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Art. 2479-te codice civile: Invalidità delle decisioni dei soci

Le decisioni dei soci che non sono prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito, da ciascun amministratore e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci (1). Il tribunale, qualora ne ravvisi l’opportunità e ne sia fatta richiesta dalla società o da chi ha proposto l’impugnativa, può assegnare un termine non superiore a centottanta giorni per l’adozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidità (2).

Qualora possano recare danno alla società, sono impugnabili a norma del precedente comma le decisioni assunte con la partecipazione determinante (3)di soci che hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società.

Le decisioni aventi oggetto illecito o impossibile e quelle prese in assenza assoluta di informazione (4) possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla trascrizione indicata nel primo periodo del primo comma. Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite.

Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 2377, primo, quinto, settimo, ottavo e nono comma, 2378, 2379-bis, 2379-ter e 2434-bis.


Commento

Soci: [v. 2465]; Amministratore: [v. 2621]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Oggetto (sociale): [v. 2253].

Impugnazione: atto formale con il quale uno o più soci richiedono al giudice di riesaminare la deliberazione in oggetto.

Conflitto di interessi: si verifica quando il socio persegue un interesse proprio o di altro soggetto (terzo) inconciliabile con l’interesse della società, in modo che all’utilità conseguita dal socio per sé medesimo o per il terzo, segua o possa seguire il danno della società.

Oggetto illecito: definisce il contenuto della decisione contrario a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume [v. 1346].

Oggetto impossibile: definisce il contenuto della decisione non realizzabile; l’impossibilità può essere intesa sia in senso materiale (ad esempio non può essere mantenuto l’impegno di trasferire un bene distrutto), sia in senso giuridico (ad esempio è impossibile trasferire la proprietà di un bene incommerciabile perché demaniale) [v. 1346].

 

 

(1) Di portata particolarmente innovativa è la norma che fa decorrere il termine per l’impugnativa dalla trascrizione della decisione nel relativo libro sociale. Due sono le ragioni sottese a tale scelta legislativa. In primo luogo, occorre considerare che, non essendo sempre necessaria una riunione, spesso non è individuabile il momento in cui una determinata deliberazione viene assunta; di qui l’esigenza di fare riferimento ad un momento diverso ed individuabile qualunque sia la modalità con cui la deliberazione viene assunta. Inoltre, si è ritenuto che un tipo di pubblicità per così dire interna, come quella rappresentata dalla trascrizione nel libro delle decisioni dei soci [v. 2478], sia coerente con il tipo societario di cui si tratta, nel quale si presume una presenza attiva dei soci nella vita della società, e, dunque, preferibile rispetto ad altre forme di pubblicità tipicamente esterne, quale ad esempio l’iscrizione nel registro delle imprese.

(2) Il legislatore prevede anche la possibilità di convalidare la deliberazione annullabile quando questa è sostituita con altra presa in conformità della legge o dell’atto costitutivo: è quanto previsto dall’art. 2377, c. 8, in tema di invalidità delle deliberazioni nelle s.p.a., a cui rinvia l’ultimo comma del presente articolo

(3) Sono richieste entrambe le condizioni: danno (anche solo potenziale) alla società e partecipazione determinante del socio (voto determinante ai fini dell’assunzione della decisione).

(4) L’assenza assoluta di informazione è una nuova causa di invalidità delle decisioni che si aggiunge a quelle tradizionalmente previste dell’oggetto illecito o impossibile, giustificata dalla necessità che i soci decidano consapevolmente.

 


Giurisprudenza annotata

Società

La delibera assembleare di una società a responsabilità limitata presa in assenza assoluta di informazione può essere impugnata entro il termine di decadenza di tre anni ai sensi dell’art. 2479 ter comma 3, mentre ogni altro vizio relativo a carenze informative va ricondotto nei vizi di c.d. annullabilità, in relazione ai quali il termine di impugnazione è quello “breve” di novanta giorni, ai sensi dell’art. 2479 ter, comma 1 c.c.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa  08 agosto 2014 n. 10077

 

Con riguardo alle decisioni adottate dai soci di società a responsabilità limitata, pur non distinguendo tra cause di nullità e cause di annullabilità, il legislatore ha previsto all’art. 2479 ter c.c. termini di impugnazione differenziati a seconda della causa di invalidità azionata in giudizio.

Tribunale Milano  31 gennaio 2014 n. 1471  

 

L'inibitoria dell'assemblea di una società ex art. 700 c.p.c. incontra il limite - per difetto di residualità - nella previsione dello strumento specifico di reazione ex art. 2479 ter c.c. al deliberato dell'assemblea la cui convocazione si intende contestare e soprattutto nella previsione di uno strumento cautelare tipico, la sospensiva tuttavia in alcune ipotesi eccezionali in cui i tempi tecnici per l'instaurazione del giudizio di impugnazione e l'ottenimento della sospensiva rischiano di frustrare gli interessi del ricorrente in virtù del principio di effettività della tutela giurisdizionale si ritiene ammissibile lo strumento cautelare atipico di cui all'art. 700 c.p.c.

Tribunale Verona sez. IV  27 gennaio 2012

 

Non può condividersi l'opinione secondo cui il limite della disponibilità del diritto non troverebbe applicazione relativamente alle impugnative avverso le delibere assembleari. L'indisponibilità deve essere in proposito specificamente desunta dalla sanzione - la nullità ex art. 2479 ter e 2379 c.c. - ad essa correlata, quale sicuro indice della volontà legislativa di presidiare con norme inderogabili esigenze che trascendano i soci sia "uti singuli" sia quale gruppo organizzato e personificato e perciò avente una rilevanza anche esterna all'ente societario.

Lodo arbitrale Lucca  05 maggio 2011

 

In assenza di esplicita previsione statutaria, il socio escluso da una s.r.l. con deliberazione dell'assemblea può opporsi all'esclusione impugnando la deliberazione nel termine di novanta giorni previsto dall'art. 2479 ter c.c.

Tribunale Napoli  24 dicembre 2009

 

È da ritenersi fondata e quindi meritevole di accoglimento l'impugnazione proposta dal consigliere di amministrazione ai sensi dell'art. 2479 ter c.c. e volta ad ottenere la dichiarazione di "annullamento" della delibera dell'assemblea ordinaria della società qualora detta delibera sia stata assunta in evidente contrasto con quanto previsto dallo statuto societario, in particolar modo per quanto riguarda la convocazione dell'assemblea sociale. Non può, al contrario, trovare accoglimento la impugnazione della delibera assembleare formulata ex art. 2479 ter c.c. al fine di ottenere la dichiarazione di "inesistenza" della delibera stessa e ciò in quanto questa è una ipotesi di invalidità assai discussa che la riforma del diritto societario ha inteso di fatto bandire in quanto, nulla aggiungendo in effetti alla declaratoria di nullità, crea fattispecie atipiche di invalidità. L'art. 2479 ter c.c. circoscrive la declaratoria di "nullità" alle ipotesi di delibere aventi oggetto impossibile, illecito o assunte in assenza assoluta di informazione; pertanto, la delibera non può essere considerata nulla qualora, come nel caso di specie, sia stata data informazione della assemblea, tanto che alla convocazione è stato replicato dai convocati, anche se detto avviso di convocazione deve per regolamento statutario essere ritenuto irregolare.

Tribunale Milano sez. VIII  19 dicembre 2008 n. 15120

 

In ragione della generica formulazione dell'art. 2497 ter c.c., gli obblighi di motivazione da questo stabiliti hanno ad oggetto sia le delibere consiliari che le delibere (o adesioni) dei soci. La delibera adottata dall'assemblea di società a responsabilità limitata in violazione delle prescrizioni dettate dall'art. 2497 ter c.c. è da qualificarsi invalida ai sensi del comma 1 dell'art. 2479 ter c.c.

Lodo arbitrale  24 luglio 2008

 

In materia di comproprietà di una partecipazione in società a responsabilità limitata, disciplinata dall'art. 2468, ult. cpv., c.c., il diritto di intervento in assemblea e il diritto di voto competono in via esclusiva al rappresentante comune; di contro, il singolo comproprietario non è legittimato ad intervenire in assemblea e a votare, conseguendone altrimenti l'annullabilità della relativa deliberazione nella ricorrenza dei presupposti di cui all'art. 2377 comma 5, n. 2, c.c., applicabile alle s.r.l. in virtù del richiamo operato dall'art. 2479-ter, ult. cpv., c.c.

Tribunale Catanzaro sez. I  23 aprile 2008

 

Il silenzio del legislatore in ordine alla legittimazione dei soci di una s.r.l. ad impugnare le delibere consiliari costituisce una lacuna che deve essere colmata con il ricorso all'applicazione analogica (non già dell'art. 2388, comma 4, c.c., ma) dell’art. 2479 ter c.c.: l'interprete deve cioè procedere (non all'eterointegrazione, ma) all'autointegrazione nell'ambito del sistema della s.r.l.

Lodo arbitrale  12 maggio 2007

 

Nella società a responsabilità limitata l'interesse generale al rispetto delle regole che presiedono alla formazione della volontà sociale trova adeguata tutela nell'impugnazione ex art. 2479 ter c.c. e nell'azione di responsabilità per gravi irregolarità degli amministratori ex art. 2476, comma 3, c.c.

Tribunale Verona  09 marzo 2007

 

 



 
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