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Art. 2511 codice civile: Società cooperative

Le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico (1) (2) iscritte presso l’albo delle società cooperative di cui all’articolo 2512, secondo comma, e all’articolo 223- sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del presente codice.


Commento

Cooperativa: società con capitale variabile, ossia non determinato in un ammontare prestabilito, predisposta per l’esercizio collettivo, a scopo mutualistico, di imprese commerciali e non commerciali [v. nota (5)].

 

Scopo mutualistico: consiste nel procurare ai soci beni, servizi od occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle che essi otterrebbero dal mercato [v. nota (3)].

 

(1) La mutualità si traduce nell’attribuzione, ai soci, di un vantaggio patrimoniale, sotto forma di risparmio, occasioni di lavoro, a seconda del tipo di cooperativa. Il fine mutualistico può essere prevalente [v. 2512] o non prevalente.

 

(2) Lo scopo mutualistico non è del tutto incompatibile con lo scopo di lucro.

La giurisprudenza di legittimità (orientamento costante) ha precisato che il socio di una cooperativa è parte di due distinti rapporti: l’uno, di carattere associativo, che discende direttamente dall’adesione al contratto sociale e dalla conseguente acquisizione della qualità di socio; l’altro, che deriva dal contratto per effetto del quale egli si appropria del bene o del servizio resogli dall’ente.

 


Giurisprudenza annotata

Società cooperative

In tema di società cooperativa, l'amministratore è responsabile nei confronti della società per aver omesso di adempiere ai propri compiti imposti per legge e/o per atto costitutivo, ovvero per violazione dell'obbligo di vigilanza e di intervento preventivo e successivo, con conseguente danno risarcibile riconducibile secondo le regole del nesso causale alla condotta dolosa o colposa dell'amministratore.

Tribunale Salerno sez. I  24 ottobre 2014 n. 4995  

 

La deliberazione assembleare della cooperativa edilizia che assegni ad un socio, in proprietà esclusiva, una pertinenza comune ai soci (nella specie, un giardinetto) non è incompatibile con l'oggetto sociale e, quindi, non è nulla, ma solo annullabile. Rigetta, App. Napoli, 04/09/2007

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6882  

 

In tema di vigilanza sulle società cooperative, la circostanza che l'ispettore sia tenuto per legge al segreto d'ufficio durante il compimento delle indagini (art. 10, quarto comma, del d.lgs.C.P.S. 14 dicembre 1947, n. 1577) non implica la segretezza dei risultati delle indagini medesime, i quali, pertanto, possono essere posti a base dei conseguenti provvedimenti sanzionatori e, in particolare, della diffida di cui all'art. 11, primo comma, del d.lgs.C.P.S. n. 1577 del 1947. Rigetta, App. Roma, 08/02/2010

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 2013 n. 22925  

 

La responsabilità della P.A. per omessa vigilanza nei confronti delle società cooperative non è attenuata dalla mancata attivazione, da parte dei soci, dei poteri di controllo agli stessi spettanti ai sensi degli artt. 2408 e 2422 cod. civ., atteso che il controllo sulla gestione sociale è affidato al collegio sindacale, mentre la vigilanza compete agli enti istituzionali. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione impugnata, la quale, nell'escludere il concorso colposo dei soci, aveva altresì osservato che la perdurante mancanza di rilievi da parte degli organi pubblici di controllo nei confronti della società cooperativa vigilata ingenerava, agli occhi inesperti dei soci aderenti, un alone di affidabilità e una ragionevole presunzione di legittimità del suo operato). Rigetta, App. Roma, 08/02/2010

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 2013 n. 22925  

 

In riferimento alle cooperative edilizie aventi per oggetto sociale la costruzione di alloggi da assegnare ai soci, in presenza di una clausola compromissoria che preveda il deferimento ad arbitri di qualsiasi controversia comunque connessa all'interpretazione e all'esecuzione del contratto associativo, va riconosciuta la competenza del collegio arbitrale anche in presenza di una controversia sorta in relazione al pagamento del prezzo per il trasferimento di un immobile cooperativo, in quanto, pur attinendo essa ad un rapporto di scambio, come tale ben distinto da quello associativo, quest'ultimo è pur sempre indirettamente finalizzato all'acquisto della proprietà dell'immobile, acquisto che costituisce l'effetto di una fattispecie complessa e progressiva, comprendente, oltre all'assunzione da parte della società dell'obbligo di prestare il proprio consenso all'atto di trasferimento, anche l'effettuazione della prenotazione, la quale accerta la realizzazione dei presupposti concreti per l'assegnazione, individuandone l'oggetto ed il corrispettivo, in modo da rendere dovuto il successivo atto traslativo.

Cassazione civile sez. VI  14 gennaio 2013 n. 723  

 

Il negozio di trasferimento di quota sociale di cooperativa deve necessariamente avvenire mediante un atto a forma vincolata, nel senso che deve essere redatto nella forma della scrittura privata autenticata o dell'atto pubblico, sul presupposto di specialità dell'oggetto della disponibilità (appunto quote di cooperativa) la cui appartenenza risponde a requisiti soggettivi ben precisi, e per finalità sociali ben note, con la conseguenza che la semplice scrittura privata, o comunque una qualsivoglia caratura in forma libera può avere un rilievo e un valore obbligatorio "inter partes", al più quale promessa di donazione. Nel caso specifico, la dichiarazione unilaterale indirizzata al presidente della cooperativa affinché provvedesse all'intestazione della propria quota in capo ad altra persona, non può essere definita quale contratto o negozio, né come cessione di quota indirizzata alla cooperativa alla quale non è stata spedita, assumendo le vesti di una richiesta rivolta alla cooperativa, sicché correttamente il primo giudice ha interpretato e valutato lo scritto, al quale l'appellante era rimasto estraneo, quale mera manifestazione di intento, mai perfezionata e, pertanto, inidonea a costituire obbligo dell'appellato di darvi seguito. Correttamente, dunque, il primo giudice ha ritenuto lo scritto inidoneo a integrare una cessione di quote, in quanto avente i caratteri dell'atto unilaterale e non redatto nella forma dell'atto pubblico o scrittura privata autenticata, non potendo nemmeno essere valutato come preliminare di cessione a titolo gratuito, stante il divieto di legge, l'assenza di determinazione dell'oggetto e anzi la diversità dell'oggetto della disposizione contenuta nell'atto posto a fondamento della domanda.

Corte appello L'Aquila  15 settembre 2012 n. 1185  

 

Nel caso di cessione delle quote di partecipazione di una società cooperativa edilizia, si trasferiscono - in ragione del duplice rapporto fra i soci e la società, l'uno di carattere associativo e l'altro relativo al contratto bilaterale di scambio - sia la posizione di socio, sia il diritto di credito verso la società; non si trasferisce, invece, la proprietà dell'immobile non ancora assegnato al socio, che ne acquisterà la proprietà soltanto con la stipula del contratto di scambio con la società, quale contratto consensuale ad effetti reali. Ne deriva che le azioni di garanzia, proprie del contratto di compravendita, possono essere esercitate nel rapporto fra socio e cooperativa, ma non nel rapporto tra cedente e cessionario delle quote di partecipazione, salvo che le qualità o il valore dell'immobile, di cui si attende l'assegnazione, assumano rilevanza anche nel rapporto tra cedente e cessionario della quota, in virtù di specifiche garanzie contrattuali fornite al riguardo dal cedente al cessionario.

Cassazione civile sez. I  03 maggio 2010 n. 10648  

 

In tema di cooperative di produzione e lavoro, anche nel regime previgente alla l. 3 aprile 2001 n. 142, spetta al giudice di merito verificare se, accanto al rapporto associativo, sussista un distinto rapporto di lavoro, autonomo o subordinato, dovendo questo escludersi ove i soci si limitino ad espletare prestazioni ed a svolgere attività secondo le prescrizioni del contratto sociale. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato tra la cooperativa ed il socio, valorizzando la domanda di adesione del socio alla cooperativa, la sua partecipazione al capitale sociale ed all'attività sociale, nonché la rispondenza dell'attività lavorativa all'oggetto sociale).

Cassazione civile sez. lav.  08 aprile 2010 n. 8346  

 

Il socio di una cooperativa edilizia, in mancanza di norme di legge al riguardo, nonché di previsioni espresse nello statuto o nell'atto di assegnazione, non ha diritto ad alcun rimborso del prezzo pagato per l'assegnazione dell'alloggio per il solo fatto che la società abbia ottenuto il ristorno dall'erario dell'imposta sul valore aggiunto (Iva), neppure se adduca a tal fine la circostanza che l'atto di assegnazione prevedesse per l'alloggio un prezzo pari al costo sostenuto dalla cooperativa per la costruzione, giacché detto ristorno spetta alla cooperativa medesima in ragione dell'esercizio della attività di impresa che essa svolge a fine mutualistico e che la legittima, per l'appunto, a pretenderlo dall'Amministrazione finanziaria.

Cassazione civile sez. II  05 ottobre 2009 n. 21229  

 

In tema di responsabilità del socio di società cooperativa a responsabilità limitata, deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l'obbligo dei soci di rimborsare alla società tutte le spese e gli oneri per il suo funzionamento, non implicando essa un'incidenza sulla tipologia societaria così da far assumere alla cooperativa la veste di società a responsabilità illimitata, in quanto detta clausola non impegna i soci per le obbligazioni sociali verso i terzi, ma regola solo i rapporti interni alla società ed è, inoltre, pienamente compatibile con la realizzazione dell'oggetto sociale, afferendo ad una prestazione accessoria ad esso funzionale.

Cassazione civile sez. I  17 luglio 2008 n. 19719  

 

Nelle cooperative edilizie aventi come scopo la costruzione di alloggi e l'assegnazione degli stessi in godimento e, successivamente, in proprietà individuale ai soci, le anticipazioni e gli esborsi effettuati dal socio non a titolo di conferimento od in conseguenza dell'obbligo inerente alla partecipazione alle spese comuni di organizzazione e di amministrazione, ma per il conseguimento dei singoli beni o servizi prodotti dalla cooperativa, pongono il socio nella posizione di creditore verso la cooperativa, posizione che - una volta avvenuto lo scioglimento del rapporto sociale - si manifesta come diritto alla restituzione delle somme anticipate (sempre che la proprietà dell'alloggio non sia stata nel frattempo conseguita e lo scopo sociale non sia stato raggiunto); al diritto di credito al rimborso, tuttavia, non corrisponde un diritto di ritenzione dell'alloggio, né in relazione a ciò è possibile avvalersi dell'exceptio inadimplenti non est adimplendum di cui all'art. 1460 c.c, poiché gli obblighi di riconsegna e di restituzione delle somme non sono configurabili come prestazioni reciproche di un sinallagma contrattuale, ma soltanto come un effetto del venir meno del rapporto sociale tra il socio receduto od escluso e la cooperativa.

Cassazione civile sez. I  07 marzo 2008 n. 6197

 

Nelle cooperative edilizie l'acquisto da parte dei soci della proprietà dell'alloggio per la cui realizzazione la cooperativa è stata costituita passa attraverso la stipulazione di un contratto di scambio, la cui causa giuridica è del tutto assimilabile a quella della compravendita, in relazione al quale la cooperativa assume la veste di venditore e il socio quella di acquirente. Per quanto rtguarda il corrispettivo dovuto dal socio acquirente, la misura e le modalità del pagamento sono quelle indicate nel contratto di acquisto, né potrebbero poi essere modificate con deliberazioni degli organi sociali, se non in quanto ciò sia previsto dal contratto medesimo. Ne consegue che al socio assegnatario, il quale abbia stipulato il contratto di acquisto dell'appartamento cedutogli dalla cooperativa, non può essere imposto alcun adeguamento del prezzo, qualora ciò non trovi fondamento in detto contratto.

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2007 n. 7646  

 

Il socio di una cooperativa, beneficiario del servizio mutualistico reso da quest'ultima, è parte di due distinti (anche se collegati) rapporti (che non vanno, peraltro, sovrapposti, attesa la diversità della natura giuridica e la non assoluta omogeneità della relativa disciplina), l'uno di carattere associativo, che discende direttamente dall'adesione al contratto sociale e dalla conseguente acquisizione della qualità di socio, l'altro (per lo più di natura sinallagmatica), che deriva dal contratto bilaterale di scambio, per effetto del quale egli si appropria del bene o del servizio resogli dall'ente. Nelle cooperative edilizie, in particolare, l'acquisto, da parte dei soci, della proprietà dell'alloggio per la cui realizzazione l'ente sia stato costituito passa attraverso la stipulazione di un contratto di scambio, la cui causa è del tutto omogenea a quella della compravendita, in relazione al quale la cooperativa assume veste di alienante ed il socio quella di acquirente, sicché, con specifico riferimento al corrispettivo dovuto, la misura e le modalità di pagamento sono quelle indicate nel contratto di acquisto, e non possono essere modificate dagli organi sociali, in assenza di un'esplicita previsione contrattuale. Pertanto, al socio che abbia stipulato il contratto di acquisto dell'appartamento cedutogli dalla cooperativa non può essere imposto alcun adeguamento del prezzo, qualora ciò non trovi fondamento nel predetto contratto.

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2007 n. 7646  

 

In campo cooperativistico si impone la distinzione tra il rapporto associativo e il rapporto mutualistico, distinzione che connota tipologicamente la società cooperativa e induce, almeno quando essa assume i caratteri della mutualità pura o, come ora, più realisticamente si esprime il legislatore societario nel novellato art. 2511, della mutualità prevalente, a ravvisarne l'assoluta originalità nel panorama delle forme di esercizio collettivo dell'impresa, costituente il Dna della cooperazione. Il socio di una cooperativa, beneficiario del servizio mutualistico reso da quest'ultima, è parte di due distinti (anche se collegati) rapporti (che non vanno, peraltro, sovrapposti, attesane la diversa natura giuridica e la non assoluta omogeneità della relativa disciplina), l'uno, di carattere associativo, che direttamente discende dall'adesione al contratto sociale e dalla conseguente aequisizione della qualità di socio, l'altro (per lo più di natura sintagmatica), che deriva dal contratto bilaterale di scambio per effetto del quale egli si appropria del bene o del servizio resogli dall' ente.

Tribunale Bologna  13 dicembre 2006



 
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