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Art. 2482 codice civile: Riduzione del capitale sociale

La riduzione del capitale sociale può avere luogo (1), nei limiti previsti dal numero 4) dell’articolo 2463 (2), mediante rimborso ai soci delle quote pagate o mediante liberazione di essi dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti.

La decisione dei soci (3) di ridurre il capitale sociale può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni dal giorno dell’iscrizione nel registro delle imprese della decisione medesima, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto opposizione (4).

Il tribunale, quando ritenga infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori oppure la società abbia prestato un’idonea garanzia, dispone che l’esecuzione abbia luogo nonostante l’opposizione (5).


Commento

Quote (di partecipazione): [v. 2468]; Liberazione: [v. 1264]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Garanzia: [v. 1179].

Riduzione del capitale sociale: modifica dell’atto costitutivo che porta l’ammontare del capitale sociale ad una cifra inferiore a quella originariamente prevista. La (—) può essere oggetto di valutazione da parte dei soci (cd. riduzione facoltativa o discrezionale) oppure può essere obbligatoria in quanto imposta dalla legge in caso di perdite.

Opposizione: strumento preventivo la cui peculiare funzione consiste nell’impedire che possa derivare un pregiudizio all’aspettativa di soddisfazione del credito dei creditori sociali.

 

 

(1) La riduzione facoltativa del capitale sociale può essere deliberata indipendentemente dalla esuberanza del capitale rispetto all’oggetto sociale, come in precedenza previsto dall’art. 2496, per il rinvio alla disciplina delle s.p.a.

(2) La condizione richiesta è che siano rispettati i limiti relativi all’ammontare minimo del capitale, previsti dall’art. 2463, n. 4, espressamente richiamato. La mancanza di coordinamento della norma con il nuovo regime del capitale minimo [v. 2463 c. 4] pone problemi di interpretazione. In estrema sintesi, è corretto ritenere che poiché il minimo legale delle s.r.l. è di 1 euro, la disciplina della riduzione volontaria debba essere applicata non più entro il limite dei 10.000 euro bensì entro il nuovo limite di 1 euro: tale conclusione sembra confermata dal sistema di norme introdotte dal legislatore, in cui le società con capitale inferiore a 10.000 euro si distinguono solo per la formazione del capitale sociale [v. 2463 c. 4] e la costituzione della riserva legale [v. 2463 c. 5].

(3) La decisione dei soci è adottata con metodo assembleare, trattandosi di modifica dell’atto costitutivo [v. 2480].

(4) La norma si riferisce ai soggetti che vantino un credito nei confronti della società avente data certa anteriore all’iscrizione della modifica del capitale sociale; l’opposizione è prevista in quanto la riduzione del capitale comporta la diminuzione delle garanzie dei creditori sociali.

(5) Compito del tribunale (delle imprese) è verificare se la riduzione di capitale determini un pericolo per le ragioni dei creditori sociali; esclusa tale circostanza la riduzione avrà luogo nonostante l’opposizione.


Giurisprudenza annotata

Società

La quota di s.r.l. esprime una posizione contrattuale obiettivata, un bene immateriale da equipararsi al bene mobile non iscritto in un pubblico registro e che tuttavia ha un valore patrimoniale oggettivo, che è dato dalla frazione del patrimonio che rappresenta. Conferma dell'equiparazione della quota al bene mobile non registrato si ricaverebbe anche dall'articolo 2482, secondo comma e 2483 c.c., in base ai quali la quota può essere trasferita, sequestrata, concessa in pegno dal socio e non dalla società che rispetto a tali avvenimenti è terza.

Cassazione civile sez. III  21 ottobre 2009 n. 22361  

 

Dalla caratteristica fondamentale di indivisibilità delle azioni o quote (cfr. art. 2347 comma 1 richiamato dall'art. 2482 comma 2 c.c. all'epoca vigente) deriva il corollario processuale della legittimazione esclusiva del rappresentante comune. Talché deve condividersi l'orientamento della giurisprudenza secondo la quale, l'art. 2347 c.c., regolando la comproprietà di quel particolare bene complesso costituito dall'azione di società (e della quota di s.r.l.) "costituisce norma speciale derogatrice (in quanto "lex specialis") rispetto alla disciplina generale della comunione", la disciplina legale avendo la "funzione di proteggere l'esigenza della società di semplificazione e di certezza nei rapporti con i comproprietari", mentre nei rapporti interni fra i comproprietari nulla impedisce che le esigenze di organizzazione interna siano soddisfatte senza alcun limite per l'autonomia negoziale ed il relativo potere dispositivo. Tali considerazioni valgono non soltanto per i c.d. diritti amministrativi (diritto di intervento e di voto in assemblea ed impugnazione delle delibere), ma anche per i diritti patrimoniali, non ravvisandosi elementi per discriminare gli uni dagli altri, nell'ambito di una disciplina sostanzialmente unitaria. Le stesse considerazioni valgono anche in relazione alla domanda di revoca per giusta causa del liquidatore ex art. 2450 comma 4 c.c. nel testo all'epoca vigente. Siffatte argomentazioni appaiono avvalorate anche dal nuovo testo degli art. 2468, 2347 comma 1 c.c. e 2352 c.c. comma ultimo aggiunto (in relazione al quale il riferimento testuale ai diritti amministrativi si spiega in ragione della disciplina della stessa norma, dettata appunto per i diritti amministrativi, senza marcare una diversità di disciplina dei diritti patrimoniali).

Tribunale Milano  28 settembre 2005

 

È inammissibile il ricorso ex art. 25 e 33 d.lg. n. 5 del 2003 con cui i creditori di una s.r.l. si oppongono alla delibera di riduzione del capitale sociale della società. L'art. 33 d.lg. n. 5 del 2003, omette infatti di richiamare, tra le fattispecie cui applicare il rito camerale, anche il comma 2 dell'art. 2482, c.c., il che non pare essere un errore di coordinamento fra le norme, bensì una scelta coerente con il sistema complessivo del nuovo rito societario, in cui l'opposizione di cui sopra, per la necessità di tutela dei diritti dei terzi dà l'avvio ad un giudizio di cognizione. Tanto più che il dato letterate dell'art. 33 parla di istanze e, mentre è sicuramente un'istanza quella che chiede l'esecuzione nonostante l'opposizione, tale non può considerarsi l'opposizione "ex se".

Tribunale Bergamo  08 ottobre 2004

 

La causa di scioglimento della società ex art. 2482 c.c., per impossibilità di funzionamento dell'assemblea, è ravvisabile nell'ipotesi di insanabile contrasto tra i soci che impedisca l'adozione delle deliberazioni necessarie per la vita sociale, quali nomina di amministrativi e approvazione di bilanci.

Tribunale Milano  26 giugno 2004



 
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