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Art. 2507 codice civile: Rapporti con il diritto comunitario

L’interpretazione ed applicazione delle disposizioni contenute nel presente capo è effettuata in base ai principi dell’ordinamento delle Comunità europee (1).


Commento

Diritto comunitario: insieme di norme che regolano l’organizzazione e lo sviluppo delle Comunità europee e i rapporti tra queste e gli stati membri.

 

Comunità europee: la norma si riferisce alle organizzazioni internazionali preesistenti all’Unione europea, autonome in funzione di specifici settori di intervento, e cioè CEE (Comunità economica europea); EURATOM (Comunità europea per l’energia atomica) e CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) [v. nota (2)].

 

(1) Il Trattato sull’Unione europea (Trattato di Maastricht del 7-2-1992) ha riunito nell’unica organizzazione dell’Unione europea le tre Comunità (Euratom, CECA, CEE), mutando la denominazione della CEE in CE (Comunità europea).

 

 


Giurisprudenza annotata

IVA

In tema di i.v.a., ai sensi dell'art. 4, comma 2, n. 2, d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi poste in essere dalle società ivi indicate (società in nome collettivo e in accomandita semplice, società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative, di mutua assicurazione e di armamento, società estere di cui all'art. 2507 c.c., e società di fatto) costituiscono ad ogni effetto, per presunzione "iuris et de iure", quale che sia la natura dell'attività svolta, operazioni effettuate nell'esercizio di impresa, e pertanto a dette società compete la qualifica di imprese, ai fini dell'applicazione dell'i.v.a., in ordine alle operazioni attive compiute. Ne consegue, altresì, necessariamente la qualificabilità delle società medesime come imprese anche con riguardo alle realizzate operazioni passive, atteso che, ai fini anzidetti, uno stesso soggetto (nella fattispecie, società di gestione immobiliare) non può essere considerato imprenditore per le operazioni attive e, invece, consumatore finale per le operazioni passive, con aprioristica esclusione del suo diritto alla detrazione dell'imposta inerente a queste ultime e ad avvalersi della definizione agevolata delle pendenze di cui alla l. 30 dicembre 1991 n. 413.

Cassazione civile sez. trib.  05 luglio 2002 n. 9806  

 

Alle Anstalten va riconosciuta natura societaria, e nei loro confronti si realizza pertanto il presupposto soggettivo di applicazione dell'i.v.a. ex art. 4 comma 2 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, che considera in ogni caso effettuate nell'esercizio di, impresa le cessioni di beni o servizi effettuate dalle società estere di cui all'art. 2507 c.c.; ne consegue che l'acquisto di un immobile esistente sul territorio nazionale, ceduto da una Anstalt, e soggetto ad i.v.a., ed all'imposta di registro nella sola misura fissa.

Comm. trib. centr. sez. XXV  30 ottobre 2000 n. 6300

 

Nel caso in cui un atto di compravendita sia soggetto ad Iva, al medesimo non è applicabile l'imposta proporzionale di registro per il principio di alternatività tra i due tributi. Conseguentemente, laddove il soggetto venditore abbia la qualifica di imprenditore ovvero abbia le caratteristiche richieste dall'art. 2507 c.c., è sufficiente la liquidazione della sola imposta sul valore aggiunto.

Comm. trib. centr. sez. VI  16 novembre 1995 n. 3793  

 

Per l'Anstalt, quale persona giuridica prevista dall'ordinamento del Liechtenstein, riconosciuta in Italia e rientrante fra le società estere previste dall'art. 2507 c.c., l'art. 4 comma 2 d.P.R. n. 633/1972 pone una presunzione assoluta di imprenditorialità, che prescinde da ogni accertamento sulle concrete caratteristiche. Pertanto la cessione di un bene è soggetta ad Iva.

Comm. trib. centr. sez. VI  16 novembre 1995 n. 3792  

 

 

Società

Per il riconoscimento nell'ordinamento italiano di una persona giuridica straniera non è necessario che sia strutturalmente o funzionalmente conforme alle persone giuridiche di diritto interno, ma è sufficiente che sia riconosciuta dal suo ordinamento di origine, nè osta che sia costituita da un solo fondatore, come del resto avviene per le fondazioni di diritto interno. Pertanto le "Anstalts" o "Anstalten" del Liechtenstein, in quanto persone giuridiche per l'ordinamento di detto Principato, che le disciplina negli art. 534 - 551 del d.P.G.R., sono tali anche per l'ordinamento italiano, ai sensi del previgente art. 16 delle disposizioni sulla legge in generale, se applicabile "ratione temporis", secondo il quale le persone straniere, fisiche o giuridiche, erano ammesse al godimento dei medesimi diritti civili attribuiti ai cittadini, a condizione di reciprocità, e purché assenti contrarie disposizioni contenute in leggi speciali, o contrasto con l'ordine pubblico internazionale, o limiti contemplati dall'art. 31 delle predette disposizioni.

Cassazione civile sez. II  16 novembre 2000 n. 14870  

 

L'anstalt del Liechtenstein, in quanto persona giuridica nell'ordinamento di origine, è tale anche per l'ordinamento italiano, in forza del principio di diritto internazionale, recepito dall'ordinamento italiano (art. 16 e 17, disp. sulla legge in generale; art. 2507 c.c.; art. 1 Conv. Bruxelles, 28 febbraio 1968) secondo cui la personalità giuridica è attribuita ad un ente dalla legge nazionale; nè l'operatività del suddetto principio può ritenersi, nel caso concreto, in contrasto con i principi di ordine pubblico (internazionale) richiamato dall'art. 31 disp.prel.c.c., per il fatto che l'anstalt possa essere costituita, secondo la legge nazionale, da un solo fondatore, riconoscendo anche l'ordinamento italiano la possibilità di strutture organizzative unipersonali sia pure in fase successiva alla costituzione.

Cassazione civile sez. I  21 gennaio 1985 n. 198  



 
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