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Art. 2516 codice civile: Rapporti con i soci

Nella costituzione e nell’esecuzione dei rapporti mutualistici deve essere rispettato il principio di parità di trattamento (1).


Commento

(1) Il principio in questione consente di perseguire comportamenti che violano la regola dell’uguaglianza (per es., regime dei prezzi nelle cooperative di consumo).

 

La norma codifica espressamente la clausola generale della parità di trattamento nello svolgimento della attività mutualistica, comunque già ritenuta vigente anche in mancanza di espressa previsione.

 


Giurisprudenza annotata

Società

Il procedimento di convocazione dell'assemblea di società cooperativa bancaria - nella fattispecie quotata, ma senza pendenza di offerta pubblica sui suoi titoli - è disciplinato dall'art. 2366 c.c. (già richiamato dell'art. 2516, ed ora dall'art. 2519 c.c.), che prevede, nel testo "ratione temporis" vigente, la previa pubblicazione dell'avviso nella Gazzetta Ufficiale, con termine di almeno 15 giorni tra detta pubblicazione e la data dell'assemblea stessa, e non, invece, dalle norme, di fonte regolamentare e di deroga alla citata disposizione civilistica, fissate dall'art. 1 d.m. 5 novembre 1998 n. 437, sulla base delle norme deleganti di cui agli art. 104 comma 2 e 144 comma 3 d.lg. 24 febbraio 1998 n. 58, non essendo estensibili alle società cooperative le procedure di specialità delle regole di convocazione assembleare, né in caso di offerta pubblica di acquisto o di scambio, ove non ricorrente in fatto, né di sollecitazione alla raccolta delle deleghe, esclusa dall'art. 137 del richiamato testo unico della finanza.

Cassazione civile sez. I  14 giugno 2012 n. 9776  

 

Il verificarsi di una causa di scioglimento della società - non comportando l'estinzione dell'ente, ma unicamente l'instaurazione del procedimento di liquidazione, al cui esito potrà seguire l'estinzione - non produce l'automatico trasferimento dei beni sociali in capo ai soci, i quali non ne divengono comproprietari: pertanto, l'alienazione dei beni mobili ed immobili, compresi nel patrimonio della disciolta società, deve essere eseguita a cura dei liquidatori, nei compiti dei quali è incluso tipicamente tale incombente, senza necessità di alcuna autorizzazione assembleare (che, ove espressa, resta ininfluente al riguardo), al fine sia di soddisfare le ragioni di eventuali creditori sociali, sia di provvedere all'eventuale distribuzione tra i soci o alla devoluzione dell'attivo residuo, secondo le norme di legge o di statuto. (Fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6, in tema di impugnazione, da parte di alcuni soci, della deliberazione di una società cooperativa edilizia in liquidazione, avente ad oggetto l'autorizzazione al liquidatore ad alienare un immobile di proprietà della cooperativa).

Cassazione civile sez. I  10 luglio 2009 n. 16288  

 

A differenza dell'art. 2402 c.c. - applicabile, in virtù dell'espresso richiamo operato dall'art. 2516 c.c., anche alle società cooperative - che, nel prevedere che «la retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nell'atto costitutivo, deve essere determinata dall'assemblea all'atto della nomina per l'intero periodo di durata del loro ufficio», sancisce il principio dell'onerosità della carica, per contro, la norma di cui all'art. 2364 c.c., comma 1, n. 3, attribuisce all'assemblea il compito di determinare il compenso degli amministratori e dei sindaci. Sì che la regola dell'onerosità della carica è stabilita per i sindaci ma non per gli amministratori, i quali ben possono prestare gratuitamente la loro opera. (Conferma App. Napoli 3 dicembre 2002).

Cassazione civile sez. I  01 aprile 2009 n. 7961  

 

L'incarico di componente del collegio sindacale anche nella società cooperativa è, ai sensi dell'art. 2402 c.c. (richiamato dall'art. 2516 c.c., nel testo ratione temporis vigente), necessariamente oneroso, in quanto non riflette solo interessi corporativi, ma concorre a tutelare, a garanzia dei terzi e del mercato, la serietà, l'indipendenza e l'obiettività della funzione; ne consegue che, ove l'entità del compenso non sia stabilita nell'atto costitutivo né fissata dall'assemblea, il giudice che ne sia richiesto - nella specie, in sede di opposizione allo stato passivo del fallimento dell'ente - ha l'obbligo di procedere alla sua determinazione, ai sensi dell'art. 2233 c.c., non rappresentando un ostacolo la clausola dello statuto che demanda alla stessa assemblea la predetta scelta, attesa l'invalidità di tale previsione la quale si risolve nell'affermazione dell'opposta regola della gratuità dell'incarico.

Cassazione civile sez. I  31 maggio 2008 n. 14640  

 

Nelle società cooperative l'incarico di sindaco è necessariamente oneroso, ai sensi dell'art. 2402 c.c. testo previgente espressamente richiamato dall'art. 2516 c.c. testo previgente; ove l'entità del compenso non sia stabilita nell 'atto costitutivo né fissata dall'assemblea, il giudice che ne sia richiesto ha l'obbligo di determinarla secondo le modalità di cui all'art. 2233 c.c., non essendo a ciò di ostacolo la clausola statutaria che demandi all'assemblea la scelta se remunerare o meno il sindaco.

Cassazione civile sez. I  31 maggio 2008 n. 14640  

 

L'art. 2449 c.c. (nel testo previgente al d.lg. n. 6 del 2003) deroga al principio della responsabilità limitata dei soci di società di capitali aggiungendo a tale responsabilità quella illimitata e solidale per le operazioni compiute da chi ha agito in nome e per conto della società, e dunque non in ragione della qualità di socio e del conferimento effettuato, ma dell'attività gestoria posta in essere in violazione del divieto di compiere nuove operazioni. La norma non ha pertanto natura eccezionale e nulla osta alla sua applicabilità alle società cooperative, in forza del rinvio effettuato dall'art. 2516 c.c..

Cassazione civile sez. I  16 febbraio 2007 n. 3694  



 
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