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Art. 253 codice civile: Inammissibilità del riconoscimento

In nessun caso è ammesso un riconoscimento (1) in contrasto con lo stato di figlio (legittimo) (2) in cui la persona si trova.


Commento

(1) Art. sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia) (art. 105).

 

(2) Le parole in parentesi quadra sono state soppresse ex art. 24, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

 


Giurisprudenza annotata

Leggi, decreti, regolamenti

Posto che lo stato di figlio è determinato, in prima battuta, dalla legge nazionale del figlio stesso al momento della nascita, il giudice deve ricercare, anche d'ufficio, tale legge, pur se appartenente ad ordinamenti plurilegislativi (la Suprema corte ha cassato la sentenza di merito che, senza ricercare, anche d'ufficio, la legge straniera applicabile, nella specie quella della provincia canadese del Quebec, aveva rigettato, applicando l'art. 253 c.c., la domanda di dichiarazione giudiziale della paternità naturale proposta da una cittadina canadese nei confronti del preteso padre, cittadino italiano, attribuendo erroneamente efficacia ricognitiva alla dichiarazione resa dall'attrice medesima e riportata nel suo certificato di matrimonio, formato in California, di essere figlia del marito della madre). Cassa App. Milano 7 febbraio 2013

Cassazione civile sez. I  26 maggio 2014 n. 11751

 

In tema di riconoscimento di figlio naturale, va applicato il principio secondo cui lo stato di figlio di uno straniero deve essere scrutinato dal giudice italiano, ai sensi dell'art. 33, commi 1 e 2, della legge 31 maggio 1995, n. 218, come modificati dal d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, alla luce della legge nazionale del figlio al momento della nascita. Ne consegue che il giudice italiano è tenuto, in ipotesi di carattere plurilegislativo dell'ordinamento dello Stato straniero, a ricercare d'ufficio le norme dell'ordinamento straniero applicabili e le stesse clausole di quell'ordinamento idonee ad individuare il sottosistema territoriale o personale a cui si riferisce la fattispecie. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in assenza di prove sul sottosistema legislativo applicabile in ipotesi di ordinamento plurilegislativo come quello canadese, ha ritenuto di applicare la legge italiana in materia di riconoscimento di figlio naturale). Cassa con rinvio, App. Milano, 07/02/2013

Cassazione civile sez. I  26 maggio 2014 n. 11751

 

 

Filiazione

Il riconoscimento giudiziale di paternità richiede una specifica procedimentalizzazione, che prevede fra l'altro la partecipazione al giudizio delle diverse parti interessate non essendo neppure astrattamente configurabile una ipotesi in cui non solo un figlio legittimo possa mutare stato a sua insaputa, ma anche un padre "legittimo" possa perdere la detta qualità senza neppure essere interpellato (nella specie, relativa al riconoscimento di un figlio premorto, la Corte ha sottolineato che tale riconoscimento può aver luogo soltanto in favore dei suoi discendenti legittimi e dei suo figli naturali riconosciuti, ipotesi all'evidenza esclusa nel caso di specie atteso che al momento del decesso il riconoscendo non aveva ancora compiuto i quattro anni. Inoltre, in nessun caso è ammesso un riconoscimento in contrasto con lo stato di figlio legittimo).

Cassazione civile sez. I  10 gennaio 2014 n. 370  

 

In tema di riconoscimento di figlio, la rimozione dell'impedimento costituito da un diverso stato di figlio decorre dal passaggio in giudicato dell'azione di disconoscimento di paternità, in quanto prima di tale momento è sempre possibile una riforma della sentenza che ha accolto l'azione di disconoscimento. Non è possibile introdurre una azione per far valere lo stato di figlio naturale nei confronti dei beni della successione del padre naturale anche in presenza di una sentenza di accoglimento di una azione di disconoscimento del proprio stato di figlio legittimo non passata in giudicato in quanto quest'ultima, essendo soggetta ad impugnazione, non sarebbe idonea a superare la permanenza del contrasto con lo stato di figlio legittimo che ai sensi dell'art. 253 c.c. determina l'inammissibilità di ogni pretesa fondata sullo stato di figlio naturale.

Cassazione civile sez. II  25 giugno 2013 n. 15990  

 

 

Sanità pubblica

L'obbligo di erogare prestazioni a carico del S.s.n. grava, incondizionatamente, solo sugli enti pubblici: pertanto sostenere che tale obbligo gravi anche sugli enti ecclesiastici significa, implicitamente, rivendicare agli stessi il possesso dello status di enti pubblici. Ma gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti non possono vantare di aver mai posseduto lo status di enti pubblici: prima di tutto per la ragione che hanno sempre partecipato al circuito sanitario pubblico in forza di specifiche convenzioni, che hanno stipulato in qualità di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti; in secondo luogo per la ragione che gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti a far tempo dalla entrata in vigore della l. n. 222 del 1985 (che ha ratificato e dato esecuzione alla modifica dei Patti Lateranensi) godono a tutti gli effetti dello status di enti privati. Come tali essi non potevano possedere, allo stesso tempo, il diverso ed incompatibile status di enti ospedalieri pubblici, non essendo consentito nel nostro ordinamento possedere ed esercitare uno status incompatibile con altro status ufficialmente riconosciuto (argomento desumibile dall'art. 253 c.c., che vieta il riconoscimento della filiazione naturale in contrasto con lo status di figlio legittimo o legittimato).

T.A.R. Bari (Puglia) sez. II  29 febbraio 2012 n. 453  

 

 



 
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