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Art. 2533 codice civile: Esclusione del socio

L’esclusione del socio, oltre che nel caso indicato all’articolo 2531 (1), può aver luogo:

1) nei casi previsti dall’atto costitutivo;

2) per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico;

3) per mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società;

4) nei casi previsti dall’articolo 2286 (2);

5) nei casi previsti dell’articolo 2288, primo comma.

L’esclusione deve essere deliberata dagli amministratori o, se l’atto costitutivo lo prevede, dall’assemblea.

Contro la deliberazione di esclusione il socio può proporre opposizione al tribunale, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione.

Qualora l’atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto sociale determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti (3).


Commento

Atto costitutivo: [v. 2295]; Contratto sociale: [v. 2500ter]; Amministratori: [v. 2621]; Assemblea: [v. 2484]; Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV].

 

(1) Si tratta del caso di mancato pagamento delle quote o delle azioni.

 

(2) Sono, rispettivamente, casi di esclusione facoltativa (n. 4) e casi di esclusione di diritto (n. 5).

 

(3) Dal momento che l’esclusione sancisce la rottura di un rapporto di collaborazione e di fiducia reciproca, salva diversa disposizione statutaria, l’esclusione determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici in corso.

 

L’istituto dell’esclusione del socio è tipico delle società di persone ed è inserito nelle norme sulla società cooperativa nonostante la struttura di questa sia modellata per molti aspetti su quella della s.p.a.: l’istituto, infatti, assolve allo scopo di mantenere omogeneo e compatto il gruppo sociale.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

È manifestamente inammissibile la q.l.c. del combinato disposto degli art. 5, comma 2, ultima parte, l. 3 aprile 2001, n. 142 e 2533, comma 3, c.c., censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non prevede, in caso di licenziamento del socio lavoratore, che si applichino le disposizioni di cui agli art. 409 ss. c.p.c., ma stabilisce che restano di competenza del giudice civile ordinario le controversie tra soci e cooperative inerenti al rapporto associativo e che contro la deliberazione di esclusione il socio può proporre opposizione al tribunale, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione. La questione ha ad oggetto una disposizione inapplicabile "ratione temporis" al caso da decidere, risalendo il licenziamento impugnato nel giudizio a quo al 2011, mentre il denunciato art. 5, comma 2, ultima parte, non è più in vigore dal 2003, cioè da quando è stato sostituito dall'art. 9 l. n. 30 del 2003 (ord. n. 460 del 2006).

Corte Costituzionale  15 aprile 2014 n. 95

 

Stante l'illegittimità della delibera di esclusione del socio lavoratore di cooperativa dalla società (fondata sulla contestata interruzione del servizio, invero consistita nell'esercizio del diritto di sciopero) va dichiarata la nullità del licenziamento conseguentemente intimato in quanto fondato su motivo illecito, con relativo ordine di reintegra del lavoratore.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa  01 aprile 2014

 

 

Società

In tema di società cooperative, la comunicazione al socio della delibera di esclusione, adottata ai sensi dell'art. 2533 c.c., ha la funzione di informarlo sulle ragioni giustificative dell'esclusione dall'organo deliberante e la sua incompletezza incide esclusivamente sulla decorrenza del termine per l'opposizione.

Cassazione civile sez. VI  14 febbraio 2014 n. 3577

 

In tema di società cooperative, l'opposizione di cui all'art. 2527, terzo comma, cod. civ. (ora prevista dall'art. 2533, terzo comma, cod. civ.) rappresenta l'unico rimedio accordato al socio escluso per far valere l'illegittimità del provvedimento, da attivare entro il termine di decadenza ivi stabilito, che, in caso di banca popolare, resta, ai sensi dell'art. 223 terdecies, secondo comma, disp. att. cod. civ., nel testo introdotto dall'art. 9 del d.lgs. n. 6 del 2003, quello di trenta giorni ove detto termine fosse già decorso al momento dell'entrata in vigore delle modifiche apportate alla norma transitoria (con effetto dal 14 gennaio 2005) dall'art. 37 del d.lgs. n. 310 del 2004. Rigetta, App. Milano, 20/02/2007

Cassazione civile sez. I  22 novembre 2013 n. 26211

 

Nel giudizio di opposizione contro la deliberazione di esclusione del socio di una società cooperativa, incombe sulla società - che, pur se formalmente convenuta, ha sostanziale veste di attore - l'onere di provare i fatti posti a fondamento dell'atto impugnato. Rigetta, App. Messina, 22/11/2005

Cassazione civile sez. I  26 settembre 2013 n. 22097  

 

La deliberazione di esclusione del socio per morosità, nonostante la richiesta, da parte di quest'ultimo, di chiarimenti e la manifestata disponibilità a pagare la somma richiesta, una volta accertatane la motivazione, costituisce reazione sproporzionata e lesiva del criterio della buona fede oggettiva. Rigetta, App. Messina, 22/11/2005

Cassazione civile sez. I  26 settembre 2013 n. 22097  

 

In tema di cooperative edilizie deve distinguersi tra il rapporto sociale, di carattere associativo, e quello di scambio, di natura sinallagmatica, rapporti che, pur collegati, hanno causa giuridica autonoma; da ciò discende che il pagamento di una somma, eseguito dal socio a titolo di prenotazione dell'immobile, deve essere ascritto al rapporto di scambio e perciò al pagamento del prezzo d'acquisto, alla cui restituzione la cooperativa è, quindi, tenuta, in caso di scioglimento dal rapporto sociale per esclusione o per recesso, anche in presenza di un disavanzo di bilancio. Cassa e decide nel merito, App. Napoli, 09/06/2006

Cassazione civile sez. I  30 maggio 2013 n. 13641  

 

La conoscenza della delibera di esclusione attraverso la restituzione della quota sociale in busta paga è da ritenersi valida come comunicazione formale della stessa alfine della decorrenza del termine di impugnazione ex art. 2533 c.c. La mancata impugnazione della delibera nei termini, pur in presenza di un licenziamento illegittimo, non permette possano applicarsi le tutele dell'art. 18 dello statuto e quelle previste dalla l. 604/66.

Corte appello Milano sez. lav.  17 aprile 2013

 

In tema di società cooperativa di produzione e lavoro, ove la delibera di esclusione del socio si fondi esclusivamente sull'intimato licenziamento per giusta causa, trova applicazione, in forza del rinvio operato dall'art. 2 della legge n. 142 del 2001, l'art. 18 statuto dei lavoratori; ne consegue che, l'illegittimità del licenziamento comporta anche quella della delibera di esclusione del socio e il ripristino del rapporto associativo.

Cassazione civile sez. lav.  06 agosto 2012 n. 14143

 

In tema di società, la costituzione del rapporto societario e l'originario conferimento, pur rappresentando il presupposto giuridico del diritto del socio alla quota di liquidazione, non rilevano come fatto direttamente genetico di un contestuale credito restitutorio del conferente, configurandosi la posizione di quest'ultimo come mera aspettativa o diritto in attesa di espansione, destinato a divenire attuale soltanto nel momento in cui si addivenga alla liquidazione (del patrimonio della società o della singola quota del socio, al verificarsi dei presupposti dello scioglimento del rapporto societario soltanto nei suoi confronti), ed alla condizione che a tale momento dal bilancio (finale o di esercizio) risulti una consistenza attiva sufficiente a giustificare l'attribuzione pro quota al socio stesso di valori proporzionali alla sua partecipazione. Pertanto, il credito relativo alla quota di liquidazione vantato dal socio di una cooperativa escluso dalla società per effetto della dichiarazione di fallimento (ovvero, ai sensi dell'art. 2533, n. 5, comma 1, c.c., nel testo introdotto dal d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6, a seguito della delibera di esclusione che è in facoltà della società adottare in caso di fallimento del socio) nasce o comunque diviene certo esclusivamente nel momento in cui interviene quella dichiarazione (o quella delibera), con la conseguenza che, non potendosi considerare detto credito anteriore al fallimento, viene a mancare il presupposto necessario, ai sensi dell'art. 56 legge fall., per la compensabilità dello stesso con i contrapposti crediti vantati dalla società nei confronti del socio.

Cassazione civile sez. I  29 settembre 2011 n. 19955  

 

Ai sensi dell'art. 2533 c.c., l'inadempimento che giustifica l'esclusione del socio lavoratore deve essere qualificato in termini di specifica gravità e presuppone, pertanto, anche una valutazione del tempo trascorso fra la mancanza addebitata e la reazione da parte della società recedente, dovendosi ritenere non conforme ai criteri legali, anche alla luce delle regole di buona fede e correttezza, l'esclusione disposta a notevole distanza di tempo dai fatti addebitati, mentre resta escluso che nella clausola che sanziona la "violazione dello spirito mutualistico e solidaristico della cooperativa" sia ascrivibile la tutela in giudizio dei diritti del socio, salvo che si dimostri che la tutela giudiziaria fosse strumentale al perseguimento di finalità indebite, del tutto estranee alla legittima (anche se eventualmente infondata nel merito) protezione dei propri interessi giuridici. Cassa parzialmente, con rinvio, App. Roma 10 aprile 2009

Cassazione civile sez. lav.  05 luglio 2011 n. 14741  

 

In tema di società cooperative, l'inadempimento che giustifica l'esclusione del socio lavoratore ai sensi dell'art. 2533 c.c. deve essere qualificato in termini di specifica gravità e presuppone, pertanto, anche una valutazione del tempo trascorso fra la mancanza addebitata e la reazione da parte della società recedente, dovendosi ritenere non conforme ai criteri legali, anche alla luce delle regole di buona fede e correttezza, l'esclusione disposta a notevole distanza di tempo dai fatti addebitati, mentre resta escluso che nella clausola che sanziona la «violazione dello spirito mutualistico e solidaristico della cooperativa» sia ascrivibile la tutela in giudizio dei diritti del socio, salvo che si dimostri che la tutela giudiziaria fosse strumentale al perseguimento di finalità indebite, del tutto estranee alla legittima (anche se eventualmente infondata nel merito) protezione dei propri interessi giuridici.

Cassazione civile sez. lav.  05 luglio 2011 n. 14741  

 



 
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