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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2483 codice civile: Emissione di titoli di debito

Se l’atto costitutivo lo prevede, la società può emettere titoli di debito. In tal caso l’atto costitutivo attribuisce la relativa competenza ai soci o agli amministratori determinando gli eventuali limiti, le modalità e le maggioranze necessarie per la decisione (1).

I titoli emessi ai sensi del precedente comma possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali (2) (3). In caso di successiva circolazione dei titoli di debito, chi li trasferisce risponde della solvenza della società nei confronti degli acquirenti (4) che non siano investitori professionali ovvero soci della società medesima.

La decisione di emissione dei titoli prevede le condizioni del prestito e le modalità del rimborso (5) ed è iscritta a cura degli amministratori presso il registro delle imprese (6). Può altresì prevedere che, previo consenso della maggioranza dei possessori dei titoli (7), la società possa modificare tali condizioni e modalità.

Restano salve le disposizioni di leggi speciali (7) relative a particolari categorie di società e alle riserve di attività (8).


Commento

Atto costitutivo: [v. 2295]; Maggioranze: [v. 2479, 2479bis]; Registro delle imprese: [v. 2188].

Titoli di debito: titoli [v. 1992] emessi dalla società per acquisire finanziamenti; rappresentano dei debiti pecuniari che la società assume verso i terzi dai quali ha ricevuto un prestito (una categoria di (—) sono i titoli obbligazionari [v. 2410 ss.].

Investitori professionali: soggetti particolarmente qualificati, abilitati all’esercizio dei servizi di investimento e sottoposti alla vigilanza regolamentare, ispettiva e informativa delle autorità indicate dalla legge [v. nota (3)].

Circolazione: idoneità del titolo ad essere trasmesso da un soggetto all’altro secondo la relativa legge di (—), in modo che il possessore di buona fede del documento possa esigere la prestazione in esso contenuta [v. Libro IV, Titolo V].

Solvenza (responsabilità della): obbligo del cedente nei confronti del cessionario del titolo consistente nella garanzia dell’adempimento del debitore [v. 1267].

 

 

(1) Per ricorrere al mercato finanziario, l’atto costitutivo deve prevedere la possibilità di emettere titoli di debito e, in tale ipotesi, determina la competenza ad assumere la decisione (dei soci o degli amministratori); i limiti dell’importo dei titoli da emettere; le modalità da osservare affinché i soci o gli amministratori prendano le loro decisioni; le maggioranze per la decisione.

(2) In particolare, sono investitori professionali gli intermediari finanziari iscritti negli elenchi previsti dal d.lgs. 385/1993 (T.U. banca), gli intermediari disciplinati dal d.lgs. 58/1998 (T.U. intermediazione finanziaria) (esemplificando: banche, società di investimento), le imprese di assicurazione. La direttiva 2004/39/CE (recepita con d.lgs. 164/2007, cd. decreto MIFID ) ha individuato tre categorie di investitori: clienti al dettaglio, clienti professionali e controparti qualificate a seconda dell’esperienza e conoscenza del mercato finanziario e della capacità di valutare correttamente i rischi assunti, in modo che a differenti categorie corrispondano diversi livelli di protezione e regole di condotta che gli intermediari sono tenuti a seguire. L’esercizio professionale delle attività di investimento è riservato alle imprese di investimento e alle banche ma ciò non pregiudica la possibilità per le s.r.l. (nonché persone fisiche ed s.p.a.), in possesso dei requisiti professionali e patrimoniali richiesti, di prestare consulenza in materia di investimenti, senza detenere denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

(3) Gli investitori professionali, che ai sensi del codice civile rispondono della solvenza della società per le obbligazioni e gli altri strumenti finanziari, devono rispettare idonei requisiti patrimoniali stabiliti dalle competenti autorità di vigilanza, ai fini di tutela del risparmio.

Nelle s.p.a. il ricorso agli investitori professionali è previsto nel caso di obbligazioni emesse in eccesso rispetto al limite di cui all’art. 2412.

(4) Si tratta di una garanzia ex lege, a carico dei sottoscrittori, sostanzialmente coincidente con quelle prevista in materia di cessione del credito [v. 1260].

(5) Per condizioni del debito si intendono: importo del prestito, decorrenza del pagamento e degli interessi, frazionabilità del debito; le modalità di rimborso sono rappresentate dai termini di pagamento. Non sono previsti limiti all’emissione come per le s.p.a. [v. 2412], se non quelli eventualmente indicati nell’atto costitutivo.

(6) La norma non precisa il termine entro il quale deve avvenire l’iscrizione.

(7) Possessore del titolo è l’originario sottoscrittore o l’acquirente al quale sia stato successivamente trasferito.

(8) L’attuale legislazione disciplina l’emissione di strumenti finanziari (cambiali finanziarie, obbligazioni) favorendo l’accesso delle piccole e medie imprese al mercato finanziario.

(9) Per l’analoga disposizione in materia di s.p.a., si rinvia all’art. 2412, comma 6.

 

 

La norma, ribaltando il divieto di cui al precedente art. 2486, comma 3, introduce la possibilità di emettere titoli di debito per soddisfare l’esigenza della società di accedere a tale forma di finanziamento; l’esigenza viene contemperata da quella di tutela e salvaguardia degli interessi dei risparmiatori in quanto il legislatore ha consentito la sottoscrizione dei titoli esclusivamente ad investitori particolarmente qualificati e, quindi, in grado di valutare effettivamente il rischio, ed ha altresì previsto, per il caso di successivo trasferimento dei titoli, una garanzia analoga a quella prevista in materia di cessione del credito.


Giurisprudenza annotata

Emissione di titoli di debito

Ove una società a responsabilità limitata, in violazione dell'art. 2483 c.c. (ora 2474 c.c.), si sia accollata il pagamento dovuto dall'acquirente in caso di cessione di quote, il negozio di finanziamento posto in essere dalla stessa è inficiato di nullità da cui discende un'azione di ripetizione di indebito.

Tribunale Salerno sez. I  27 aprile 2010

 

La quota di s.r.l. esprime una posizione contrattuale obiettivata, un bene immateriale da equipararsi al bene mobile non iscritto in un pubblico registro e che tuttavia ha un valore patrimoniale oggettivo, che è dato dalla frazione del patrimonio che rappresenta. Conferma dell'equiparazione della quota al bene mobile non registrato si ricaverebbe anche dall'articolo 2482, secondo comma e 2483 c.c., in base ai quali la quota può essere trasferita, sequestrata, concessa in pegno dal socio e non dalla società che rispetto a tali avvenimenti è terza.

Cassazione civile sez. III  21 ottobre 2009 n. 22361  

 

Non rientra nel divieto di concedere prestiti o garanzie per l'acquisto delle proprie quote, posto a carico delle società a responsabilità limitata dall'art. 2483 c.c., l'adempimento, ancorché preordinato alla cessione, di pregresse e distinte obbligazioni della società nei confronti del socio cedente.

Cassazione civile sez. I  11 ottobre 2006 n. 21804  

 

Perché nel negozio transattivo, con cui una società di capitali rinuncia ad una pretesa creditoria nei confronti di un'altra e questa sottoscrive un aumento di capitale della prima, si possa configurare uno dei negozi vietati dall'art. 2483 c.c. prev. e si possa, quindi, applicare coerentemente la sanzione di nullità per frode alla legge, occorre dimostrare l'esistenza del credito rinunciato e la contestualità dell'operazione di finanziamento (strumentale alla sottoscrizione dell'aumento, di capitale), effettuata in funzione di scambio con la rinuncia medesima.

Corte appello Milano  18 giugno 2004

 

In tema di società di capitali, nonostante che prima dell'entrata in vigore dell'art. 28 d.P.R. n. 30 del 1986 (che ha dato attuazione alla seconda direttiva Cee in materia societaria, n. 77/91 del 13 dicembre 1976) l'art. 2483 c.c. (applicabile nel testo vigente "ratione temporis") non prevedesse, analogamente a quanto stabilito per le società per azioni, ai sensi dell'art. 2358 c.c., il divieto di accordare prestiti o fornire garanzie per l'acquisto di quote rappresentative del proprio capitale, tale divieto deve considerarsi operante anche per le società a responsabilità limitata, in ragione del fatto che finanziare un terzo per l'acquisto di quote o prestare a tal fine garanzie, anche mediante l'accollo del debito relativo al pagamento del corrispettivo stabilito nella cessione, pregiudica o rischia di pregiudicare gli interessi protetti dal divieto espressamente posto dal citato art. 2483 (In applicazione di tale principio, la Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso il contrasto, con il cit. art. 2483 c.c. e, quindi la nullità, del contratto di cessione della quota di una società a responsabilità limitata, con il quale la società aveva fatto fronte al pagamento di una parte rilevante del prezzo della cessione delle quote, malgrado che la "promessa" del trasferimento in favore dei cessionari di alcuni beni ricompresi nel patrimonio sociale fosse stata fatta dai soci e non dalla società).

Cassazione civile sez. I  14 maggio 2004 n. 9194  

 

In tema di società a responsabilità limitata, la disposizione dell'art. 2483 c.c. - la quale fa divieto alla società, a garanzia dell'integrità del capitale sociale, di acquistare proprie quote - non osta a che essa possa vendere le quote del socio quali beni altrui, ai sensi dell'art. 1478 c.c., ossia assumendo l'obbligo di procurarne l'acquisto al compratore, dato che l'automatismo e l'immediatezza del trasferimento al compratore stesso di dette quote evita, nel momento in cui siano conseguite dalla società, che questa divenga "partecipazione di se stessa", con pregiudizio della consistenza del capitale.

Cassazione civile sez. I  25 gennaio 2000 n. 796  

 

In tema di società a responsabilità limitata, la disposizione dell'art. 2483 c.c. - la quale fa divieto alla società, a garanzia dell'integrità del capitale sociale, di acquistare proprie quote - non osta a che essa possa vendere le quote del socio quali beni altrui, ai sensi dell'art. 1478 c.c., ossia assumendo l'obbligo di procurarne l'acquisto al compratore, dato che l'automatismo e l'immediatezza del trasferimento al compratore stesso di dette quote evita, nel momento in cui siano conseguite dalla società, che questa divenga "partecipante di se stessa", con pregiudizio della consistenza del capitale.

Cassazione civile sez. I  25 gennaio 2000 n. 796  

 

Quote- divieto di acquisto  e di dazione in pegno

È legittimo e non contrasta con l'art. 2483 c.c. l'acquisto di proprie quote da parte di una società a responsabilità limitata finalizzato al loro annullamento ed alla corrispondente riduzione del capitale (nel caso di specie trattavasi di riduzione del capitale per esuberanza).

Tribunale Casale Monferrato  12 marzo 1993

 

La vendita da parte di una società a responsabilità limitata di quote di proprietà dei soci, nella forma di vendita di cosa altrui, pur se eseguita a norma dell'art. 1478, comma 2, c.c., non confligge con il divieto di acquisto di proprie quote ex art. 2483 c.c.

Cassazione civile sez. I  11 dicembre 1992 n. 13123  

 

Il principio inderogabile enunciato dall'art. 2483 c.c. - per il quale in nessun caso la società a responsabilità limitata può acquistare o ricevere in pegno le proprie quote - posto a tutela degli interessi dei creditori, dei soci e delle società, comporta l'invalidità di ogni operazione che, comunque eseguita, tenda a conseguire risultati analoghi. Pertanto, in caso di cessione di quote di una società a responsabilità limitata, la stessa società non può validamente accollarsi il pagamento dovuto da chi ha acquistato tali quote.

Cassazione civile sez. I  04 ottobre 1984 n. 4916  

 

Quote- trasferimento

La vendita a parte di una società a responsabilità limitata delle quote di pertinenza dei propri soci, nella forma della vendita di cosa altrui ex art. 1478 c.c., non contrasta necessariamente con il disposto dell'art. 2483 c.c. (il quale fa divieto alla società, a garanzia dell'integrità del capitale sociale, di acquistare proprie quote), anche se realizzata nella forma di cui al comma 2 del citato art. 1478, non coinvolgendo di necessità il patrimonio della società venditrice stante l'istantaneità tra l'acquisizione da parte del venditore ed il trasferimento all'acquirente, nè integrando di per sè le obbligazioni finanziarie connesse all'acquisto della quota da parte del terzo quelle altre situazioni oggetto di divieto ex art. 2483 cit. (garanzia sulle quote, prestito o garanzia da parte della società per il trasferimento delle quote stesse).

Cassazione civile sez. I  11 dicembre 1992 n. 13123  



 
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