Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2527 codice civile: Requisiti dei soci

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



L’atto costitutivo stabilisce i requisiti per l’ammissione dei nuovi soci e la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori coerenti con lo scopo mutualistico e l’attività economica svolta  (1).

Non possono in ogni caso divenire soci quanti esercitano in proprio imprese in concorrenza con quella della cooperativa.

L’atto costitutivo può prevedere, determinandone i diritti e gli obblighi, l’ammissione del nuovo socio cooperatore in una categoria speciale in ragione dell’interesse alla sua formazione ovvero del suo inserimento nell’impresa (2). I soci ammessi alla categoria speciale non possono in ogni caso superare un terzo del numero totale dei soci cooperatori. Al termine di un periodo comunque non superiore a cinque anni il nuovo socio è ammesso a godere i diritti che spettano agli altri soci cooperatori.

Commento

Atto costitutivo: [v. 2295]; Scopo mutualistico: [v. 2511].

 

Categorie speciali di soci: gruppi di soci che esprimono un particolare tipo di interesse in funzione dello scopo sociale.

 

(1) In particolare (art. 23, d.lgs.C.p.S. 14-12-1947, n. 1577):

—   nelle cooperative di produzione e lavoro, il socio deve essere un lavoratore ed esercitare l’arte o il mestiere corrispondente alla specialità della cooperativa di cui fa parte;

—   nelle cooperative agricole, il socio deve esercitare l’attività di coltivazione della terra;

—   nelle cooperative di consumo, il socio non deve gestire in proprio un’attività commerciale della stessa natura della cooperativa.

Nelle cooperative sociali, il socio può essere una persona svantaggiata (art. 4, l. 8-11-1991, n. 381).

 

(2) Si tratta della categoria speciale del socio in formazione o socio in prova, che entro il temine di cinque anni deve diventare socio effettivo, a meno che non sia escluso o receda.

 

L’articolo in commento rimette all’atto costitutivo la determinazione dei requisiti dei soci e le procedure per l’ammissione, secondo criteri non discriminatori [v. Cost. 3], riconoscendo ampia autonomia statutaria. La norma, inoltre, introduce la possibilità di categorie speciali di soci e, in tal modo, espressamente afferma il principio secondo il quale i soci possono appartenere a categorie diverse in ragione di un diverso tipo di interesse e, conseguentemente, possono avere un diverso grado di partecipazione alla società in relazione alla categoria di appartenenza.

Giurisprudenza annotata

Requisiti dei soci, esclusione

Nella vigenza dell'art. 2527, terzo comma, cod. civ., il socio escluso di una società cooperativa - il quale, dedotta l'invalidità della clausola compromissoria contenuta nello statuto societario, non ritenga di dover instaurare il procedimento arbitrale - è tenuto, in ogni caso, a proporre l'opposizione all'esclusione dinanzi al tribunale nel rispetto del termine decadenziale previsto dalla citata norma, facendo valere in tale sede l'invalidità della clausola (in via principale o quale eccezione riconvenzionale, qualora controparte deduca l'incompetenza del giudice adito), dovendosi escludere che possa promuovere, in una data di sua libera scelta, un autonomo giudizio di accertamento della nullità della clausola compromissoria, rinviando al suo esito l'impugnazione della delibera di esclusione poiché la questione che attiene alla competenza del giudice ordinario o degli arbitri è affatto diversa da quella riguardante la decorrenza del termine decadenziale. Rigetta, App. Venezia, 05/06/2007

Cassazione civile sez. I  03 aprile 2014 n. 7877

 

Il socio escluso che assuma la invalidità della clausola compromissoria e che, dunque non ritenga di dover instaurare il procedimento arbitrale, non può promuovere, in una data scelta a suo piacimento, un separato giudizio per fare accertare detta nullità, rinviando al suo esito la impugnazione della delibera, ma è tenuto a proporre la opposizione dinanzi al tribunale entro il termine previsto dall'art. 2527 comma 3 c.c., facendo valere in tale sede la inoperatività della clausola medesima (o attraverso una vera e propria domanda principale di accertamento o in via di eccezione riconvenzionale, qualora la controparte deduca la incompetenza del giudice adito).

Cassazione civile sez. I  03 aprile 2014 n. 7877

 

In tema di società cooperative, l'opposizione di cui all'art. 2527, terzo comma, cod. civ. (ora prevista dall'art. 2533, terzo comma, cod. civ.) rappresenta l'unico rimedio accordato al socio escluso per far valere l'illegittimità del provvedimento, da attivare entro il termine di decadenza ivi stabilito, che, in caso di banca popolare, resta, ai sensi dell'art. 223 terdecies, secondo comma, disp. att. cod. civ., nel testo introdotto dall'art. 9 del d.lgs. n. 6 del 2003, quello di trenta giorni ove detto termine fosse già decorso al momento dell'entrata in vigore delle modifiche apportate alla norma transitoria (con effetto dal 14 gennaio 2005) dall'art. 37 del d.lgs. n. 310 del 2004. Rigetta, App. Milano, 20/02/2007

Cassazione civile sez. I  22 novembre 2013 n. 26211

 

In tema di società cooperative, non ogni norma che regoli i rapporti tra i soci e la cooperativa ha la finalità di soddisfare interessi generali (nella specie, era stata genericamente richiamata una "speciale disciplina di favore riconosciuta alla cooperativa" anche dalla Carta costituzionale); pertanto, può dirsi illecito l'oggetto della deliberazione assembleare di esclusione di un socio, solo qualora sia contrario a norme imperative, cioè inderogabili dai singoli perché dettate a tutela di un interesse generale.

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2012 n. 17765  

 

In tema di esclusione del socio dalla società cooperativa, qualora lo statuto preveda la facoltà del socio escluso di ricorrere a un collegio di probiviri nell'ambito di un sistema di tutela non arbitrale, ma endosocietario, cioè diretto non a decidere la controversia, ma a prevenirla, l'esercizio di tale facoltà comporta che il procedimento di esclusione si perfezioni solo con la determinazione del collegio dei probiviri, sicché il socio escluso può attendere tale determinazione per impugnare la delibera di esclusione davanti l'autorità giudiziaria, sino a tale momento restando sospesa la decorrenza del termine ex art. 2527 (ora 2533) c.c., senza che gli sia tuttavia preclusa l'impugnazione giudiziale nelle more del predetto procedimento endosocietario

Cassazione civile sez. I  28 maggio 2012 n. 8429  

 

Il socio escluso dalla cooperativa può far valere i vizi della relativa deliberazione esclusivamente mediante l'opposizione ai sensi dell'art. 2527 c.c. previgente, "ratione temporis" applicabile (attualmente, art. 2533, penultimo comma, c.c.), da proporre entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione, essendo tale procedimento del tutto distinto dai normali mezzi d'impugnazione delle deliberazioni assembleari, previsti dagli art. 2377 ss. c.c.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2011 n. 25945  

 

Ai fini della validità di una delibera di esclusione del socio di una società cooperativa, non è necessaria la preventiva contestazione dell'addebito al socio, se tale contestazione non è prevista da alcuna disposizione di legge (in particolare dall'art. 2527, c.c., nella vecchia formulazione), né, dallo statuto sociale, atteso che la fase contenziosa non ha carattere preventivo ma segue in sede di opposizione.

Tribunale Bari sez. IV  15 luglio 2009

 

La comunicazione della deliberazione di esclusione del socio prevista dall'art. 2527, c.c., ai fini del decorso del termine di trenta giorni per proporre opposizione, non richiede l'adozione di specifiche formalità o di particolari mezzi di trasmissione, né la rigorosa enunciazione degli addebiti, dovendosi considerare sufficiente qualsiasi fatto od atto idoneo a rendere edotto il socio delle ragioni e del contenuto del provvedimento per porlo in essere, conseguendosi in tal modo le finalità previste dalla legge, consistenti nelle condizioni di poter articolare le proprie difese. Anche l'eventuale incompletezza della comunicazione non incide sulla validità ed operatività del provvedimento, ma può spiegare rilievo solo al diverso fine di consentire un'opposizione tardiva o non specifica da parte del socio escluso.

Tribunale Bari sez. IV  15 luglio 2009

 

Ai fini della validità di una delibera di esclusione del socio di una società cooperativa, non è necessaria la preventiva contestazione dell'addebito al socio, se tale contestazione non è prevista da alcuna disposizione di legge (in particolare dall'art. 2527 c.c., nella vecchia formulazione), né, dallo statuto sociale, atteso che la fase contenziosa non ha carattere preventivo ma segue in sede di opposizione.

Tribunale Bari sez. IV  15 luglio 2009

 

La comunicazione della deliberazione di esclusione del socio prevista dall'art. 2527, c.c., ai fini del decorso del termine di trenta giorni per proporre opposizione, non richiede l'adozione di specifiche formalità o di particolari mezzi di trasmissione, né la rigorosa enunciazione degli addebiti, dovendosi considerare sufficiente qualsiasi fatto o atto idoneo a rendere edotto il socio delle ragioni e del contenuto del provvedimento per porlo in essere, conseguendosi in tal modo le finalità previste dalla legge, consistenti nelle condizioni di poter articolare le proprie difese. Anche l'eventuale incompletezza della comunicazione non incide sulla validità ed operatività del provvedimento, ma può spiegare rilievo solo al diverso fine di consentire un'opposizione tardiva o non specifica da parte del socio escluso.

Tribunale Bari sez. IV  15 luglio 2009

 



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