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Art. 2506-quater codice civile: Effetti della scissione

La scissione ha effetto dall’ultima delle iscrizioni dell’atto di scissione nell’ufficio del registro delle imprese in cui sono iscritte le società beneficiarie; può essere tuttavia stabilita una data successiva, tranne che nel caso di scissione mediante costituzione di società nuove (1). Per gli effetti a cui si riferisce l’articolo 2501-ter, numeri 5) e 6), possono essere stabilite date anche anteriori. Si applica il quarto comma dell’articolo 2504-bis (2).

Qualunque società beneficiaria può effettuare gli adempimenti pubblicitari relativi alla società scissa (2).

 

Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico (3).


Commento

Scissione: [v. 2506]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Responsabilità solidale: [v. 1292], Patrimonio netto: [v. 2424].

 

(1) La disposizione, analogamente a quanto accade in tema di fusione [v. 2504bis], risponde ad un criterio di logica giuridica. Infatti, è inconcepibile un soggetto giuridico esistente ma privo di patrimonio.

 

(2) La norma introduce due rilevanti novità. In primo luogo sancisce l’applicazione del comma 4 dell’art. 2504bis nel quale il legislatore ha fissato i criteri per la redazione del primo bilancio successivo alla fusione. In secondo luogo è attribuita a ciascuna delle società beneficiarie la legittimazione ad effettuare gli adempimenti pubblicitari relativi alla società scissa.

 

(3) Per tale via, tutte le società coinvolte nella scissione si trovano a garantire ex lege quella cui il debito è stato ceduto, fermo restando che si tratta di una responsabilità di natura sussidiaria, ossia invocabile solo nel caso in cui la obbligata in via principale non abbia già adempiuto la prestazione dovuta.

 


Giurisprudenza annotata

Società

Nel caso di scissione di società, qualora il valore reale del patrimonio attribuito alla società neo-costituita sia negativo, si realizza un'ipotesi di scissione c.d. negativa, da ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e, conseguentemente, non potrebbe aversi una distribuzione di azioni, fermo restando che, l'invalidità della scissione non può essere pronunciata dopo il decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione e dopo l'iscrizione dell'ultimo atto della scissione nel registro delle imprese. Ne consegue che, in tale evenienza, si producono gli effetti previsti dall'art. 2506 quater, terzo comma, cod. civ. e, pertanto, l'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa. Cassa con rinvio, App. Salerno, 20/02/2012

Cassazione civile sez. I  20 novembre 2013 n. 26043

 

Malgrado la ricorrenza di una non consentita ipotesi di scissione negativa, deve trovare piena applicazione il disposto dell'art. 2506 quater, comma 3, c.c. ; la sussistenza dell'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avendo riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società, tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa.

Cassazione civile sez. I  20 novembre 2013 n. 26043  

 

Nell'ambito della disciplina della fusione, la responsabilità solidale sussidiaria di ciascuna società partecipante alla fusione per i debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico è limitata al valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto (art. 2506 quater, comma 3, c.c.), per tale dovendo intendersi non il valore contabile del patrimonio trasferito, bensì al valore rettificato di tale patrimonio, valutato ai valori correnti e non storici.

Tribunale Milano  23 luglio 2013

 

 

Fallimento

In tema di bancarotta impropria patrimoniale, in caso di scissione mediante costituzione di nuova società, l'assegnazione a quest'ultima di rilevanti risorse non costituisce di per sé un fatto di distrazione qualora la società scissa venga successivamente dichiarata fallita, dovendosi invece tenere conto dell'effettiva situazione debitoria in cui versava la stessa al momento della scissione, nonché del fatto che tale condotta non è necessariamente idonea a porre in pericolo gli interessi dei suoi creditori, atteso che ai medesimi è attribuito il potere di opporsi al progetto di scissione e che i loro diritti sono comunque salvaguardati dalla disposizione di cui all'art. 2506 quater, comma terzo, cod. civ. che stabilisce la responsabilità solidale, nei limiti dell'attivo trasferito, della nuova società per i debiti di quella scissa non ancora soddisfatti al momento della scissione. Annulla con rinvio, Gip Trib. Udine, 18 aprile 2012

Cassazione penale sez. V  18 gennaio 2013 n. 10201  

 

La ragion d'essere della norma di cui all'art. 2506 quater comma 3 c.c. deve rinvenirsi per un verso nella tutela della latitudine della garanzia patrimoniale generica stabilita dall'art. 2740 comma 1 c.c. in favore dei creditori e, per altro verso, nel principio generale che il debitore non può con un suo atto unilaterale, qual è la scissione rispetto ai creditori, diminuire la garanzia patrimoniale di cui essi godono. Ciascun creditore della società originaria può dunque rivolgersi non solo al "suo" debitore - cioè la società (scissa o beneficiaria) cui il debito è stato assegnato in base al progetto di scissione, che risponderà illimitatamente -, ma anche a tutte le altre società coinvolte nella scissione, che risponderanno nei limiti del patrimonio rimasto o assegnato. Pertanto, a garanzia del creditore ante scissione rimane a disposizione - nel caso di scissione parziale attuata mediante costituzione di nuove società - una sommatoria di patrimoni netti che, nel suo totale, è almeno pari all'ammontare di quello della società ante scissione. (Nella specie, le disposizioni di cui agli art. 2506 bis comma 3 e 2506 quater comma 3 c.c. comportano una tutela compiuta, completa e di portata sostanzialmente identica rispetto a tutti i creditori della società ante scissione, rendendosi irrilevante che la destinazione del debito sia o non sia desumibile dal progetto di scissione).

Tribunale Milano sez. VIII  02 gennaio 2013

 

 

Reati finanziari.

Si è ritenuto che le operazioni compiute dalle società (scissioni, cessioni di azienda, conferimento di immobili) siano pienamente idonee a rendere in tutto o in parte inefficace la successiva procedura di riscossione coattiva dei crediti tributari vantati dallo Stato nei confronti delle "originarie" società. Anche se le società nate con le operazioni di scissione sono obbligate in solido con la cedente al pagamento delle imposte e delle sanzioni accertate a carico di quest'ultima, l'operazione fraudolenta avrebbe raggiunto lo scopo di far gravare su altri i debiti di imposta, anche perché l'art. 14 comma 1 d.lg. n. 472 del 1997 limita l'operatività dell'obbligazione solidale dei cessionari all'anno della cessione ed ai due anni precedenti, mentre la garanzia ex art. 2506 quater c.c. risulta solo parziale in quanto operante nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto.

Cassazione penale sez. III  09 febbraio 2011 n. 19595



 
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