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Art. 2513 codice civile: Criteri per la definizione della prevalenza

Gli amministratori e i sindaci documentano la condizione di prevalenza di cui al precedente articolo nella nota integrativa al bilancio, evidenziando contabilmente i seguenti parametri:

a) i ricavi dalle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci sono superiori al cinquanta per cento del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni ai sensi dell’articolo 2425, primo comma, punto A1;

b) il costo del lavoro dei soci è superiore al cinquanta per cento del totale del costo del lavoro di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B9 computate le altre forme di lavoro inerenti lo scopo mutualistico (1);

c) il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per beni conferiti dai soci è rispettivamente superiore al cinquanta per cento del totale dei costi dei servizi di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B7, ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o conferite, di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B6.

Quando si realizzano contestualmente più tipi di scambio mutualistico (2), la condizione di prevalenza è documentata facendo riferimento alla media ponderata delle percentuali delle lettere precedenti.

Nelle cooperative agricole (3) la condizione di prevalenza sussiste quando la quantità o il valore dei prodotti conferiti dai soci è superiore al cinquanta per cento della quantità o del valore totale dei prodotti (4).


Commento

Amministratori: [v. 2621]; Sindaci: [v. 2621]; Nota integrativa: [v. 2427]; Ricavi: [v. 2425bis]; Costo della produzione: [v. 2426]; Costo medio ponderato: [v. 2426].

 

Costo del lavoro: l’insieme di tutti i costi per il personale (salari e retribuzioni, trattamento di fine rapporto ecc.).

 

Cooperative agricole: cooperative dirette all’esercizio di attività agricole [v. 2135]; si distinguono in (—) di conduzione per la conduzione in comune di terreni conferiti dai soci; affittanze collettive che coltivano, direttamente o attraverso i soci, terreni ottenuti in concessione; stalle sociali che svolgono la loro attività nel settore dell’allevamento del bestiame e (—) di produzione in cui i produttori agricoli conferiscono i loro prodotti affinché siano trasformati e immessi sul mercato.

 

(1) Soci lavoratori di cooperativa sono coloro i quali:

1)   concorrono alla gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell’impresa;

2)   partecipano alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell’azienda;

3)   contribuiscono alla formazione del capitale sociale e partecipano al rischio di impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione;

4)   mettono a disposizione le proprie capacità professionali, anche in relazione al tipo ed all’attività svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa.

Il socio lavoratore stabilisce con la propria adesione, o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un ulteriore rapporto di lavoro, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali: viene consacrato, dunque, il principio della duplicità dei rapporti, con riconoscimento, nell’ambito dei singoli rapporti di lavoro, di tutti i diritti previsti dalla normativa vigente (art. 1, l. 142/2001).

 

(2) Si fa riferimento alle cooperative che operano in più settori (cd. miste).

 

(3) Il d.lgs. 29-3-2004, n. 99 (Semplificazione in agricoltura) dispone che le società cooperative, anche a scopo consortile, sono considerate imprenditori agricoli professionali qualora lo statuto preveda quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 e almeno un amministratore, che sia anche socio della società cooperativa, sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale (art. 1). La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di società agricola (art. 2).

I consorzi agrari sono considerati cooperative a mutualità prevalente indipendentemente dai criteri stabiliti dall’articolo in commento, purché rispettino i requisiti previsti dall’art. 2514, adeguando i propri statuti (art. 9, l. 99/2009).

 

(4) Le cooperative sociali che rispettino le norme di cui alla legge 8-11-1991, n. 381, sono considerate, indipendentemente dai requisiti di cui all’articolo in esame, cooperative a mutualità prevalente [v. 111septies disp. att.]: sono cooperative sociali quelle che vengono costituite per assicurare la promozione e l’integrazione sociale di cittadini che si trovino in condizioni di difficoltà di inserimento nella vita produttiva.

Le cooperative sociali, i cui statuti rispettino le disposizioni del d.lgs. 155/2006 relative alle scritture contabili ed al coinvolgimento dei lavoratori nella gestione della società, acquisiscono la qualifica di impresa sociale.

 


Giurisprudenza annotata

Criteri di definizione della prevalenza

Deve essere sempre riconosciuto il carattere di mutualità prevalente nelle cooperative di produzione e lavoro, pur in presenza di imponenti apparati tecnologici, se il costo del lavoro dei soci è superiore al cinquanta per cento del totale del costo del lavoro di cui all'art. 2425, comma 1, punto B9, c.c.

Tribunale Napoli  12 aprile 2005

 

Le società cooperative, comprese quelle a responsabilità limitata, se in possesso dei requisiti richiesti dal comma 1 dell'art. 3 l. 8 agosto 1985 n. 443, possono usufruire, ai fini del trattamento previdenziale, della qualifica di impresa artigiana.

Cassazione civile sez. un.  05 giugno 2000 n. 401  

 

La società cooperativa a r.l., sempreché ne ricorrano i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti, va inquadrata tra le imprese artigiane e deve essere iscritta nell'apposito albo.

Tribunale Perugia  22 gennaio 1998

 

L'art. 3 l. 25 luglio 1956 n. 860, il quale dispone che è considerata artigiana l'impresa costituita in forma di cooperativa o di società, escluse le società per azioni, a responsabilità limitata e in accomandita semplice e per azioni, purché la maggioranza dei soci partecipi personalmente a lavoro e, nell'impresa, il lavoro abbia funzione preminente sul capitale, va interpretato nel senso che l'esclusione è limitata alle sole società (e cioè quelle espressamente menzionate) e non si estende alle cooperative, con la conseguenza che l'impresa costituita in forma di cooperativa, purché ricorrano le due condizioni di cui all'ultima parte della disposizione, è sempre da considerarsi artigiana.

Cassazione civile sez. lav.  29 luglio 1996 n. 6834  

 

Ai sensi dell'art. 3 l. 8 agosto 1985 n. 443 (legge quadro sull'artigianato) - che ha innovato rispetto alla corrispondente disposizione contenuta nell'art. 3 l. 25 luglio 1956 n. 860, mentre le società cooperative a responsabilità illimitata (art. 2513 c.c.) possono essere incluse, ove sussistano gli altri requisiti previsti dalla norma, nel novero delle imprese artigiane, tale possibilità deve essere esclusa per le società cooperative a responsabilità limitata; infatti, la ratio del citato art. 3 della legge n. 443 del 1985, interpretato alla luce dell'art. 2 della stessa legge, va individuata nell'esigenza di determinare una situazione di incompatibilità tra la struttura dell'impresa artigiana - la quale, sia nella sua forma individuale che in quella collettiva, assegna valore preminente al lavoro ed al contributo personale - ed ogni forma di società in cui tutti i soci (o parte di essi, come avviene nella società in accomandita semplice) hanno una responsabilità limitata, dovendosi ravvisare in siffatta limitazione un fattore di deresponsabilizzazione che si pone in contrasto col carattere prettamente personale che connota l'impresa artigiana e di cui la piena responsabilità patrimoniale costituisce il più significativo e qualificante corollario.

Cassazione civile sez. lav.  12 giugno 1996 n. 5397  

 



 
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