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Art. 248 codice civile: Legittimazione all’azione di contestazione dello stato di figlio

L’azione di contestazione (1) dello stato di figlio spetta a chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore e a chiunque vi abbia interesse (2) (3).

L’azione è imprescrittibile.

Quando l’azione è proposta nei confronti di persone premorte o minori o altrimenti incapaci, si osservano le disposizioni dell’articolo precedente.

Nel giudizio devono essere chiamati entrambi i genitori (4).

Si applicano il sesto comma dell’articolo 244 e il secondo comma dell’articolo 245 (5).


Commento

Azione di contestazione (dello stato di figlio): azione volta a far dichiarare l’inesistenza dello stato di figlio di un soggetto utilizzando qualunque mezzo per disconoscere i presupposti su cui tale stato si fonda.

 

Imprescrittibilità: caratteristica di alcuni diritti (es.: diritto di proprietà, diritti della personalità etc.) o azioni (come nel caso in esame) che non si estinguono nonostante il mancato esercizio protratto nel tempo.

 

(1) Art. sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia) (art. 99);

 

(2) Comma così sostituito ex art. 20, c. 1, lett. b), d.lgs. 154/2013 cit.

 

(3) L’interesse può essere sia di natura morale che patrimoniale.

 

(4) Anche il figlio è legittimato all’azione prevista dall’art. 248, in quanto è parte del rapporto di filiazione (che è oggetto del giudizio stesso).

 

(5) Comma aggiunto ex art. 20, c. 1, lett. c), d.lgs. 154/2013 cit.; sono stati introdotti richiami ad altre disposizioni in materia per uniformità della disciplina [v. 246 c. 3].

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Qualora il marito chieda ritualmente che si accerti la sua estraneità al concepimento del figlio minore, che non si oppone alla richiesta del genitore apparente, e la moglie-madre aderisca alla domanda maritale indicando anche il vero padre del minore, già deceduto, è inammissibile l'intervento volontario, nel procedimento, della sorella dell'asserito vero padre, che si opponga all'accertamento della paternità del defunto fratello, anche nella sua qualità di erede del soggetto indicato come vero padre del minore: nessuna domanda, invero, era stata avanzata in giudizio nei confronti dell'interveniente e nessuna statuizione, che fosse stata assunta, sarebbe stata a lei opponibile; qualora, poi, malgrado la carenza d'ogni suo interesse formale all'intervento, già acclarata nei due gradi del giudizio di merito, la sorella abbia con cieca, ostinata, costante pertinacia insistito nel suo intervento fino a ricorrere alla S.C., la sua condotta processuale, caratterizzata da colpa grave, giustifica l'irrogazione, a suo carico, di una condanna al pagamento di una somma, quantificata dai giudici, ai sensi dell'art. 385, comma 4, c.p.c., oltre che al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

Cassazione civile sez. I  08 febbraio 2012 n. 1784  

 

Avverso la sentenza, passata in giudicato, il disconoscimento della paternità legittima, è inammissibile l'opposizione di terzo di colui che sia indicato come genitore naturale, il quale deduca che l'esito (positivo) dell'azione di disconoscimento di paternità si riverberi sull'azione di riconoscimento della paternità intentata nei suoi confronti, in quanto il pregiudizio fatto valere è di mero fatto, laddove il rimedio contemplato dall'art. 404 c.p.c. presuppone in capo all'opponente un diritto autonomo, la cui tutela sia però incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza impugnata.

Cassazione civile sez. I  17 luglio 2012 n. 12211  

 

Ritenuto che il termine di decadenza ex art. 244, comma 3, c.c. per la proposizione dell'azione di disconoscimento di paternità risponde all'esigenza di certezza degli status, la sua previsione non è contraria ai dettati costituzionali, né può inferirsi una violazione degli art. 3, 24 e 30 cost. in relazione ad altre tipologie di azioni, nelle quali un termine non è stato, al contrario, previsto, rispondendo alle differenti finalità delle singole azioni una diversa regolamentazione della materia secondo i criteri stabiliti dal legislatore.

Cassazione civile sez. I  16 marzo 2007 n. 6302  

 

 

Opposizione di terzo

È manifestamente infondata, in relazione agli art. 24, 29 e 30 cost., la q.l.c. degli art. 244 c.c., 395 n. 1 e 404 c.p.c., nella parte in cui limitano la proponibilità dell'opposizione di terzo o l'intervento del soggetto indicato come padre naturale, o dei suoi eredi, nel giudizio di disconoscimento di paternità, promosso da colui che solo all'esito del positivo esperimento di tale azione potrà chiedere il riconoscimento di paternità, in quanto il pregiudizio fatto valere è di mero fatto, laddove il rimedio contemplato dall'art. 404 c.p.c. presuppone in capo all'opponente un diritto autonomo, la cui tutela sia però incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza impugnata. Rigetta, App. Roma, 27/07/2011

Cassazione civile sez. I  13 gennaio 2014 n. 487  



 
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