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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2479 codice civile: Decisioni dei soci

I soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dall’atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione.

In ogni caso sono riservate alla competenza dei soci (1):

1) l’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;

2) la nomina, se prevista nell’atto costitutivo, degli amministratori;

3) la nomina nei casi previsti dall’articolo 2477 dei sindaci e del presidente del collegio sindacale o del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti (2);

4) le modificazioni dell’atto costitutivo;

5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

L’atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso dai documenti sottoscritti dai soci devono risultare con chiarezza l’argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa (3).

Qualora nell’atto costitutivo non vi sia la previsione di cui al terzo comma e comunque con riferimento alle materie indicate nei numeri 4) e 5) del secondo comma del presente articolo nonché nel caso previsto dal quarto comma dell’articolo 2482-bis oppure quando lo richiedono uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale, le decisioni dei soci debbono essere adottate mediante deliberazione assembleare ai sensi dell’articolo 2479-bis (4).

Ogni socio ha diritto di partecipare alle decisioni previste dal presente articolo ed il suo voto vale in misura proporzionale alla sua partecipazione (5).

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale (6).


Commento

Soci: [v. 2465]; Atto costitutivo: [v. 2295]; Amministratori: [v. 2621]; Capitale sociale: [v. 2250]; Bilancio: [v. 2478bis]; Utili: [v. 2247]; Sindaci: [v. 2621]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Oggetto sociale: [v. 2253]; Consultazione scritta: [v. 2475]; Consenso espresso per iscritto: [v. 2475]; (Quota di) partecipazione: [v. 2468].

Maggioranza: regola per l’assunzione delle decisioni, generalmente adottata in tutte le strutture democratiche assembleari (a cui partecipa una pluralità di persone). In base al principio maggioritario prevale sempre la volontà della (—) dei partecipanti.

 

 

(1) In coerenza con la struttura personalistica della s.r.l. il principio fondamentale è che spetta all’atto costitutivo distribuire le competenze tra soci ed amministratori; è previsto però che alcune materie, data la loro particolare rilevanza, non possano essere sottratte alla competenza dei soci, così come, parallelamente, l’art. 2475, c. 5, riserva specifiche materie alla competenza esclusiva degli amministratori. Di converso, su espressa richiesta degli amministratori o di un numero qualificato dei soci, qualsiasi materia può essere sottoposta alla valutazione dei soci stessi.

(2) Il precedente riferimento al revisore è stato sostituito da quello al soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti.

(3) Il metodo assembleare [v. 2479bis] non rappresenta, l’unica modalità di decisione consentita, in quanto sono state introdotte le due modalità della consultazione scritta e del consenso espresso per iscritto, previste anche per le decisioni del consiglio di amministrazione [v. 2475, c. 4]. Anche con riferimento alle ipotesi di competenza inderogabile dei soci, è rimessa all’autonomia contrattuale, con le eccezioni previste dal comma 4, la scelta fra le diverse tecniche con le quali la deliberazione deve essere assunta; l’unico limite in proposito, inderogabile per evidenti ragioni di certezza, è rappresentato dall’esigenza che siffatte decisioni risultino da atto scritto e che l’argomento oggetto della decisione sia indicato con chiarezza.

(4) Il comma disciplina i casi in cui è obbligatorio il ricorso al metodo assembleare [v. 2479bis]. Oltre che, come ovvio, nel caso in cui l’atto costitutivo non disponga diversamente, le altre ipotesi sono riconducibili a particolari materie oppure a specifica richiesta del metodo assembleare da parte degli organi sociali. Nei casi di materie particolari si osserva che, in precedenza, la loro trattazione era riservata all’assemblea straordinaria che ora risulta abolita.

(5) La titolarità della quota attribuisce al socio il diritto di partecipare decisioni indipendentemente dal metodo (assembleare o di consultazione scritta) utilizzato per l’adozione delle stesse. Ulteriormente spetta al socio il diritto di voto che viene valutato in misura proporzionale alla quota di partecipazione (la cui entità è, di regola, determinata in proporzione al conferimento [v. 2468 c. 2]): si tratta, secondo taluni interpreti, di una regola dispositiva e, quindi, derogabile dall’atto costitutivo, pur in mancanza di una di una norma che espressamente lo preveda (come, ad. es., per le start-up innovative costituite in forma di s.r.l. [v. art. 2463] dove è stabilito dalla legge che l’atto costitutivo possa creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione ovvero limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative, anche in deroga alle disposizioni dell’art. 2479 c. 5 (l’atto costitutivo può altresì prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479bis). Quanto alla partecipazione all’assemblea, la verifica della legittimazione degli intervenuti spetta unicamente agli amministratori, come affermato dalla giurisprudenza.

(6) Il legislatore della riforma ha riformulato il computo della maggioranza richiedendo, il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale; resta salva la possibilità di disporre diversamente nell’atto costitutivo.

Tale modifica interessa le decisioni dei soci in cui non si utilizza il metodo assembleare, per il quale le maggioranze sono disciplinate dall’art. 2479bis.

 

 

La norma in esame riserva uno spazio ampio all’autonomia in quanto, come per l’amministrazione della società [v. 2475] rimette all’atto costitutivo le determinazioni relative all’individuazione delle materie di competenza dei soci. Inoltre, accogliendo una prassi consolidata e giustificata dalla struttura della s.r.l. (ridotte dimensioni, prevalente composizione familiare), che solo in particolari ipotesi determina la necessità di convocazione dell’assemblea, sono state previste modalità alternative di adozione delle decisioni da parte dei soci.

 


Giurisprudenza annotata

Modi di convocazione dell'assemblea

Non è affetta da nullità derivata la deliberazione assembleare di società a responsabilità limitata conforme alla legge e allo statuto che presenti un contenuto autonomo e sostituisca una deliberazione invalida precedentemente assunta.

Tribunale Milano  27 giugno 2014

 

È valida la deliberazione adottata dall'assemblea di società a responsabilità limitata direttamente convocata dai soci di minoranza.

Tribunale Milano  27 giugno 2014

 

In tema di società di capitali, il riconoscimento alla società della legittimazione attiva “ad causam” comporta quale necessario corollario che l’azione debba essere preceduta dalla delibera dei soci (in sede assembleare o secondo le forme di consultazione eventualmente ammesse dallo statuto), non parendo significativo che l’art. 2479 c.c. non contempli la competenza assembleare sul punto in quanto da un lato il sistema normativo (a differenza della società azionaria) non prevede espressamente detta azione, e dall’altro proprio l’espressa previsione della possibilità di transazione e rinuncia all’azione da parte della società rimanda necessariamente alla competenza assembleare; ritenuto pertanto che, configurata anche nelle s.r.l. l’esistenza di una decisione dei soci (assembleare o meno) di promuovimento dell’azione sociale di responsabilità quale necessaria condizione speciale dell’azione, la sua eventuale carenza anche al momento della decisione -cui nella specie non può supplire il principio di non contestazione di cui all’art. 115 comma 1 ultima parte c.p.c. in difetto di allegazione (e di correlativa produzione) da parte della società attrice- può e deve essere rilevata ex officio dal giudice.

Tribunale Milano  10 aprile 2014

 

 

Società

Il conflitto di interessi non rappresenta ex se una condizione in grado di inficiare la votazione, sia essa una delibera dell’assemblea dei soci o del consiglio di amministrazione; in dette ipotesi, infatti, l’invalidità dell’atto è subordinata non solo al fatto che il voto determinante per il raggiungimento della maggioranza necessaria per l’approvazione della delibera sia espressione del soggetto in capo al quale si configura una situazione di conflitto d’interessi, ma anche alla condizione che tale delibera possa recare alla società un danno, seppur in via solo potenziale.

Tribunale Milano  12 febbraio 2014

 

In riferimento al diritto agli utili, essendo questi parte del patrimonio sociale fin quando l’assemblea, eventualmente, non ne disponga la distribuzione in favore dei soci, la loro sottrazione indebita ad opera dell’amministratore lede il patrimonio sociale (Nella specie, il Trib. ha accolto la domanda risarcitoria, dichiarando la evidente responsabilità del convenuto ex art. 2476 comma 1 c.c., prima come componente del c.d.a. della Società e poi come amministratore unico, per avere effettuato e consapevolmente consentito che altri consiglieri di amministrazione effettuassero prelievi prima imputati a varie causali e poi imputati a distribuzione di utili, in violazione dell’art. 2479 comma 2 lett. b) c.c., che prevede al riguardo l’inderogabile competenza dei soci).

Tribunale Milano  16 ottobre 2013 n. 12827  

 

L'art. 2479 cod. civ., nel testo anteriore al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, disciplina (al pari dell'art. 2470 cod. civ., nel testo in vigore) la forma del trasferimento di quota di società a responsabilità limitata perché sia opponibile alla società, mentre, nei rapporti tra le parti, in forza del principio di libertà delle forme, la cessione medesima è valida ed efficace in virtù del semplice consenso manifestato dalle stesse, non richiedendo, la forma scritta né "ad substantiam", né "ad probationem". Ne deriva che, in presenza di un contratto di opzione di acquisto di quote di una società a responsabilità limitata che conferisca ad una parte la facoltà di accettare la proposta di vendita formulata dalla controparte, il momento del definitivo effetto traslativo è segnato dall'accettazione dello stipulante. Rigetta, App. Napoli, 21/09/2006

Cassazione civile sez. I  11 ottobre 2013 n. 23203  

 

Nelle s.r.l., i soci possono decidere o deliberare sulle materie riservate alla loro competenza per legge o dall'atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione, non solo in assemblea, ma anche fuori della stessa, ovvero per iscritto tramite consultazione o consenso espresso per iscritto e, quindi, non necessariamente tramite riunione, ai sensi degli art. 2479 e 2479 bis. Tuttavia, in taluni casi è obbligatorio per legge che le decisioni dei soci debbano essere adottate mediante deliberazione assembleare ex art. 2479, comma 4, del codice civile.

Tribunale Napoli sez. VII  19 giugno 2012 n. 14104  

 

Non può condividersi l'opinione secondo cui il limite della disponibilità del diritto non troverebbe applicazione relativamente alle impugnative avverso le delibere assembleari. L'indisponibilità deve essere in proposito specificamente desunta dalla sanzione - la nullità ex art. 2479 ter e 2379 c.c. - ad essa correlata, quale sicuro indice della volontà legislativa di presidiare con norme inderogabili esigenze che trascendano i soci sia "uti singuli" sia quale gruppo organizzato e personificato e perciò avente una rilevanza anche esterna all'ente societario.

Lodo arbitrale Lucca  05 maggio 2011

 

Nella s.r.l. la previsione del modello dualistico non confligge con il tipo sociale, atteso che le previsioni di cui agli art. 2475 comma 1 e 2479 n. 2 c.c. autorizzano clausole che introducono meccanismi di investitura di gestori diversi da quello basato sulla relativa nomina da parte dei soci.

Tribunale Roma  24 maggio 2010

 

L'adozione del modello dualistico nell'ambito della società a responsabilità limitata non è di per sé incompatibile col principio del numero chiuso dei tipi societari, occorrendo verificare la liceità delle singole clausole introdotte per adeguare ad esso lo statuto della società, di guisa che, mentre sono da reputare legittime le clausole con le quali, rispettivamente, si affida al Consiglio di sorveglianza la nomina dei componenti del Consiglio di gestione, chiamati ad amministrare la società, si attribuisce al medesimo Consiglio il potere di promuovere l'azione di responsabilità verso i componenti dell'organo gestorio e si prevede la sopravvivenza del collegio sindacale, è da ritenere nulla, per contrasto con l'art. 2479, n. 1, c.c., la clausola che attribuisce al consiglio di sorveglianza il potere di approvazione del bilancio, con la conseguente sospensione, "in parte qua", della delibera che l'abbia approvata.

Tribunale Roma  24 maggio 2010

 

Tra gli atti che determinano la responsabilità dei soci in solido con gli amministratori ex art. 2476 c.c., non vi è dubbio che rientrino gli atti decisori od autorizzativi formalmente adottati dai soci nelle forme previste dagli art. 2468 comma 3 e 2479 c.c., o addirittura in sede assembleare (art. 2479 bis c.c.), così come rientrano anche gli atti o comportamenti, non adottati nelle forme sopra indicate, ma idonei a supportare l’azione illegittima e dannosa posta in essere dagli amministratori. A supporto di tale interpretazione militano numerosi e importanti argomenti. Anzitutto il dato testuale della norma non pare decisivo, poiché esso si presta ad essere inteso come comprendente tutte quelle manifestazioni di volontà espresse dai soci anche in forme non istituzionali, ma comunque capaci di fornire impulso all’attività gestoria, rilevando a tal proposito l’influenza effettiva spiegata dai soci sugli amministratori. In secondo luogo la norma sembra intesa a bilanciare, con l’introduzione dell’ipotesi di responsabilità che ne occupa, gli estesi poteri di gestione attribuiti ai soci, poteri che sono esercitabili, specie nelle s.r.l. - in cui la compagine sociale è ristretta e caratterizzata da "intuitus personae" -, non solo con i crismi della formalità, ma anche di fatto. Da un lato, dunque, la responsabilità ex art. 2476 comma 7 c.c. si porrebbe come una naturale conseguenza dell’esercizio di fatto del potere gestorio o dell’indirizzo di gestione, dall’altro intenderebbe evitare le sostanziali e facili elusioni a cui la norma sarebbe esposta, adottando la tesi restrittiva, mediante la manifestazione del potere gestorio con modalità atipiche, informali, non evidenti. Inoltre, per converso, esclusa ogni interpretazione formalistica, la norma è idonea a circoscrivere la responsabilità dei soci che si siano ingeriti in modo soltanto occasionale evitando loro di essere ritenuti, per ciò solo, amministratori di fatto e responsabili dell’intera gestione. È previsto altresì che le condotte decisorie od autorizzatorie disegnate dalla nuova norma, per essere fonte della responsabilità del socio, debbano essere compiute “intenzionalmente”, e cioè esprimano o denotino la volontà di supportare un’operazione illecita. Un ulteriore problema si pone allorquando il socio chiamato a rispondere, sia non già una persona fisica - rispetto alla quale l’indagine sulla sussistenza dell’elemento psicologico è iscritto tradizionalmente nel perimetro delle statuizioni giuridiche sostanziali ed in quello degli accertamenti processuali -, ma invece un ente dotato di personalità giuridica, quale una società commerciale. In quest’ultimo caso, infatti, è escluso che all’ente sia imputabile un qualsiasi stato psicologico. Nondimeno, proprio allo scopo di evitare di introdurre una ipotesi di responsabilità oggettiva in netto contrasto con la lettera della norma, la presenza dell’elemento psicologico come sopra configurato deve comunque essere accertato, ma lo si deve imputare non già al socio in quanto tale ma, in ragione della sua natura giuridica, all’amministratore del socio, come soggetto attraverso cui, in forza del principio di immedesimazione organica e dell’istituto della rappresentanza legale, il socio agisce e pone in essere rapporti giuridici.

Tribunale Milano sez. VIII  09 luglio 2009 n. 81629  



 
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