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Art. 2529 codice civile: Acquisto delle proprie quote o azioni

L’atto costitutivo può autorizzare gli amministratori ad acquistare o rimborsare quote o azioni della società, purché sussistano le condizioni previste dal secondo comma dell’articolo 2545-quinquies e l’acquisto o il rimborso è fatto nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato.


Commento

Atto costitutivo: [v. 2295]; Quote: [v. 2521]; Azioni: [v. 2325]; Utili: [v. 2247]; Riserve disponibili: [v. 2357]; Bilancio approvato: [v. 2466].

 

La disciplina dettata dalla norma si presenta divergente dalla corrispondente disciplina dettata per le s.p.a.: nelle s.p.a., infatti, l’acquisto delle proprie azioni è subordinato all’autorizzazione dell’assemblea [v. 2357]; nelle società cooperative, invece, l’acquisto delle azioni o delle quote è di competenza degli amministratori pur essendo necessaria un’autorizzazione contenuta nell’atto costitutivo. Inoltre, nelle società cooperative è possibile l’acquisto di azioni o quote non liberate interamente: ciò al fine di favorire i soci in difficoltà e rendere possibile la realizzazione dello scopo mutualistico [v. 2511].


Giurisprudenza annotata

Società

In tema di cooperative edilizie deve distinguersi tra il rapporto sociale, di carattere associativo, e quello di scambio, di natura sinallagmatica, rapporti che, pur collegati, hanno causa giuridica autonoma; da ciò discende che il pagamento di una somma, eseguito dal socio a titolo di prenotazione dell'immobile, deve essere ascritto al rapporto di scambio e perciò al pagamento del prezzo d'acquisto, alla cui restituzione la cooperativa è, quindi, tenuta, in caso di scioglimento dal rapporto sociale per esclusione o per recesso, anche in presenza di un disavanzo di bilancio. Cassa e decide nel merito, App. Napoli, 09/06/2006

Cassazione civile sez. I  30 maggio 2013 n. 13641  

 

Nelle cooperative edilizie aventi come scopo la costruzione di alloggi e l'assegnazione degli stessi in godimento e, successivamente, in proprietà individuale ai soci, le anticipazioni e gli esborsi effettuati dal socio non a titolo di conferimento od in conseguenza dell'obbligo inerente alla partecipazione alle spese comuni di organizzazione e di amministrazione, ma per il conseguimento dei singoli beni o servizi prodotti dalla cooperativa, pongono il socio nella posizione di creditore verso la cooperativa, posizione che - una volta avvenuto lo scioglimento del rapporto sociale - si manifesta come diritto alla restituzione delle somme anticipate (sempre che la proprietà dell'alloggio non sia stata nel frattempo conseguita e lo scopo sociale non sia stato raggiunto); al diritto di credito al rimborso, tuttavia, non corrisponde un diritto di ritenzione dell'alloggio, né in relazione a ciò è possibile avvalersi dell'exceptio inadimplenti non est adimplendum di cui all'art. 1460 c.c, poiché gli obblighi di riconsegna e di restituzione delle somme non sono configurabili come prestazioni reciproche di un sinallagma contrattuale, ma soltanto come un effetto del venir meno del rapporto sociale tra il socio receduto od escluso e la cooperativa.

Cassazione civile sez. I  07 marzo 2008 n. 6197  

 

Il bilancio ai cui valori l'art. 2529 c.c. (nel testo anteriore alla modifica introdotta dal d.lg. 17 gennaio 2006 n. 6) ancora la liquidazione della quota in favore del socio uscente di società cooperativa è unicamente quello indicato dall'art. 2423 c.c. (approvato in assemblea dai soci e poi depositato presso il registro delle imprese), con la conseguente impossibilità di contaminarne i dati con risultanze di documenti ulteriori che non abbiano già concorso, nel rispetto dei criteri legali di redazione e valutazione delle relative poste, a configurare lo stato patrimoniale descritto dal successivo art. 2424. (Nella fattispecie la S.C. ha quindi escluso la rilevanza di una circolare della cooperativa recante indicazioni di maggior valore).

Cassazione civile sez. I  02 agosto 2006 n. 17558  

 

Non si preclude, di per sé, una diversa disciplina pattizia con la quale, in caso di scioglimento dal rapporto sociale per esclusione o per recesso, prevedesse a favore dal socio escluso o receduto la sola restituzione della quote sociali o subordinasse a determinate condizioni il rimborso anche della somma versata a titolo diverso dai conferimenti sociali. Questa Corte, ha invero chiarito che la stessa norma dell’art. 2529 c.c., dove è prevista la liquidazione della quota o il rimborso delle azioni del socio uscente sulla base del bilancio dell’esercizio in cui il rapporto sociale si scioglie, ha carattere dispositivo perché attiene a diritti patrimoniali del socio che, in quanto tali, rientrano nella sua disponibilità e possono essere convenzionalmente sacrificati, per un’incentivazione del fine mutualistico, la quale per di più risponde alle linee di indirizzo della disciplina cooperativistica.

Cassazione civile sez. I  18 maggio 2004 n. 9393  

 

In tema di società cooperativa, la norma dell'art. 2529 c.c., che prevede la liquidazione della quota o il rimborso delle azioni del socio uscente sulla base del bilancio dell'esercizio in cui il rapporto sociale si scioglie, ha carattere dispositivo perché attiene a diritti patrimoniali del socio che, in quanto tali, rientrano nella sua disponibilità e possono essere convenzionalmente sacrificati per un'incentivazione del fine mutualistico, la quale risponde alle linee di indirizzo della disciplina delle cooperative.

Cassazione civile sez. I  23 aprile 1998 n. 4201

 

In tema di società cooperativa, la norma dell'art. 2529, che prevede la liquidazione della quota o il rimborso delle azioni del socio uscente sulla base del bilancio dell'esercizio in cui il rapporto sociale si scioglie, ha carattere dispositivo perché attiene a diritti patrimoniali del socio che, in quanto tali, rientrano nella sua disponibilità e possono essere convenzionalmente sacrificati, per un'incentivazione del fine mutualistico, la quale per di più risponde alle linee di indirizzo della disciplina cooperativistica.

Cassazione civile sez. I  23 aprile 1998 n. 4201  

 

È derogabile il criterio dell'art. 2529 c.c. in materia di cooperative, secondo il quale la liquidazione della quota sociale deve aver luogo sulla base del bilancio dell'esercizio in corso al momento dello scioglimento particolare del rapporto.

Tribunale Torino  26 febbraio 1994

 

 

Fallimento

In tema di società cooperative, l'insorgenza del diritto del socio alla quota di liquidazione e del relativo credito si verifica soltanto in presenza di una causa di scioglimento del rapporto sociale, anteriormente vantando tale soggetto esclusivamente una mera aspettativa legata all'eventualità che, all'atto del verificarsi di detta causa, il patrimonio della società abbia una consistenza tale da permettere l'attribuzione pro quota di valori proporzionali alla sua partecipazione; ne consegue che, in caso di esclusione dalla società a seguito della dichiarazione di fallimento del socio, il credito di quest'ultimo relativo alla quota di liquidazione nasce - o almeno diviene certo - esclusivamente per effetto della dichiarazione di fallimento, ciò implicando l'assenza dei presupposti necessari per ritenerne la compensabilità, ex art. 56 l. fall., con i contrapposti crediti vantati dalla società nei suoi confronti. (Principio affermato dalla S.C. in un caso di insinuazione al passivo nel fallimento del socio da parte di una banca cooperativa,condannata alla restituzione di quanto ricavato dalla vendita delle azioni realizzata dopo il fallimento).

Cassazione civile sez. I  07 luglio 2008 n. 18599

 

In tema di società, la costituzione del rapporto societario e l'originario conferimento, pur rappresentando il presupposto giuridico del diritto del socio alla quota di liquidazione, non rilevano come fatto direttamente genetico di un contestuale credito restitutorio del conferente, configurandosi la posizione di quest'ultimo come mera aspettativa o diritto in attesa di espansione, destinato a divenire attuale soltanto nel momento in cui si addivenga alla liquidazione (del patrimonio della società o della singola quota del socio, al verificarsi dei presupposti dello scioglimento del rapporto societario soltanto nei suoi confronti), ed alla condizione che a tale momento dal bilancio (finale o di esercizio) risulti una consistenza attiva sufficiente a giustificare l'attribuzione "pro quota" al socio stesso di valori proporzionali alla sua partecipazione. Pertanto, il credito relativo alla quota di liquidazione vantato dal socio di una cooperativa escluso dalla società per effetto della dichiarazione di fallimento (ovvero, ai sensi dell'art. 2533 n. 5 c.c., nel testo introdotto dal d.lg. n. 6 del 2003, a seguito della delibera di esclusione che è in facoltà della società adottare in caso di fallimento del socio) nasce o comunque diviene certo esclusivamente nel momento in cui interviene quella dichiarazione (o quella delibera), con la conseguenza che, non potendosi considerare detto credito anteriore al fallimento, viene a mancare il presupposto necessario, ai sensi dell'art. 56 l. fall., per la compensabilità dello stesso con i contrapposti crediti vantati dalla società nei confronti del socio.

Cassazione civile sez. un.  23 ottobre 2006 n. 22659



 
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