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Art. 2486 codice civile: Poteri degli amministratori

Al verificarsi di una causa di scioglimento e fino al momento della consegna di cui all’articolo 2487-bis, gli amministratori conservano il potere di gestire la società, ai soli fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale.

Gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi, per atti od omissioni compiuti in violazione del precedente comma.


Commento

La disposizione sembra alleggerire il ruolo dell’organo amministrativo cui nella precedente disciplina era fatto divieto di porre in essere ogni nuova operazione. A seguito della riforma, infatti, una volta accertata la causa di scioglimento, gli amministratori conservano il potere di gestione, ai soli fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale, fino alla consegna ai liquidatori prevista dall’art. 2487bis; in pratica, nel nuovo regime gli amministratori potrebbero anche compiere «nuove operazioni» purché strumentali alla conservazione del valore dell’impresa sociale (in particolare, compiere operazioni di dismissione di beni, continuare l’attività di impresa, dare esecuzione ai contratti in corso). Conseguentemente, la responsabilità in caso di violazione non investe più l’operazione in sé, ma l’eventuale danno conseguente anche, precisa il nuovo disposto, verso i terzi.

 


Giurisprudenza annotata

Poteri degli amministratori

Per avanzare una pretesa risarcitoria verso gli amministratori occorre allegare che la condotta gestoria successiva ad uno stato di scioglimento di fatto è stata illecita e quindi fonte di danno; ossia è necessario provare che si è trattato di attività che, in violazione dell’art. 2486 c.c., non è stata orientata meramente alla conservazione del valore del patrimonio sociale, poiché con essa è stata proseguita l’attività caratteristica ed è stato assunto nuovo rischio di impresa e che perciò essa ha cagionato un danno ingiusto in termini di depauperamento del patrimonio sociale. (Nella specie, la curatela avrebbe quindi dovuto verificare e allegare se dopo la perdita del capitale non ripianata, erano state intraprese iniziative imprenditoriali al di fuori di una logica meramente conservativa e individuare quali conseguenze negative sul piano del depauperamento del patrimonio sociale ne fossero derivate).

Tribunale Milano sez. VIII  05 marzo 2011 n. 4480  

 

L'assenza di una disciplina concernente la responsabilità degli amministratori di s.r.l. verso i creditori per la violazione degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sarebbe inconciliabile con il sistema di responsabilità degli organi gestori come delineato dalla riforma, dal momento che la disciplina della s.r.l. non sarebbe coordinata con quella di cui agli art. 2485 e 2486 c.c., con quella dei gruppi ex art. 2497 c.c., con la regolamentazione della responsabilità dei sindaci ex art. 2407 comma 2 c.c.

Tribunale Milano  18 gennaio 2011

 

Una scrittura privata di risoluzione del contratto di igiene ambientale, sottoscritta dall'amministratore quando la società è già stata posta in liquidazione, ma non sono stati ancora nominati i liquidatori, non è atto compiuto in violazione dell'art. 2486 c.c. se, per l'incapacità di adempire, la società abbia già ricevuto un atto di diffida del Comune con richiesta di risarcimento del danno e la prosecuzione del contratto avrebbe aggravato l'esposizione bancaria.

Tribunale Tivoli  28 luglio 2010

 

In caso di scioglimento di una società, mentre il previgente art. 2449 c.c. vietava tout court agli amministratori il compimento di "nuove operazioni", il novellato art. 2486 c.c. prevede che gli stessi conservano il potere di gestire la società ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale, esplicitando un concetto già sostenuto in giurisprudenza, secondo cui gli atti d'impresa strumentali alla conservazione del patrimonio ed alle necessità inerenti alla liquidazione non costituiscono "nuove operazioni", in quanto tali vietate.

Tribunale Lecce sez. fallimentare  03 dicembre 2009 n. 2428  

 

In presenza di clausole statutarie riproduttive di disposizioni previgenti ma inconflitto con norme derogabili introdotte dal d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6, spetta al giudice valutare se i soci avessero inteso richiamare o riprodurre la regola legale di tempo in tempo vigente ovvero tramutare la regola legale in previsione pattizia (nella specie, lo statuto di una s.r.l. rinviava al previgente art. 2486 c.c. per la determinazione dei quorum assembleari ed il tribunale ha ritenuto - sulla base della conformazione della compagine societaria al tempo della costituzione della società - che i due soci titolari del 50% del capitale ciascuno avessero inteso adottare in concreto un meccanismo decisorio unanimistico).

Tribunale Cosenza  23 febbraio 2009

 

In base all'attuale disciplina (art. 2486 comma 2 e art. 2476 comma 6 c.c.), il creditore sociale può bensì esperire azione di responsabilità verso gli amministratori sociali, ma solo per i danni direttamente ed individualmente provocatigli dagli amministratori stessi. La tutela del patrimonio sociale della s.r.l. in precedenza affidata all'azione di responsabilità sociale o dei creditori sociali, resta, a seguito della recente riforma, confidata alla legittimazione "diffusa" di ogni singolo socio "ad instar" di quello che avviene nelle società di persone, alla cui disciplina, peraltro, risulta ampiamente ispirata quella attuale della s.r.l.

Tribunale Milano sez. VIII  27 febbraio 2008 n. 2589  

 

Nel caso in cui i soci non abbiano provveduto ad adeguare l'atto costitutivo della società nel termine del 30 settembre 2004, fissato a tal fine dall'art. 223 bis disp. att. c.c., qualora non vi sia una manifestazione di volontà di segno contrario dei soci, sulle clausole statutarie difformi dalle nuove disposizioni normative devono prevalere queste ultime e ciò a prescindere dalla natura inderogabile o derogabile delle stesse. (Nel caso di specie si è ritenuta iscrivibile nel registro delle imprese la delibera di scioglimento anticipato di una società a responsabilità limitata il cui statuto, non adeguato alla disciplina introdotta dal d.lg. 6/2003, disponeva che alle deliberazioni dell'assemblea si applicassero le norme, e quindi le maggioranze, dell'art. 2486 c.c. nel testo previgente.

Tribunale Verona  07 dicembre 2007

 

In tema di impugnazione di delibera di una società a responsabilità limitata, l'art. 2378, comma 1, c.c. (richiamato espressamente dall'art. 2486 c.c. nel testo anteriore al d.lg. n. 6 del 2003), stabilisce che il tribunale territorialmente competente è in via esclusiva e inderogabile quello del luogo in cui la società aveva la propria sede legale, determinata al momento dell'introduzione del giudizio. (Nella fattispecie la S.C. ha affermato il principio ritenendo irrilevante la circostanza per cui proprio con la delibera impugnata la società avesse mutato la sede ed anche la sua denominazione sociale, in ragione della immediata esecutività delle delibere assembleari e della diversità dal caso, non dimostrato, di delibera di fusione per incorporazione).

Cassazione civile sez. I  11 settembre 2007 n. 19039  

 

In tema di computo del quorum deliberativo dell'assemblea di una società a responsabilità limitata nel caso in cui uno dei soci versi in conflitto d'interessi, per la disciplina di cui all'art. 2373, comma 1, c.c. (per il richiamo all'art. 2486, comma 2, c.c.) nel regime anteriore alla riforma societaria di cui al d.lg. n. 6 del 2003, la nozione di capitale sociale di riferimento rimanda alla sola parte di esso coincidente con quella dei soci aventi diritto di votare, con esclusione della quota facente capo al socio che versi in conflitto d'interessi, rilevante invece ai soli fini del quorum costitutivo, ai sensi dell'art. 2373, comma 4, c.c.

Cassazione civile sez. I  12 luglio 2007 n. 15613  



 
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