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Art. 2499 codice civile: Limiti alla trasformazione

Può farsi luogo alla trasformazione anche in pendenza (1) di procedura concorsuale, purché non vi siano incompatibilità con le finalità o lo stato della stessa.


Commento

Procedure concorsuali: particolari procedure giudiziali (es.: fallimento) previste nel caso in cui l’imprenditore commerciale non sia in grado di adempiere le proprie obbligazioni alle relative scadenze (cd. «insolvenza»); le procedure concorsuali sottopongono ad esecuzione l’intero patrimonio dell’impresa per assicurare la par condicio creditorum, cioè il diritto dei creditori chirografari [v. 1203] ad essere soddisfatti, in proporzione ai loro crediti, senza preferenze, sul patrimonio residuo dell’imprenditore, dopo la soddisfazione dei creditori assistiti da cause legittime di prelazione [v. 2741] (es.: privilegio [v. 2745], pegno [v. 2784], ipoteca [v. 2808]).

 

(1) Si intende in presenza, mentre è in atto una procedura concorsuale.


Giurisprudenza annotata

Società

La possibilità di trasformazione societaria in fase di liquidazione trova un sostrato normativo nell'art. 2499 c.c. che ammette la trasformazione anche in pendenza di procedura concorsuale ponendo, quale unico limite, la valutazione concreta e contingente della incompatibilità della trasformazione con le esigenze della liquidazione. Tale incompatibilità non si ravvisa quando la trasformazione consente più agili e spedite modalità di liquidazione del patrimonio sociale e di superare eventuali anomalie dell'assetto societario.

Corte appello Torino sez. I  20 gennaio 2010

 

Ai sensi dell'art. 2499 c.c., la trasformazione di una società non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali anteriori all'iscrizione della deliberazione di trasformazione nel registro delle imprese, se non risulta che i creditori sociali abbiano dato il loro consenso alla trasformazione stessa, il quale si presume se i creditori, ai quali la suddetta deliberazione sia stata comunicata, non abbiano negato espressamente la loro adesione nel termine di trenta giorni dalla ricezione della comunicazione medesima.

Cassazione civile sez. lav.  19 aprile 2006 n. 9065  

 

L'art. 2477 c.c. sancendo "l'applicabilità alle s.r.l., che abbiano capitale non inferiore a quello delle s.p.a., di tutte le norme previste per tali ultime società in tema di collegio sindacale", importa l'assoggettabilità delle prime anche alla procedura di controllo delineata dall'art. 2409 c.c., "articolo inserito, appunto, nel corpo del par. 3 della sez. VI - bis del nuovo capo V del c.c.". "La previsione normativa appare del tutto compatibile con la chiara scelta di campo attuata dal legislatore della riforma societaria nella residua disciplina delle s.r.l. ove, in mancanza della generale previsione del controllo giudiziario, in precedenza prevista espressamente dall'art. 2488 c.c., l'azione di responsabilità verso gli amministratori viene attribuita ai singoli soci senza alcuna limitazione collegata all'entità della loro partecipazione". Ed invero, la sottolineata diversità degli strumenti di controllo delineati dall'art. 2409 c.c. e dall'art. 2499 c.c. e dei provvedimenti adottabili nelle rispettive sedi, "porta necessariamente a ritenere che, il controllo giudiziario sulla gestione societaria, quale strumento ben più pregnante e invasivo e al contempo più duttile e veloce rispetto all'azione di responsabilità, debba applicarsi perlomeno a quelle s.r.l. che, per dimensioni di capitale, necessitino ancora della garanzia di osservanza delle norme imperative di diritto societario in tema di gestione che solo l'intervento giudiziario ex art. 2409 c.c., può offrire, a tutela anche di interessi pubblicisti e con riguardo ai soggetti estranei alla compagnia societaria". "L'interpretazione offerta del resto appare l'unica idonea ad evitare il palese contrasto delle esaminate revisioni novellistiche con le prescrizioni di cui agli art. 76 e 77 cost., non essendo prevista in alcuna parte delle l. delega n. 366 del 2001 per la riforma del diritto societario l'abolizione del controllo giudiziario sulle s.r.l.".

Tribunale Treviso  28 settembre 2004

 

La comunicazione della delibera di trasformazione ai creditori sociali, prevista dall'art. 2499 c.c., per consentire l'effetto della limitazione della responsabilità deve contenere la trasmissione della delibera di trasformazione con allegata la relazione di stima. La mera comunicazione a mezzo lettera raccomandata dell'avvenuta trasformazione, non riveste i requisiti minimi di sufficienza per determinare gli effetti di cui all'art. 2499, comma 2, c.c.

Tribunale Prato  14 ottobre 2002

 

La comunicazione della delibera di trasformazione ai creditori sociali, prevista dall'art. 2499 c.c., per consentire l'effetto della limitazione della responsabilità deve contenere la trasmissione della delibera di trasformazione con allegata la relazione di stima. La mera comunicazione a mezzo lettera raccomandata dell'avvenuta trasformazione, non riveste i requisiti minimi di sufficienza per determinare gli effetti di cui all'art. 2499, comma 2, c.c.

Tribunale Prato  14 ottobre 2002

 

L'art. 2499 c.c., nella parte in cui prevede che il consenso dei creditori sociali si presume nel caso in cui questi non abbiano negato espressamente la loro adesione alla deliberazione di trasformazione che sia stata loro comunicata per raccomandata data nel termine di trenta giorni, non implica la necessità di trasmettere anche la copia della delibera medesima. funzione di tale comunicazione è infatti quella di rendere i creditori partecipi della notizia della deliberazione, e non di rendere legalmente noto (nella sua letteralità ed interezza) un atto per il quale l'ordinamento prevede distintamente, con l'iscrizione nel registro delle imprese, una pubblicità legale.

Cassazione civile sez. I  08 agosto 2002 n. 11994  

 

La comunicazione della deliberazione di trasformazione da farsi ai creditori sociali a norma dell'art. 2499 c.c., non deve contenere l'intera deliberazione in questione, ma è sufficiente che contenga la notizia dell'avvenuta trasformazione, ovvero il richiamo agli estremi della delibera stessa e della sua iscrizione nel registro delle imprese, atteso che, sulla base di tale comunicazione, i creditori devono essere posti in condizione di tutelare i propri interessi manifestando il loro eventuale dissenso alla liberazione dei soci già illimitatamente responsabili.

Cassazione civile sez. I  08 agosto 2002 n. 11994  

 

 

Pubblica amministrazione

È illegittima l'esclusione da una gara d'appalto (nella specie, licitazione privata per la fornitura di pasti preconfezionati) di una società per azioni nata dalla trasformazione di una società in accomandita semplice, disposta in ragione della condanna del legale rappresentante di quest'ultima per il reato di cui all'art. 5 lett. b) l. 30 aprile 1962 n. 283; tanto più quando il condannato non rivesta più alcuna carica sociale nella nuova società. Infatti, se è vero che l'art. 2499 c.c. stabilisce un particolare regime circa la conservazione della responsabilità dei soci a responsabilità illimitata, è altrettanto vero che con l'iscrizione della deliberazione costitutiva nel registro delle imprese viene ad emergere un nuovo ed autonomo soggetto dotato di personalità giuridica distinta che come tale non può essere condizionato nella sua attività da chi, nella vecchia organizzazione, si sia reso responsabile di una condotta sanzionata penalmente. ( Annulla Tar Liguria, sez. II, 15 aprile 2002 n. 432 ).

Consiglio di Stato sez. V  29 aprile 2003 n. 2191  

 

 

Fallimento

A seguito di fusione, gli effetti della dichiarazione di fallimento pronunciata a carico della società incorporante si estendono a quei soci, anche personalmente non responsabili (nella specie in quanto accomandanti di una s.a.s.), per le obbligazioni assunte dall'incorporata (nell'ambito della quale essi erano illimitatamente responsabili) che abbiano determinato il dissesto della incorporante. Ciò in quanto non sia intervenuto il consenso dei creditori ex art. 2499 c.c. e pure qualora sia decorso il termine concesso dalla norma di cui all'art. 2503 c.c. ai medesimi per l'opposizione alla delibera di fusione.

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2003 n. 3733  

 

La questione dei rapporti tra l'art. 2499 c.c. ed il combinato disposto degli art. 10 e 147 l. fall., si colloca su un piano di reciproca indifferenza, posta la rispettiva autonomia degli effetti giuridici consistenti nella soggezione al fallimento e nella responsabilità illimitata. Mentre il primo, infatti, trova una chiara delimitazione temporale decorrente da un termine certo, così da assicurare stabilità al traffico giuridico ed economico, il secondo effetto può ben prodursi senza limiti di tempo.

Corte appello Bologna  11 febbraio 2003

 



 
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