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Art. 2495 codice civile: Cancellazione della società

Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese (1).

Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi (2). La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l’ultima sede della società (3) (4).


Commento

(1) La giurisprudenza di legittimità ha affermato che la cancellazione produce l’effetto costitutivo dell’estinzione irreversibile della società anche in presenza di crediti insoddisfatti e di rapporti di altro tipo non definiti. Più precisamente, per le società di capitali la cancellazione dal registro delle imprese determina l’immediata estinzione della società, indipendentemente dall’esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, soltanto nel caso in cui tale adempimento abbia avuto luogo in data successiva all’entrata in vigore della riforma in quanto alla norma non può attribuirsi natura interpretativa della disciplina previgente, né efficacia retroattiva, con la conseguenza che per le società cancellate in epoca anteriore all’1-1-2004 l’estinzione opera solo a partire dalla predetta data. Peraltro, dopo la riforma del diritto societario, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio. Al riguardo, in materia fiscale, il legislatore ha disposto che ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e relative sanzioni, l’estinzione della società ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese (art. 28, d.lgs. 175/2014).

(2) La responsabilità dei liquidatori di società di capitali ha natura di responsabilità aquiliana conseguente a fatto illecito [v. 2043], e dunque la relativa obbligazione non è pecuniaria [v. 1277], bensì di valore.

(3) La giurisprudenza riguardo al precedente art. 2456 aveva effettuato un’interpretazione abrogativa della norma e, argomentando dal comma 2, la Suprema Corte aveva, addirittura, imposto, a carico dei liquidatori, l’obbligo di ricostituire il patrimonio sociale precedentemente ridistribuito ai soci. I creditori della società non soddisfatti potevano, quindi, agire anche nei confronti della società cancellata. Inoltre, seguendo il solco tracciato dalla giurisprudenza, si affermava che la società si estingue quando è stato soddisfatto l’ultimo creditore (o quando non è più possibile soddisfarne per mancanza di attivo).

Il nuovo comma 2, riconoscendo ai creditori sociali azione verso i soci e i liquidatori, precisa che l’estinzione della società resta ferma anche in presenza di tale azione e che la domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata alla sede della società.

(4) Dopo la riforma del diritto societario, la cancellazione dal registro delle imprese estingue anche le società di persone, sebbene non tutti i rapporti giuridici ad esse facenti capo siano stati definiti; una lettura costituzionalmente orientata del comma 2 dell’articolo in commento impone un ripensamento della disciplina relativa alle società di persone, in virtù del quale la cancellazione, pur avendo per esse natura dichiarativa, consente di presumere il venir meno della loro capacità e soggettività limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali.

L’articolo è dettato dall’esigenza di evitare che un fraudolento accordo tra soci e liquidatori possa pregiudicare i creditori


Giurisprudenza annotata

Cancellazione della società

La cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese determina l'estinzione dell'ente e, quindi, la cessazione della sua capacità processuale, il cui difetto originario è rilevabile di ufficio anche in sede di legittimità e comporta, in quest'ultimo caso, l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per cassazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza con cui il giudice di merito aveva accolto l'impugnazione proposta del liquidatore della società estinta nei confronti di avvisi di accertamento notificati successivamente alla cancellazione della società dal registro delle imprese e relativi a tributi sorti in epoca anteriore). Cassa senza rinvio, Comm. Trib. Reg. Lombardia, 31/01/2008

Cassazione civile sez. trib.  08 ottobre 2014 n. 21188  

 

La cancellazione della società di persone nel corso del giudizio relativo a una pretesa già azionata dalla società stessa esprime manifestazione di volontà del liquidatore di rinunciare all'asserito credito. (Nella specie, in applicazione del riferito principio la Suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello proposto dal liquidatore e da un socio in proprio, affermando che sia la società che il socio erano privi di legittimazione, la prima perché cancellata dal registro delle imprese, il secondo perché il credito era societario e non dei soci).

Cassazione civile sez. I  10 giugno 2014 n. 13017  

 

L’evento estintivo, ossia la cancellazione della società dal registro delle imprese, è oggetto di pubblicità legale. Salvo impedimenti particolari, non appare quindi ammissibile che l’impugnazione provenga dalla – o sia indirizzata alla – società cancellata, e perciò non più esistente, giacché la pubblicità legale cui l’evento estintivo è soggetto impone di ritenere che i terzi, e quindi anche le controparti processuali, ne siano a conoscenza. Dunque, ove invece l’evento estintivo non sia stato fatto constare nei modi previsti dalla legge o si sia verificato quando il farlo constare in quei modi non sarebbe più stato possibile, l’impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata, a pena d’inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci succeduti alla società estinta, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l’evento estintivo è occorso. (Nella specie, poiché la cancellazione della Pizzeria dal registro imprese avveniva nel corso del giudizio di primo grado, la Corte ha ritenuto prodottosi l’effetto estintivo ed ha dichiarato l’appello inammissibile, in quanto proposto da soggetto privo della capacità di stare in giudizio e non più esistente; con condanna inoltre dell’avvocato alle spese, ricorrendo la fattispecie di inesistenza, e non di mera temporanea inefficacia, della procura - sicché dell’attività processuale il legale assume esclusivamente la responsabilità -).

Corte appello Venezia sez. IV  31 marzo 2014 n. 286

 

Qualora la cancellazione e, quindi, l'estinzione della società di capitali non sia stata dichiarata nel corso delle pregresse fasi di merito e nondimeno tale evento sia antecedente alla notificazione del ricorso per cassazione, il medesimo ricorso - all'uopo proposto dal liquidatore - è inammissibile, in ragione della perdita della capacità processuale attuatasi in capo a tale soggetto che, evidentemente, risulta privo di rilasciare la procura, sicché la procura eventualmente rilasciata non può che reputarsi affetta da nullità e tamquam non esset.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6887  

 

La cancellazione della società dal registro delle imprese, determinandone l'estinzione, priva la società stessa della capacità di stare in giudizio; pertanto, qualora l'estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte, e l'evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe più stato possibile, l'impugnazione della sentenza, pronunciata nei riguardi della società, deve provenire o essere indirizzata, a pena d'inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci, sicché è inammissibile il ricorso per cassazione proposto da chi si sia qualificato come mero assegnatario dei beni sociali, senza che possa avere rilievo sanante la prospettazione della qualità di ex socio della società estinta, contenuta soltanto nella memoria depositata dal ricorrente ai sensi dell'art. 380 bis cod. proc. civ. Dichiara inammissibile, App. Bari, 04/08/2010

Cassazione civile sez. VI  19 marzo 2014 n. 6468  

 

In tema di società di capitali, la cancellazione dal registro delle imprese determina l'immediata estinzione della società, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, soltanto nel caso in cui tale adempimento abbia avuto luogo in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, che, modificando l'art. 2495, secondo comma, cc, ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione: a tale disposizione, infatti, non può attribuirsi natura interpretativa della disciplina previgente, in mancanza di un'espressa previsione di legge, con la conseguenza che, non avendo essa efficacia retroattiva e dovendo tutelarsi l'affidamento dei cittadini in ordine agli effetti della cancellazione in rapporto all'epoca in cui essa ha avuto luogo, per le società cancellate in epoca anteriore al 1 gennaio 2004 l'estinzione opera solo a partire dalla predetta data. In tali evenienze si verifica un fenomeno successorio con la conseguenza che sono i soci a risultare legittimati alla proposizione di azioni relative a diritti riconducibili alla società. Se vi sono dei residui attivi non liquidati o delle sopravvenienze attive può attribuirsi un significato alla volontà della società di procedere alla cancellazione senza aver chiarito la sorte di tali attività residue. In particolare, tale volontà può essere intesa come rinuncia in relazione a crediti che costituiscano il risultato di mere pretese da azionare in giudizio o che difettino di liquidità, mentre stesso discorso non può farsi per beni o diritti che, se conosciuti o non trascurati al tempo della liquidazione, avrebbero dovuto essere inseriti in bilancio e costituire oggetto di ripartizione. Rispetto a tale posizione è pertanto ravvisabile un subentro dei soci rispetto all'organismo societario che comporta soltanto che, sparita la società, s'instauri tra i soci medesimi ai quali i diritti o i beni pervengono, un regime di contitolarità o di comunione indivisa.

Tribunale Bari  13 marzo 2014 n. 1355  

 

L'art. 2495 cod. civ. (al pari dell'art. 2456 cod. civ. nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) prevede che i crediti verso la società cancellata diventano esercitabili dapprima nei confronti dei soci, nei limiti delle somme riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e poi, in caso di mancato pagamento per loro colpa, nei confronti dei liquidatori, stabilendo, quindi, ulteriori e distinti fatti costitutivi. Ne deriva che l'accertamento giudiziale del credito verso la società, anche con forza di giudicato, pur opponibile ai soci ed ai liquidatori, non consente al creditore di far valere il titolo esecutivo ottenuto direttamente nei loro confronti, attesa la necessità di agire in giudizio contro gli uni e, gradatamente, contro gli altri per l'accertamento dei rispettivi presupposti. Rigetta, Trib. Roma, 19/05/2009

Cassazione civile sez. III  27 febbraio 2014 n. 4699

 

Qualora la questione relativa alla cancellazione della società appellata dal registro delle imprese in data anteriore sia al deposito del ricorso in secondo grado che alla sua notificazione non sia stata sottoposta all'attenzione del giudice di appello, la questione stessa non può essere proposta - per la prima volta - all'esame del Supremo collegio invocando che la cancellazione della società del registro delle imprese determina ope legis la perdita della personalità e della capacità processuale della medesima, sicché l'atto di appello sarebbe stato notificato a un soggetto inesistente.

Cassazione civile sez. III  26 febbraio 2014 n. 4563  

 

In tema di liquidazione di società di capitali, alla luce del precetto contenuto nell’art. 2495 c.c., la liquidazione deve ritenersi compiuta e la società estinta con la cancellazione dal registro delle imprese, anche qualora rimangano creditori insoddisfatti. Il procedimento di liquidazione può ritenersi ultimato anche in presenza di obbligazioni non onorate dalla società e non vi è spazio per un accertamento sostanziale, in particolare da parte del Giudice del Registro, di insussistenza del presupposto (l’approvazione di valido bilancio finale di liquidazione) fondante la legittimità della istanza di cancellazione della società.

Tribunale Napoli  13 novembre 2013 n. 4216  

 

A decorrere dal primo gennaio 2004, ex art. 2495 c.c., la cancellazione di una società di capitali dal registro dell'imprese è contestualmente atto e momento in cui si individua e da cui decorre l'estinzione della persona giuridica. L'estinzione della società di capitali determina la successione dei rapporti attivi e passivi dalla persona giuridica in favore dei soci, i quali rispondono nei limiti della responsabilità patrimoniale che caratterizzava la loro partecipazione nella società in bonis, ovvero, limitatamente al patrimonio ricevuto al termine della liquidazione (soci limitatamente responsabili) o illimitatamente (soci illimitatamente responsabili).

Cassazione civile sez. III  18 luglio 2013 n. 17564  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 2495 c.c. e 328 c.p.c., censurati, in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., "nella parte in cui non prevedono, in caso di estinzione della società per effetto di volontaria cancellazione dal registro delle imprese, che il processo prosegua o sia proseguito nei gradi di impugnazione da o nei confronti della società cancellata, sino alla formazione del giudicato". Il rimettente non ha adempiuto al dovere di sperimentare la possibilità di dare alle norme impugnate un significato tale da renderle compatibili con gli evocati parametri costituzionali, e il petitum richiesto non si configura come soluzione costituzionalmente imposta, apparendo piuttosto diretto a sterilizzare, sul piano processuale, gli effetti immediatamente estintivi della società derivanti dalla cancellazione ai sensi del nuovo testo dell'art. 2495 c.c., mediante un sostanziale ripristino del sistema anteriore alla riforma del 2003, per il quale la cancellazione dal registro delle imprese della iscrizione di una società commerciale, di persone o di capitali, non produceva l'estinzione della società stessa, in difetto dell'esaurimento di tutti i rapporti giuridici pendenti facenti capo ad essa (sentt. n. 356 del 1996, 21 del 2013; ordd. n.126, 194, 240 del 2012).

Corte Costituzionale  17 luglio 2013 n. 198



 
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