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Art. 2503 codice civile: Opposizione dei creditori

La fusione può essere attuata solo dopo sessanta giorni (1) dall’ultima delle iscrizioni previste dall’articolo 2502-bis, salvo che consti il consenso dei creditori delle società che vi partecipano anteriori all’iscrizione o alla pubblicazione (2) prevista nel terzo comma dell’articolo 2501-ter, o il pagamento dei creditori che non hanno dato il consenso, ovvero il deposito delle somme corrispondenti presso una banca, salvo che la relazione di cui all’articolo 2501-sexies sia redatta, per tutte le società partecipanti alla fusione, da un’unica società di revisione la quale asseveri, sotto la propria responsabilità ai sensi del sesto comma dell’articolo 2501-sexies, che la situazione patrimoniale e finanziaria delle società partecipanti alla fusione rende non necessarie garanzie a tutela dei suddetti creditori.

Se non ricorre alcuna di tali eccezioni, i creditori indicati al comma precedente possono, nel suddetto termine di sessanta giorni, fare opposizione. Si applica in tal caso l’ultimo comma dell’articolo 2445.

 

 


Commento

(1) Ai sensi dell’art. 57, d.lgs. 1-9-1993, n. 385 (T.U. banca) tale termine è ridotto di quindici giorni limitatamente ai casi di opposizione alle fusioni di enti creditizi. Ai sensi dell’art. 1, d.l. 10-9-1993, n. 350 (conv. in l. 442/1993) il termine è di un mese per la dismissione delle partecipazioni pubbliche per i casi di fusione e scissione di s.p.a.

 

(2) Le parole «o alla pubblicazione» sono state inserite ex art. 1, c. 6, d.lgs. 2-6-2012, n. 123 (Attuazione della dir. 2009/109/CE); la modifica si riferisce alla possibilità della pubblicazione dei documenti sul sito Internet prevista dall’art. 2501ter, al quale si rinvia.

 

La norma esprime l’intento del legislatore di contemperare l’esigenza di celerità del procedimento di fusione, nell’interesse delle società e dei loro soci, con quella di tutela dei creditori sociali, da intendersi come creditori di tutte le società coinvolte nella fusione.


Giurisprudenza annotata

Banche

Il fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, il quale agisca per la devoluzione, in proprio favore, del patrimonio di una banca di credito cooperativo, nell'ipotesi di incorporazione di questa, non ha l'onere di esperire preventivamente l'opposizione alla fusione, di cui all'art. 2503 c.c., dal momento che tale rimedio ha la funzione di impedire - ove accolto - il realizzarsi della fusione, ossia lo stesso presupposto del diritto alla devoluzione vantato, con la conseguenza che il fondo né avrebbe interesse ad opporsi, né sarebbe a ciò legittimato in quanto privo della qualità di creditore. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 26/06/2007

Cassazione civile sez. I  12 novembre 2013 n. 25368  

 

 

Competenza civile

Nell’ipotesi di istanza di una società per azioni avente ad oggetto l’autorizzazione alla esecuzione della delibera di fusione – ivi compresi gli aspetti connessi alla valutazione dei presupposti relativi all’art. 2503 comma 2 c.c. – va ritenuta esistente la competenza funzionale del tribunale delle imprese, né la vis attrattiva fallimentare è idonea a giustificare, in assenza di dichiarazione di fallimento, una deroga a tale competenza tale da vanificare a priori il giudizio di opposizione e la sua concreta esperibilità.

Tribunale Roma sez. fallimentare  21 dicembre 2012

 

Procedimento civile

L'opposizione alla fusione di società non può essere ricondotta al "genus" delle impugnazioni delle delibere assembleari né si può ritenere che la sua cognizione sia attribuita al giudice collegiale, non rientrando nel novero delle cause di cui all'art. 50 bis n. 5) c.p.c., essa appartenendo bensì a quella del giudice monocratico così come l'istanza di autorizzazione ex art. 2503 comma 2 e 2445 comma 4 c.c.

Tribunale Milano sez. VIII  14 novembre 2011

 

 

Società

La regola di competenza - di cui all'art. 2378 comma 1 c.c. "ha carattere speciale, sicché prevale sugli ordinari criteri di cui all'art. 18 ss. c.p.c., ed inoltre è inderogabile, perché si fonda sull'irrinunciabile esigenza di uno stretto collegamento del giudizio con il centro amministrativo e decisionale della società, ed altresì consente di osservare l'obbligo di istruire e definire congiuntamente tutte le impugnazioni relative alla medesima delibera". L'affermazione giurisprudenziale di tale regola in fattispecie non riconducibili all'ambito tipico delle impugnazioni delle delibere assembleari, ossia in un caso di opposizione dei creditori alla fusione ex art. 2503 c.c. (sul presupposto interpretativo della previgente normativa che l'opposizione dei creditori alla fusione fosse un'azione di natura contenziosa, volta ad assicurare il permanere della garanzia generica sul patrimonio del debitore) ed in un caso di esclusione di socio da Cooperativa deliberata dagli amministratori, avvalora l'assunto della inderogabile attrazione della competenza territoriale, del luogo ove ha sede legale la società di tutte le controversie in cui vi sia domanda di accertamento della illegittimità della delibera assembleare. L'art. 2378 comma 5 c.c. inoltre, sembra dare per scontata la medesima competenza territoriale e la previsione di decisione con unica sentenza, allude alla considerazione che si tratta in sostanza della stessa causa (di impugnazione della delibera), indipendentemente dalle possibili statuizioni decisorie invalidanti o risarcitorie ("soltanto" risarcitorie nell'ipotesi di cui all'art. 2377 comma 4 c.c. ovvero eventualmente "anche" risarcitorie nell'ipotesi di cui all'art. 2377 commi 2-3 c.c.).

Tribunale Milano sez. VIII  13 febbraio 2007 n. 1779  

 

Il creditore avente fondate pretese e timore che la fusione tra società pregiudichi i suoi diritti di credito può chiedere idonee cautele per evitare la pubblicazione dell'atto di fusione, come, pure, per creare vincoli conservativi di soddisfacimento sul patrimonio dell'assunto debitore, che possono essere pubblici ed opponibili agli altri creditori.

Tribunale Milano sez. VIII  05 marzo 2009 n. 3014  

 

Avvenuta l'iscrizione al registro delle imprese dell'atto di fusione per incorporazione di società azionaria in altra a responsabilità limitata, non può pronunciarsi l'invalidità dello stesso, se non contrasti con le norme di legge o statutarie.

Tribunale Milano sez. VIII  05 marzo 2009 n. 3014



 
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