci al 50% di s.r.l., circa il diniego asseritamente posto al non amministratore di consultare le scritture ed i documenti sull'amministrazione della società, la norma cui riferire l'azione è l'art. 2476, comma 2, c.c., non l'art. 2484, n. 2 e 3, c.c., che, invece, afferisce alla paralisi dell'organo sociale ed estinzione dell'ente.

Tribunale Milano sez. VIII  21 dicembre 2011 n. 8327  



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