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Art. 2526 codice civile: Soci finanziatori e altri sottoscrittori di titoli di debito

L’atto costitutivo può prevedere l’emissione di strumenti finanziari (1), secondo la disciplina prevista per le società per azioni.

L’atto costitutivo stabilisce i diritti patrimoniali o anche amministrativi attribuiti ai possessori degli strumenti finanziari e le eventuali condizioni cui è sottoposto il loro trasferimento. I privilegi previsti nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale non si estendono alle riserve indivisibili a norma dell’articolo 2545-ter. Ai possessori di strumenti finanziari non può, in ogni caso, essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti ovvero rappresentati in ciascuna assemblea generale (2).

Il recesso dei possessori di strumenti finanziari forniti del diritto di voto è disciplinato dagli articoli 2437 e seguenti (3).

La cooperativa cui si applicano le norme sulla società a responsabilità limitata (4) può offrire in sottoscrizione strumenti privi di diritti di amministrazione solo a investitori qualificati (5).


Commento

Atto costitutivo: [v. 2295]; Strumenti finanziari: [v. 2506ter]; Società per azioni: [v. Libro V, Titolo V, Capo V]; Privilegio: [v. 2745]; Riserve indivisibili: [v. 2525]; Assemblea: [v. 2484]; Recesso: [v. 2285]; Società a responsabilità limitata: [v. Libro V, Titolo V, Capo VII].

 

Socio finanziatore: socio che attraverso l’apporto di capitale consente la costituzione e il funzionamento della società.

 

Investitori qualificati: investitori istituzionali destinati alle società cooperative; tali sono il fondo di rotazione per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (ex l. 49/1985), i fondi mutualistici e i fondi pensione costituiti da società cooperative [v. 111octies disp. att.].

 

(2) L’espressione «strumenti finanziari» riguarda vari tipi di finanziamento, non limitati alle azioni di sovvenzione e di partecipazione a completamento della l. 59/1992, le cui disposizioni non sono state abrogate dalla riforma. Tale legge, infatti, ha previsto la possibilità di fare aderire alla compagine sociale soci sovventori [v. 2548]: trattasi di persone fisiche o giuridiche, che apportano capitale di rischio. Ulteriore forma di raccolta del capitale di rischio, disciplinata dalla l. 59/1992, è quella delle azioni di partecipazione cooperativa (art. 5). Inoltre, le società cooperative possono emettere obbligazioni ai sensi dell’art. 11, d.lgs. 1-9-1993, n. 385 (T.U. banca). Da ultimo l’emissione di azioni di finanziamento è consentita alle banche di credito cooperativo che versino in una situazione di inadeguatezza patrimoniale (v. art. 150ter, d.lgs. 385/1993).

 

(4) Poiché non vi sono limiti all’investimento, per evitare che la presenza di finanziatori possa snaturare il carattare mutualistico della società, sono stati previsti dei correttivi: in particolare, un limite invalicabile al totale dei voti attribuibili alla categoria dei soci finanziatori, per conservare il potere decisionale in capo ai soci.

 

(5) È nullo ogni patto volto ad escludere o rendere più gravoso l’esercizio del diritto di recesso nell’ipotesi in questione. Le modalità sono quelle previste per le s.p.a.

 

(6) L’ultimo comma pone un ulteriore limite a carico delle cooperative cui si applicano le norme sulla s.r.l. [v. 2519]: possono offrire in sottoscrizione strumenti privi di diritti amministrativi solo ad investitori qualificati, sempre per evitare che la presenza di finanziatori possa compromettere l’indole mutualistica della società e per limitare l’accesso al mercato del capitale di rischio. La disposizione, dunque, consente alla cooperativa modello s.r.l. di emettere titoli di debito e altri strumenti finanziari senza diritti amministrativi e senza attribuzione della qualità di socio, per cui non sarebbe ammessa la presenza di soci finanziatori o soci sovventori.

 

(7) La disciplina degli investitori consente la partecipazione a cooperative di società finanziarie (che acquistano la natura di investitori istituzionali) ispirate ai princìpi di mutualità e in possesso dei requisiti di professionalità ed onorabilità previsti per i soggetti che svolgono funzioni amministrative, di direzione e di controllo; inoltre, è stabilito che le società finanziarie possono assumere partecipazioni temporanee di minoranza nelle cooperative anche in più soluzioni, e sottoscrivere, anche successivamente all’assunzione delle partecipazioni, gli strumenti finanziari di cui all’articolo in commento (art. 17, l. 49/1985).

 

La norma — introdotta ex novo dal legislatore della riforma — stabilisce che anche le cooperative possano emettere strumenti finanziari, secondo la disciplina dettata in materia di s.p.a. Attraverso l’emissione di strumenti finanziari il legislatore ha inteso favorire l’entrata di nuove liquidità nelle cooperative, senza snaturare la funzione mutualistica delle stesse [v. note (2) e (4)].

 


Giurisprudenza annotata

Società

In tema di società cooperative, il recesso convenzionale, contemplato dagli art. 2518 e 2526 c.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dall'art. 8 d.lg. 17 gennaio 2006 n. 6), in quanto previsto dall'atto costitutivo, costituisce manifestazione della volontà negoziale, la quale può legittimamente disciplinarlo attraverso clausole che ne determinino il contenuto, ammettendo l'esercizio di tale facoltà in situazioni specifiche, ovvero limitandolo o subordinandolo alla sussistenza di determinati presupposti o condizioni, in particolare all'autorizzazione o all'approvazione del consiglio d'amministrazione o dell'assemblea dei soci. Tali clausole, volte a garantire il perseguimento dell'oggetto della società attraverso la conservazione dell'integrità della compagine sociale, attribuiscono ai predetti organi un potere discrezionale, che non può tuttavia essere esercitato in modo arbitrario, né tradursi in un rifiuto di provvedere o in un diniego assoluto ed immotivato dell'approvazione, i quali, oltre a contrastare con i principi di correttezza e buona fede, che vanno rispettati anche nell'esecuzione del contratto sociale, comporterebbero una sostanziale vanificazione del diritto di recesso, il cui esercizio, ai sensi dell'art. 2437, comma 3, c.c. (applicabile anche alle società cooperative), non può essere escluso o reso eccessivamente gravoso. La violazione di tale diritto, per inosservanza dei predetti principi, rende applicabile l'art. 1359 c.c., in virtù del quale la condizione si considera avverata, qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avveramento. La necessità dell'autorizzazione non comporta infatti la trasformazione della fattispecie in un accordo, nell'ambito del quale la determinazione della società venga ad assumere la funzione di accettazione della proposta del socio, configurandosi pur sempre il recesso come un negozio unilaterale, corrispondente al diritto potestativo di uscire dalla società o di rinunciare a conservare lo stato derivante dal rapporto giuridico nel quale il socio è inserito, e rispetto al quale la deliberazione del consiglio di amministrazione o dell'assemblea opera come condizione di efficacia.

Cassazione civile sez. I  02 maggio 2006 n. 10135  

 

A seguito della nuova disciplina introdotta con la riforma del diritto societario, deve ritenersi preclusa per le società cooperative cui si applichino le norme sulla s.r.l. la possibilità di prevedere, all'interno dei propri statuti, la figura del socio sovventore e più in generale l'emissione di strumenti finanziari con diritti amministrativi, in quanto in tal modo si ammetterebbe l'ingresso nella compagine societaria di soci finanziatori. Ciò si evince sia dal disposto dell'art. 2526 comma ultimo c.c., sia dalle direttive contenute nella legge delega, sia infine dalle esigenze di tutela dei terzi risparmiatori, i quali rischierebbero di essere pregiudicati o comunque non sufficientemente tutelati nelle piccole cooperative ove manchi il collegio sindacale.

Tribunale Perugia  15 marzo 2005

 

Nelle società cooperative non può ammettersi il recesso del socio per giusta causa ai sensi dell'art. 2285 c.c., in quanto tale diritto va riconosciuto, secondo il richiamo contenuto nell'art. 2526 c.c., oltre che nei casi (convenzionali) previsti nell'atto costitutivo in quelli (legali) contemplati dagli art. 2523 e 2437 c.c.

Corte appello Bologna  04 marzo 2002

 

In presenza di una clausola statutaria, che subordina il recesso convenzionale all'approvazione discrezionale di un organo della società, la discrezionalità non può tradursi nel rifiuto di provvedere, o in un diniego assoluto ed immotivato di approvazione, equivalendo tanto il primo, quanto il secondo, ad una condotta ostruzionistica che produce l'effetto della vanificazione del diritto di recesso.

Cassazione civile sez. I  06 aprile 2001 n. 5126  

 

È valida la clausola statutaria di una società cooperativa che subordina il recesso convenzionale del socio all'approvazione di un organo della società, quali il consiglio di amministrazione o l'assemblea dei soci.

Cassazione civile sez. I  06 aprile 2001 n. 5126  

 

Oltre al recesso legale del socio, previsto dagli art. 2523 e 2437 c.c. (norma, quest'ultima dettata per le società per azioni, ma estensibile alle società cooperative) l'ordinamento prevede il recesso convenzionale (art. 2518 e 2526 c.c.) e se il primo non può essere limitato o soppresso neppure da clausole statutarie, attraverso la previsione dell'approvazione degli organi statutari (la quale finirebbe per trasformare l'esercizio di un diritto potestativo in una proposta negoziale e per rimetterne l'efficacia alla discrezione di un terzo), non altrettanto può affermarsi per il recesso statutario, il quale, nascendo con l'atto costitutivo, come atto di manifestazione della volontà negoziale, dalla stessa volontà può essere disciplinato attraverso clausole, determinative del contenuto, sia quando attribuiscono al socio la facoltà di recedere in situazioni specifiche, sia quando questa stessa facoltà limitano o condizionano. Ne consegue che è legittima la disciplina convenzionale che subordina il recesso a determinati presupposti o condizioni, tra i quali l'autorizzazione o l'approvazione del consiglio d'amministrazione o dell'assemblea dei soci.

Cassazione civile sez. I  06 aprile 2001 n. 5126  

 

La norma posta dall'art. 2526 comma 2 c.c. - sulla efficacia del recesso del socio differita, se tempestiva (tre mesi), a chiusura dell'esercizio o, se intempestiva, a chiusura dell'esercizio successivo - è previsione privatistica formulata nell'interesse della società e, proprio perché non afferente l'ordine pubblico, certamente derogabile da clausola statutaria. Non è ipotizzabile che la finalità mutualistica induca ad una prevalenza dell'interesse sociale tale da invalidare la scelta statutaria privilegiante l'interesse del socio alla chiusura immediata del rapporto sociale in presenza di ragionevoli ipotesi di dissenso.

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2001 n. 3151

 

L'art. 2526 comma 2 c.c. sulla efficacia del recesso del socio differita, se tempestiva, a chiusura esercizio, o, se intempestiva, a chiusura dell'esercizio successivo, è previsione privatistica formulata nell'esclusivo interesse della società e, non afferendo l'ordine pubblico, derogabile da clausola statutaria.

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2001 n. 3151  

 

Per il disposto dell'art. 2456 c.c., applicabile anche alle società cooperative in base al rinvio fattogli dall'art. 2526 c.c., la società non si estingue dopo la cancellazione dal registro delle imprese qualora siano ancora pendenti rapporti giuridici o contestazioni giudiziali. Conseguentemente nel giudizio di risarcimento del danno promosso con azione diretta contro l'assicuratore ai sensi dell'art. 18 l. assicur. obbligatoria n. 990 del 1969, deve essere obbligatoriamente integrato il contraddittorio nei confronti della società proprietaria del veicolo investitore, quale litisconsorte necessario ai sensi dell'art. 23 l. cit., ancorché detta società sia stata cancellata dal registro delle imprese, ma non sia stata completata la procedura di liquidazione con la cessazione di tutti i rapporti derivanti dall'attività da essa svolta o a questa connessa.

Cassazione civile sez. III  03 novembre 1999 n. 12274  

 

Per il disposto dell'art. 2456 c.c., applicabile anche alle società cooperative in base al rinvio fattogli dall'art. 2526 c.c., la società non si estingue dopo la cancellazione dal registro delle imprese qualora siano ancora pendenti rapporti giuridici o contestazioni giudiziali. Conseguentemente nel giudizio di risarcimento del danno promosso con azione diretta contro l'assicuratore ai sensi dell'art. 18 della legge sull'assicurazione obbligatoria n. 990 del 1969, deve essere obbligatoriamente integrato il contraddittorio nei confronti della società proprietaria del veicolo investitore, quale litisconsorte necessario ai sensi dell'art. 23 della citata legge, ancorché detta società sia stata cancellata dal registro delle imprese, ma non sia stata completata la procedura di liquidazione con la cessazione di tutti i rapporti derivanti dall'attività da essa svolta o a questa connessa.

Cassazione civile sez. III  03 novembre 1999 n. 12274  

 

Nelle società cooperative, il recesso del socio, che l'art. 2526 c.c. si limita a disciplinare con riguardo a modalità di esercizio ed effetti, non configura un diritto accordato in via generale, nè può considerarsi spettante in tutte le ipotesi previste dall'art. 2285 c.c. per le società di persone, ma va riconosciuto solo in presenza di una specifica norma di legge (come quella contenuta nell'art. 2523, comma 2, c.c. quando vi sia divieto di cessione delle quote od azioni) o dell'atto costitutivo. La clausola di quest'ultimo, pertanto, che, nel contemplare il recesso del socio per sopravvenuta impossibilità di partecipazione all'ente, ne subordini l'operatività ad un preventivo controllo del consiglio di amministrazione circa la fondatezza delle ragioni addotte, deve ritenersi legittima, perché non in contrasto con la disciplina legale.

Cassazione civile sez. I  23 giugno 1988 n. 4274  



 
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