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Art. 2480 codice civile: Modificazioni dell’atto costitutivo

Le modificazioni dell’atto costitutivo sono deliberate dall’assemblea dei soci a norma dell’articolo 2479-bis (1). Il verbale è redatto da notaio e si applica l’articolo 2436 (2).


Commento

Atto costitutivo: [v. 2295]; Verbale (dell’assemblea): [v. 2478]; Notaio: [v. 2658].

 

 

(1) Le modifiche dell’atto costitutivo sono comunque deliberate dall’assemblea dei soci, secondo le regole dettate all’art. 2479bis; il verbale dell’assemblea deve essere redatto dal notaio, il quale, entro trenta giorni, verificato l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge, ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al deposito e allega le eventuali autorizzazioni richieste. L’ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarità formale della documentazione, iscrive la delibera nel registro.

(2) Se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge, ne dà comunicazione tempestivamente, e comunque non oltre il termine indicato nell’art. 2436, agli amministratori. Questi ultimi, nei trenta giorni successivi, possono convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti oppure ricorrere al Tribunale; in mancanza la deliberazione è definitivamente inefficace. Il Tribunale, verificato l’adempimento delle condizioni richieste dalla legge e sentito il pubblico ministero, ordina l’iscrizione della deliberazione di modifica dell’atto costitutivo nel registro delle imprese con decreto soggetto a reclamo.


Giurisprudenza annotata

Modificazioni dell'atto costitutivo

Non è nulla la deliberazione di approvazione del nuovo statuto sociale per violazione degli art. 2480 e 2436 c.c. per omessa redazione della forma di atto pubblico quando il verbale dell'assemblea straordinaria dei soci (che ha deliberato la modifica dell'atto costitutivo) è stato redatto da un notaio; anche perché la mancata redazione da parte del notaio dello statuto e l'omessa lettura non determinano la violazione dell'art. 2436 c.c. poiché ciò che deve risultare dal verbale ricevuto dal notaio è la manifestazione di volontà dei soci intervenuti all'assemblea e la modifica dell'atto costitutivo dagli stessi deliberata, con la conseguenza che non è necessario l'inserimento nel verbale dello statuto approvato il cui testo sia stato allegato se tutti gli intervenuti abbiano dichiarato di conoscerlo ed abbiano dispensato il notaio dalla lettura, come consentito dall'art. 51 n. 8, l. notarile.

Tribunale Torino sez. I  28 gennaio 2011

 

 

Società di capitali

Nell’ipotesi di richiesta di sequestro giudiziario di quote di s.r.l. alienate in violazione del diritto di prelazione del socio ricorrente, la violazione di tale diritto non ha conseguenze unicamente risarcitorie, poiché la clausola di prelazione è opponibile ai terzi. Le disposizioni dell'art. 2480, commi 3 e 4, c.c. relative alla vendita forzata di quota non liberamente trasferibile di s.r.l., si applicano infatti anche allorché la non libera trasferibilità della quota derivi dall'esistenza di clausola statutaria di prelazione. La disposizione in oggetto fa generico riferimento alla quota non liberamente trasferibile e non offre, quindi, nella sua formulazione testuale, elementi per distinguere le clausole di prelazione dalle altre che, nella prassi statutaria, variamente condizionano la circolazione delle partecipazioni sociali.

Tribunale Tivoli  17 luglio 2009

 

L'art. 2480, comma 3, c.c., nel testo previgente alla novella di cui al d.lg. n. 6 del 2003, nel prevedere il diritto di presentazione di altro acquirente a favore della società a responsabilità limitata, nel caso di intrasferibilità della quota, trova applicazione anche nell'ipotesi in cui in sede di espropriazione l'aggiudicazione sia avvenuta a favore di un socio della società, a meno che la previsione statutaria di intrasferibilità non sia stata limitata al caso del trasferimento della quota ad un non socio.

Cassazione civile sez. III  29 febbraio 2008 n. 5493

 

La rinuncia o il mancato esercizio del diritto di opzione relativo all'aumento di capitale di una società non è suscettibile di revoca, ai sensi dell'art. 2901 c.c., al fine di consentire al creditore di sostituirsi al debitore nell'esercizio dell'opzione stessa, perché effetto della revoca è la declaratoria di inefficacia dell'atto revocato e il conseguente assoggettamento del bene oggetto della rinuncia all'azione esecutiva. La revoca è tuttavia consentita quando l'opzione costituisce un bene in sé, dotato di autonomo valore di mercato, e in questo caso l'azione esecutiva dovrà svolgersi nel rispetto della disciplina dettata dall'art. 2480 c.c. (ora art. 2471, a seguito della riforma del diritto societario introdotta dal d.lg. n. 6 del 2003). Di conseguenza, nell'ambito della disciplina della società a responsabilità limitatala la revoca è subordinata alla dimostrazione che il diritto di opzione sia suscettibile di alienazione secondo la legge di circolazione delle quote stabilita dallo statuto sociale.

Cassazione civile sez. I  11 maggio 2007 n. 10879  

 

In tema di espropriazione forzata di quote di società a responsabilità limitata, le disposizioni dell'art. 2480, commi 3 (per il quale "se la quota non è liberamente trasferibile e il creditore, il debitore e la società non si accordano sulla vendita della quota stessa, la vendita ha luogo all'incanto; ma la vendita è priva di effetto se, entro dieci giorni dall'aggiudicazione, la società presenta un altro acquirente che offra lo stesso prezzo") e 4 (che estende le disposizioni del terzo alla vendita delle quote del socio fallito), c.c., si applicano anche allorché la non libera trasferibilità delle quote derivi dall'esistenza di clausola statutaria di prelazione.

Cassazione civile sez. I  14 gennaio 2005 n. 691  

 

Le disposizioni dell'art. 2480, commi 3 e 4, c.c. (vecchio testo) relative alla vendita forzata di quota non liberamente trasferibile di società a responsabilità limitata, si applicano anche allorché la non libera trasferibilità della quota derivi dall'esistenza di clausola statutaria di prelazione.

Cassazione civile sez. I  14 gennaio 2005 n. 691  

 

Le disposizioni dell'art. 2480, commi 3 e 4, c.c. relative alla vendita forzata di quota non liberamente trasferibile di s.r.l., si applicano anche allorché la non libera trasferibilità della quota derivi dall'esistenza di clausola statutaria di prelazione. La disposizione in oggetto fa generico riferimento alla quota non liberamente trasferibile e non offre, quindi, nella sua formulazione testuale, elementi per distinguere le clausole di prelazione dalle altre che, nella prassi statutaria, variamente condizionano la circolazione delle partecipazioni sociali.

Cassazione civile sez. I  14 gennaio 2005 n. 691  

 

 

Fallimento

In sede espropriativa concorsuale della quota sociale, il curatore, a norma dell'art. 2480 c.c., non è vincolato da un prezzo determinato, ma, quale amministratore del patrimonio del fallito e nel contempo garante degli interessi della massa, deve pervenire ad un accordo con la società (che va, a sua volta, garantita dall'ingresso di terzi estranei), in mancanza del quale la vendita ha luogo all'incanto, con facoltà di presentazione di altro acquirente che, tuttavia, offra lo stesso prezzo di aggiudicazione provvisoria. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui una società ceda alcune quote di propria partecipazione in altra società a soci che quelle quote acquistano, in esercizio del loro diritto di prelazione, al prezzo predeterminato e pari al valore dell'ultimo bilancio approvato, l'atto di cessione è soggetto a revocatoria fallimentare, se si accerta che il valore delle quote è superiore a quello pagato, visto che lo "eventus damni" è verificabile nel fatto che il curatore non sarebbe stato vincolato a quel prezzo.

Cassazione civile sez. I  14 marzo 2000 n. 2909  

 

 

Pignoramento presso terzi

Il principio fissato dall'art. 112 c.p.c. per cui il giudice deve decidere su tutta la domanda e non oltre questa in modo che al richiedente non venga attribuito un bene non reclamato, non può essere inteso in senso letterale e non esclude quindi che il giudice accogliendo la domanda debba pronunziarsi anche sulle conseguenze che secondo l'ordinamento derivano da tale accoglimento. Pertanto, con riguardo ad ipotesi di espropriazione presso terzi avente ad oggetto quota di una società a responsabilità limitata, ove il giudice accolga l'opposizione contro l'ordinanza che, disponga l'assegnazione della quota al creditore pignorante, dichiari estinto il processo, proposta dalla società, con riferimento a tale pronunzia di estinzione, in esercizio del proprio diritto di sostituire altro acquirente all'assegnatario a norma dell'art. 2480 c.c., e riconoscendo la fondatezza di tale diritto dichiari la natura provvisoria della precedente ordinanza di assegnazione delle quote al pignorante, egli non viola il principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunziato ancorché nell'opposizione sia stata richiesta la declaratoria di nullità o inefficacia della pronunziata estinzione, attesa la natura strumentale di tale richiesta rispetto al conseguimento del risultato che costituisce, nell'indicata ipotesi, la ragione e l'oggetto della dispiegata opposizione.

Cassazione civile sez. III  04 aprile 1997 n. 2926  



 
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