codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2487 codice civile: Nomina e revoca dei liquidatori; criteri di svolgimento della liquidazione

Salvo che nei casi previsti dai numeri 2), 4) e 6) del primo comma dell’articolo 2484 non abbia già provveduto l’assemblea e salvo che l’atto costitutivo o lo statuto non dispongano in materia, gli amministratori, contestualmente all’accertamento della causa di scioglimento, debbono convocare l’assemblea dei soci perché deliberi, con le maggioranze previste per le modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto (1), su:

a) il numero dei liquidatori e le regole di funzionamento del collegio in caso di pluralità di liquidatori;

b) la nomina dei liquidatori, con indicazione di quelli cui spetta la rappresentanza (2) della società;

c) i criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione; i poteri dei liquidatori, con particolare riguardo alla cessione dell’azienda sociale, di rami di essa, ovvero anche di singoli beni o diritti, o blocchi di essi; gli atti necessari per la conservazione del valore dell’impresa, ivi compreso il suo esercizio provvisorio, anche di singoli rami, in funzione del migliore realizzo (3).

Se gli amministratori omettono la convocazione di cui al comma precedente, il tribunale vi provvede su istanza di singoli soci o amministratori, ovvero dei sindaci, e, nel caso in cui l’assemblea non si costituisca o non deliberi, adotta con decreto le decisioni ivi previste.

L’assemblea può sempre modificare, con le maggioranze richieste per le modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto (1), le deliberazioni di cui al primo comma.

I liquidatori possono essere revocati (4) dall’assemblea o, quando sussiste una giusta causa, dal tribunale su istanza di soci, dei sindaci o del pubblico ministero.


Commento

(1) Le maggioranze sono quelle relative all’assemblea straordinaria nelle s.p.a. [v. 2365 ss.] ed all’assemblea dei soci nelle s.r.l. [v. 2479 c. 4, 2479bis c. 3].

(2) Si intende anche la rappresentanza processuale.

(3) In caso di scioglimento e liquidazione volontaria delle società di investimento, la nomina, la revoca e la sostituzione dei liquidatori spetta all’assemblea straordinaria (v. art. 125bis, d.lgs. 58/1998); si applicano le disposizioni dell’articolo in commento, ad eccezione della lett. c) del comma 1 (art. 35octies, d.lgs. 58/1998). Nel caso di liquidazione ordinaria di una banca è consentita la prosecuzione dell’attività (art. 96quinquies, d.lgs. 385/1993).

(4) Cioè privati dei loro poteri e sostituiti con altri.

Con l’avverarsi di una causa di scioglimento, si rende necessaria la nomina dei liquidatori. La legge stabilisce quali organi debbano attivarsi per l’avvio della procedura di liquidazione, preoccupandosi di indicare un meccanismo che l’assicuri anche in caso di inerzia di questi ultimi. Lo scioglimento, infatti, determina l’instaurarsi di una situazione transitoria che deve evolvere nella liquidazione entro tempi brevi nell’interesse dei soci e dei terzi.


Giurisprudenza annotata

Nomina e revoca dei liquidatori

In tema di ricorso ai Con ricorso ex art. 2485 e 2487 comma 2 volto ad accertare e dichiarare lo scioglimento della di una società di capitali e provvedere, ai sensi dell’art. 2487 comma 2, alla nomina di un liquidatore estraneo ai soci e privo di pregressi rapporti con la società, il Giudice è chiamato ad accertare, sulla base degli elementi oggettivi indicati dalla legge, la sussistenza o meno di una causa di scioglimento della Società (non dovendo accertare -in questa sede- la responsabilità dei soci in ordine alla stessa, né tantomeno potrebbe escludere la sussistenza di una causa di scioglimento sulla base del fatto che questa sia addebitabile ad uno piuttosto che ad un altro socio). Nel caso di specie, il dissidio tra i due gruppi di soci –i quali detengono rispettivamente una partecipazione pari al 50 % del capitale- non ha consentito la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione in ben due occasioni, la prima per impossibilità di raggiungere un quorum deliberativo, la seconda per impossibilità di raggiungere il valido quorum costitutivo, e, ad oggi, risulta essere causa della persistente inerzia dell’assemblea. Quindi, la situazione della compagine sociale risulta causa permanente di scioglimento della società. Si deve, allora, ritenere accertata la sussistenza di una causa di scioglimento della società di cui all’art. 2484 comma 1 n. 3 c.c.

Tribunale Milano  06 marzo 2014

 

È ammissibile l'esperibilità dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata da parte dei creditori a seguito della cd. riforma del diritto societario e della espunzione dal nuovo testo dell'art. 2487 c.c. del richiamo alla disciplina delle s.p.a..

Tribunale Teramo  15 febbraio 2013 n. 140  

 

Secondo quanto previsto dall'art. 2495, secondo comma, c.c., applicabile anche alle cooperative in virtù del rinvio disposto dall'art. 2519 c.c., lo scioglimento della società non ne determina l'estinzione, la quale consegue invece alla cancellazione dal registro delle imprese, ammessa a seguito dell'approvazione del bilancio finale di liquidazione. Solo con la cancellazione viene meno la soggettività dell'ente, e con essa la sua capacità processuale, nonché la legittimazione attiva e passiva dei suoi organi, la quale, relativamente ai processi in corso, si trasferisce ai singoli soci: questi ultimi, infatti, a seguito della estinzione, divengono non solo responsabili nei confronti dei creditori sociali per i crediti rimasti insoddisfatti, nei limiti delle somme da loro riscosse nel bilancio finale di liquidazione, ma anche partecipi della comunione sui beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione, con la conseguente configurabilità di una successione a titolo universale che da luogo, sul piano processuale, all'applicabilità dell'art. 110 c.p.c.. Prima della cancellazione, invece, la legittimazione processuale spetta unicamente ai liquidatori ai quali l'assemblea della società abbia attribuito la rappresentanza della stessa, ai sensi dell'art. 2487 c.c., verificandosi, per effetto dell'iscrizione della nomina nel registro delle imprese, la cessazione dalla carica degli amministratori ed il subingresso dei liquidatori nei relativi poteri.

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2012 n. 17637

 

 

Competenza

Ai sensi dell'art. 3 d.l. 24 gennaio 2012 n. 1 (conv. con modificazioni in legge 24 marzo 2012 n. 27), le sezioni specializzate del tribunale delle imprese hanno competenza esclusiva a conoscere non solo delle "cause" societarie, ma pure dei "procedimenti" camerali involgenti società di capitali, tra cui, come nella specie, la richiesta di nomina del liquidatore di s.r.l., a norma degli art. 2487 ss. c.c.

Tribunale Modena sez. II  23 gennaio 2013

 

 

Fallimento

Ai fini della rituale instaurazione del contraddittorio in ordine all'istanza di fallimento proposta nei confronti di una società di capitali della quale sia stato deliberato lo scioglimento senza che si sia provveduto alla designazione del liquidatore, non è necessaria la nomina del liquidatore giudiziario di cui all'art. 2487 c.c. e all'art. 15, comma 8, l. fall., novellato dall'art. 2 del d.lg. n. 169 del 2007, nomina alla cui richiesta sono legittimati i soci, gli amministratori e i sindaci, non anche i terzi. Ai terzi che intendano presentare l'istanza di fallimento è sufficiente provocare la nomina di un curatore speciale ai sensi dell'art. 78 c.p.c., il quale è legittimato a resistere all'istanza medesima, non implicando tale resistenza il compimento di attività di gestione, al di fuori di quella — che l'art. 78 c.p.c. commette allo stesso curatore — volta a promuovere il ripristino della rappresentanza legale dell'ente.

Cassazione civile sez. VI  01 agosto 2012 n. 13827  

 

In tema di responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata, la riforma societaria di cui al d.lg. n. 6 del 2003, che pur non prevede più il richiamo, negli art. 2476 e 2487 c.c., agli art. 2392, 2393 e 2394 c.c., e cioè alle norme in materia di società per azioni, non spiega alcuna rilevanza abrogativa sulla legittimazione del curatore della società a responsabilità limitata che sia fallita, all'esercizio della predetta azione ai sensi dell'art. 146 l.fall., in quanto per tale disposizione, riformulata dall'art. 130 del d.lg. n. 5 del 2006, tale organo è abilitato all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità contro amministratori, organi di controllo, direttori generali e liquidatori di società, così confermandosi l'interpretazione per cui, anche nel testo originario, si riconosceva la legittimazione del curatore all'esercizio delle azioni comunque esercitabili dai soci o dai creditori nei confronti degli amministratori, indipendentemente dallo specifico riferimento agli art. 2393 e 2394 c.c.

Cassazione civile sez. I  21 luglio 2010 n. 17121

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti