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Art. 2501-bis codice civile: Fusione a seguito di acquisizione con indebitamento

Nel caso di fusione tra società, una delle quali abbia contratto debiti per acquisire il controllo dell’altra, quando per effetto della fusione il patrimonio di quest’ultima viene a costituire garanzia generica (1) o fonte di rimborso di detti debiti, si applica la disciplina del presente articolo.

Il progetto di fusione di cui all’articolo 2501ter deve indicare le risorse finanziarie previste per il soddisfacimento delle obbligazioni della società risultante dalla fusione.

La relazione di cui all’articolo 2501quinquies deve indicare le ragioni che giustificano l’operazione e contenere un piano economico e finanziario con indicazione della fonte delle risorse finanziarie e la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.

La relazione degli esperti di cui all’articolo 2501sexies, attesta la ragionevolezza delle indicazioni contenute nel progetto di fusione ai sensi del precedente secondo comma.

Al progetto deve essere allegata una (2) relazione del soggetto incaricato della revisione legale dei conti (3) della società obiettivo o della società acquirente.

Alle fusioni di cui al primo comma non si applicano le disposizioni degli articoli 2505 e 2505bis.


Commento

Fusione: [v. 2501]; Patrimonio (sociale): [v. 2267]; Progetto di fusione: [v. 2501ter]; Revisione legale dei conti: [v. 2463].

 

(1) La norma richiama la cd. garanzia generica, quella che, cioè, ha ad oggetto tutti i beni del debitore [v. 2740], in contrapposizione ai diritti reali di garanzia (pegno [v. 2784] ed ipoteca [v. 2808]) che hanno ad oggetto solo alcuni beni del debitore.

(2) La parola «una» è stata inserita ex art. 5, d.lgs. 6-2-2004, n. 37 (Correttivo riforma delle società).

(3) Il precedente riferimento alla società di revisione incaricata della revisione contabile è stato sostituito da quello al soggetto incaricato della revisione legale dei conti ex art. 37, c. 31, d.lgs. 27-1-2010, n. 39 (Riforma della revisione legale).

Si tratta di una modifica di adeguamento alla terminologia della nuova disciplina che utilizza il termine di soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti per indicare il revisore legale dei conti o le società di revisione legale ai quali è riservato l’esercizio della revisione legale dei conti (revisione contabile).

 

La norma in esame introduce nel nostro ordinamento le cosiddette operazioni di leveraged buy out, la cui legittimità era in precedenza alquanto discussa.

 


Giurisprudenza annotata

IRPEF

Il termine dilatorio di un mese, previsto dall'art. 2501 bis c.c. (nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6), che deve intercorrere tra la pubblicazione del progetto di fusione e la relativa delibera di approvazione, è dettato dalla legge nell'interesse esclusivo dei soci, i quali pertanto possono rinunciarvi. Ne consegue che legittimamente una società commerciale, nell'epoca in cui le era consentito utilizzare il disavanzo di fusione per compensare eventuali plusvalenze (e cioè prima dell'entrata in vigore dell'art. 27 l. 23 dicembre 1994 n. 724), poteva approvare la delibera di fusione senza attendere il suddetto termine, a nulla rilevando che, ove esso fosse stato rispettato, la società incorporante a causa di sopravvenute modifiche normative non avrebbe potuto trarre alcun beneficio fiscale dall'operazione di fusione. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Milano, 01/03/2007

Cassazione civile sez. trib.  11 febbraio 2013 n. 3193  

 

 

Società

La norma dell'art. 2501 bis c.c., cristallizza, a tutela dei soci di minoranza e dei creditori della target, i requisiti di liceità di una particolare operazione che potrebbe prestarsi ad una elusione del divieto di cui all'art. 2358 c.c. in quanto ha in sé il rischio che l'acquirente delle quote ed il finanziatore di questi contino sulla possibilità per il primo, una volta effettuato l'acquisto, di asservire attraverso la fusione il patrimonio della società target al rimborso del debito contratto per l'acquisizione. Un debito preesistente, non contratto in funzione dell'acquisizione, può comunque aggravare la posizione finanziaria netta del target dopo la fusione, ma non dà titolo ai soci di minoranza o ai creditori di dolersi invocando la norma del 2501 bis c.c.; così come non dà titolo di ricorrere alla norma l'ipotesi in cui il rischio del finanziatore sia interamente coperto da garanzie collaterali fornite dallo stesso raider. Pertanto nelle operazioni in cui sia acquisito il controllo del target tramite un finanziamento concesso a quello scopo alla società raider, la quale pianifichi la fusione con la target, si impone l'adozione da parte degli amministratori di un procedimento di fusione "aggravato", poiché, secondo la stessa disciplina voluta dal legislature con la norma di recente introdotta, e attraverso lo strumento della pianificazione, soprattutto finanziaria, che si può discernere, nell'ambito del LBO, il lecito dall'illecito: l'operazione è legittima se il progetto di fusione o gli altri documenti informativi depositati a corredo del progetto di fusione, contengono informazioni adeguate ed attendibili circa la disponibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la continuità dell'equilibrio finanziario della società target, e quindi il soddisfacimento delle obbligazioni della società risultante dalla fusione (in tal caso la fusione è neutra dal punto di vista dell'equilibrio finanziario della target); se così non è, la fusione potrebbe rivelarsi fonte di danno per i soci di minoranza e i creditori della società target, il cui patrimonio potrebbe venire "asservito" al rimborso di un debito contratto per la sua acquisizione. In questi casi il danno si può manifestare nella "incongruità" del rapporto di cambio, se ed in quanto il debito della controllante ha l'effetto di deprimere in maniera illegittima - oltre, cioè i limiti di una "sostanziale conservazione" ovvero in maniera "squilibrata" rispetto ai soci di maggioranza - il valore della partecipazione posseduta dai soci ante fusione.

Tribunale Milano sez. VIII  27 novembre 2008 n. 14099  

 

Ai sensi dell'art. 2501 bis c.c., l'atto costitutivo della società incorporante è parte integrante del progetto di fusione; anche nell'ipotesi in cui esso non sia stato modificato in sede di fusione, quindi, esso deve essere esaminato dal giudice dell'omologazione della delibera che approva il progetto.

Tribunale Roma  15 dicembre 1999

 

 

Imposte

In tema di dichiarazione annuale dei redditi e con riguardo al caso di fusione di società per incorporazione, il termine di quattro mesi entro il quale, ai sensi dell'art. 11 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 (applicabile "ratione temporis"), la società incorporante deve presentare la dichiarazione (relativa alla frazione di esercizio della società incorporata compresa tra l'inizio del periodo d'imposta e la data in cui ha effetto la fusione) decorre, ai sensi degli art. 2504 e 2504 bis c.c., dalla data in cui l'atto di fusione è iscritto nel registro delle imprese, data in cui si realizza la successione universale della nuova società a quelle preesistenti, ormai estinte, con subingresso nei diritti e negli obblighi delle stesse. L'eventuale retrodatazione convenzionale degli effetti della fusione configura, pertanto, un'eccezione alla regola ed ha efficacia esclusivamente sul piano contabile, secondo le previsioni dell'art. 2501 bis, n. 5 e 6, c.c. (richiamato dall'art. 2504 bis citato), assumendo rilievo solo in relazione alla determinazione dell'imponibile e dell'imposta dovuta dalla società incorporante, ma non in ordine al computo dei termini di presentazione della dichiarazione.

Cassazione civile sez. trib.  03 luglio 2003 n. 10502  



 
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