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Art. 2505-bis codice civile: Incorporazione di societa’ possedute al novanta per cento

Alla fusione per incorporazione di una o più società in un’altra che possiede almeno il novanta per cento delle loro azioni o quote non si applicano le disposizioni degli articoli 2501-quater, 2501-quinquies, 2501-sexies e 2501-septies, qualora venga concesso agli altri soci della società incorporata il diritto di far acquistare le loro azioni o quote dalla società incorporante per un corrispettivo determinato alla stregua dei criteri previsti per il recesso.

L’atto costitutivo o lo statuto possono prevedere che la fusione per incorporazione di una o più società in un’altra che possiede almeno il novanta per cento delle loro azioni o quote sia decisa, quanto alla società incorporante, dal suo organo amministrativo, con deliberazione risultante da atto pubblico, sempre che siano rispettate le disposizioni dell’articolo 2501-septies, e che l’iscrizione o la pubblicazione prevista dall’articolo 2501-ter, terzo comma, sia fatta, per la società incorporante, almeno trenta giorni prima della data fissata per la decisione di fusione da parte della società incorporata.

Si applica la disposizione di cui al terzo comma dell’articolo 2505 (1).


Commento

Fusione (per incorporazione): [v. 2501]; Soci: [v. 2465]; Recesso: [v. 2285]; Atto costitutivo: [v. 2295]; Statuto: [v. 2328]; Atto pubblico: [v. 2699].

 

(1) Anche in tale ipotesi, dunque, i soci della società incorporante che raggiungano almeno il 5% del capitale sociale possono richiedere che la decisione di fusione sia adottata nelle forme ordinarie.


Giurisprudenza annotata

Fusione per incorporazione

A seguito della riforma del diritto societario (d.lg. 17 gennaio 2003, n. 6), la fusione per incorporazione, ai sensi del nuovo art. 2505-bis c.c., non comporta l'estinzione della società incorporata né crea un nuovo soggetto di diritto, nell'ipotesi di fusione paritaria ma attua l'unificazione mediante l'integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo. (Conferma Tar Veneto Venezia, sez. I, n. 00456/2011).

Consiglio di Stato sez. VI  10 aprile 2012 n. 2064

 

 

Pubblica amministrazione

Nelle gare pubbliche, l'impresa incorporante è obbligata a dichiarare l'insussistenza delle cause di esclusione di cui all'art. 38 d.lg. 12 aprile 2006, n. 163 con riferimento anche agli amministratori e ai direttori tecnici dell'azienda incorporata atteso che, ai sensi dell'art. 2505 bis c.c., la fusione per incorporazione non comporta l'estinzione della società incorporata né crea un nuovo soggetto di diritto.

T.A.R. Salerno (Campania) sez. I  04 luglio 2011 n. 1244  

 

Con riguardo alla problematica relativa all'obbligo, nelle gare di appalto, di dichiarazione ai sensi dell'art. 38 lett. b) e c) d.lg n. 163 del 2006 relativo alla sussistenza dei cosiddetti requisiti di ordine generale, che devono essere dichiarati anche nei confronti dei soggetti cessati dalla carica nel triennio antecedente alla data di pubblicazione del bando di gara, va rilevato che, a seguito della riforma del diritto societario (d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6), la fusione per incorporazione, ai sensi del nuovo art. 2505 bis c.c., non comporta l'estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell'ipotesi di fusione paritaria, ma attua l'unificazione mediante l'integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità pur in un nuovo assetto organizzativo: pertanto, la precisazione contenuta nel disciplinare che includa fra i soggetti cessati dalla carica anche coloro che lo fossero a seguito di trasformazione della società avvenuta nel medesimo triennio ha semplicemente carattere esplicativo di quanto già evincibile dal contenuto dell'articolo 38 cit. (nella specie, il Collegio ha accolto la censura con la quale la ricorrente aveva dedotto l'inottemperanza del raggruppamento aggiudicatario all'obbligo di presentare in sede di offerta, a pena di esclusione, la dichiarazione di cui all'art. 38 comma 1 lett. b) e c) d.lg. n. 163 del 2006, violato per il fatto che la mandante non aveva dichiarato l'insussistenza di precedenti penali o di carichi pendenti in relazione ad un soggetto amministratore di altra società in essa incorporata tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, ritentendo dunque illegittima l'ammissione del raggruppamento aggiudicatario).

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. I  21 marzo 2011 n. 456

 

Ai sensi del nuovo art. 2505 bis c.c., conseguente alla riforma del diritto societario (d.lg. n. 6 del 2003), la fusione tra società non determina, nelle ipotesi di fusione per incorporazione, l'estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell'ipotesi di fusione paritaria, ma attua l'unificazione mediante l'integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo. Deve pertanto escludersi che la fusione per incorporazione determini l'interruzione del processo ai sensi dell'art. 300 c.p.c.

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 2007 n. 4661  

 

Nella disciplina previgente alla riforma del diritto societario di cui al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6 - che ha introdotto l'art. 2505 bis c.c., a norma del quale la fusione tra società non determina, nelle ipotesi di fusione per incorporazione, l'estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell'ipotesi di fusione paritaria, ma attua l'unificazione mediante l'integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo - il fenomeno della fusione o incorporazione di società realizza una successione universale, corrispondente alla successione universale "mortis causa", e postula la sussistenza di un soggetto risultante o incorporante, con la conseguente confusione dei rispettivi patrimoni delle società preesistenti, ma senza che si possa trasmettere la qualità di associato esistente in capo all'ente incorporato, escludendo l'art. 24 c.c. detta trasmissibilità, salvo che la trasmissione sia consentita dallo statuto o dall'atto costitutivo.

Cassazione civile sez. I  19 ottobre 2006 n. 22489  

 

Nel nuovo diritto societario, la fusione per incorporazione non determina più l'interruzione del processo per perdita della capacità processuale. È quanto hanno affermato le SS.UU., innovando l'orientamento maturatosi precedentemente al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6 (v. sentenza n. 6298/1999). Con l'ordinanza in epigrafe, resa in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, le SS.UU. precisano che, ai sensi del nuovo art. 2505 bis c.c., la fusione tra società non determina, nelle ipotesi di fusione per incorporazione, l'estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell'ipotesi di fusione paritaria, ma attua l'unificazione mediante l'integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo - modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo.

Cassazione civile sez. un.  08 febbraio 2006 n. 2637  

 

Gli effetti della fusione di società, disciplinati dagli art. 2504 bis e 2505 bis c.c., secondo i quali tutti i rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo alla società incorporata e pendenti al tempo della fusione, sono devoluti nel patrimonio della società incorporante, sono irrilevanti ai fini delle agevolazioni e benefici concessi dall'agenzia del Mezzogiorno, allorché la fatturazione delle opere e forniture, riguardanti l'iniziativa industriale oggetto di incentivazione, sia esclusivamente e formalmente intestata a società avente denominazione sociale diversa da quella che ha posto in essere l'iniziativa predetta e che ha di fatto sostenuto il relativo onere di spesa.

Consiglio di Stato sez. VI  09 novembre 1994 n. 1592  



 
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