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Art. 2536 codice civile: Responsabilità del socio uscente e dei suoi eredi

Il socio che cessa di far parte della società risponde verso questa per il pagamento dei conferimenti non versati, per un anno dal giorno in cui il recesso, la esclusione o la cessione della quota si è verificata.

Se entro un anno dallo scioglimento del rapporto associativo si manifesta l’insolvenza della società, il socio uscente e’ obbligato verso questa nei limiti di quanto ricevuto per la liquidazione della quota o per il rimborso delle azioni.

Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società gli eredi del socio defunto.


Commento

Conferimenti: [v. 2464]; Insolvenza: [v. 2462]; Eredi: [v. 457].

 

La norma, con riferimento alla responsabilità verso la società, prevede un termine di prescrizione [v. 2934] per la riscossione di un credito della società verso il socio uscito. A seguito della riforma, tale termine risulta ridotto ad un anno dal giorno del recesso, dell’esclusione o della cessione della quota. Se la società si trova in stato di insolvenza entro un anno dal pagamento al socio della quota di liquidazione, l’ex socio deve restituire alla società (o agli organi della procedura di insolvenza) l’importo ricevuto a titolo di liquidazione della quota. La ratio giustificatrice della presente norma sta nella presunzione che il pagamento sia avvenuto quando già la società non era in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di agevolazioni tributarie in favore delle società cooperative, l'attribuzione dei benefici presuppone necessariamente il concorso sia del dato formale, costituito dall'esistenza di previsioni statutarie relative alla devoluzione a fondi mutualistici di quote degli utili netti e del patrimonio residuato alla liquidazione, sia del dato fattuale che le medesime previsioni siano state concretamente osservate, atteso quanto espressamente previsto dall'art. 3, comma 2, l. 18 febbraio 1999 n. 28, anche nel testo sostituito per effetto dell'art. 16 d.lg. 2 agosto 2002 n. 220.

Cassazione civile sez. trib.  13 aprile 2012 n. 5848

 

Il socio di una cooperativa edilizia, in mancanza di norme di legge al riguardo, nonché di previsioni espresse nello statuto o nell'atto di assegnazione, non ha diritto ad alcun rimborso del prezzo pagato per l'assegnazione dell'alloggio per il solo fatto che la società abbia ottenuto il ristorno dall'erario dell'imposta sul valore aggiunto (Iva), neppure se adduca a tal fine la circostanza che l'atto di assegnazione prevedesse per l'alloggio un prezzo pari al costo sostenuto dalla cooperativa per la costruzione, giacché detto ristorno spetta alla cooperativa medesima in ragione dell'esercizio della attività di impresa che essa svolge a fine mutualistico e che la legittima, per l'appunto, a pretenderlo dall'Amministrazione finanziaria.

Cassazione civile sez. II  05 ottobre 2009 n. 21229  

 

In caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente al socio di una società cooperativa edilizia, egli ha diritto sia alla liquidazione della quota sociale, con riguardo a quanto abbia versato a titolo di conferimento, sia alla restituzione di quanto versato a titolo di anticipazione, direttamente riconducibile all'acquisto ed all'assegnazione dell'alloggio (sempre che, la proprietà dell'alloggio non sia stata nel frattempo conseguita e lo scopo sociale non sia stato raggiunto), posto che i rapporti fra socio e società sono, da un lato, attinenti all'attività sociale, comportanti l'obbligo dei conferimenti e della contribuzione alle spese comuni di organizzazione e di amministrazione, dall'altro relativi alla peculiarità dello scopo perseguito, comportanti anticipazioni ed esborsi di carattere straordinario ai fini dell'acquisto del terreno e della realizzazione degli alloggi. Con riguardo a tale secondo importo, al diritto di credito del socio non corrisponde un diritto di ritenzione dell'alloggio, non potendo egli avvalersi dell'exceptio inadimplenti non est adimplendum, di cui all'art. 1460 c.c., poiché gli obblighi di riconsegna dell'alloggio e di restituzione delle somme non sono configurabili come prestazioni reciproche di un sinallagma contrattuale, ma soltanto come un effetto del venir meno del rapporto sociale tra il socio receduto od escluso e la cooperativa.

Cassazione civile sez. I  10 luglio 2009 n. 16304

 

In tema di società cooperative, la corresponsione di una quota degli utili netti annuali ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, prevista dall'art. 2536 c.c. e ribadita dall'art. 11, comma 4, della legge n. 59 del 1992 (che ha fissato nel tre per cento la suddetta quota annuale) costituisce un obbligo per tutte le società cooperative, senza che la previsione del comma 1 del citato art. 11 (secondo il quale le cooperative inottemperanti decadono dai benefici fiscali e d'altra natura) valga a trasformare il suddetto obbligo generalizzato in un obbligo rivolto solo alle cooperative "beneficiate", o, addirittura, in un onere da assolvere per poter fruire di benefici, posto che la suddetta previsione di decadenza è solo un modo per rafforzare l'obbligo generalizzato di cui sopra e non è intesa ad attribuire ad esso una portata riduttiva.

Cassazione civile sez. lav.  15 marzo 2005 n. 5599  

 

Anche per le cooperative sussiste la necessità della costituzione di un nucleo patrimoniale adeguato, anche se non predeterminato, come risulta dal combinato disposto degli art. 2328, 2515, n. 5 e 2536. Ne consegue che, benché per le società cooperative il capitale sociale non è determinato in un ammontare prestabilito (art. 2520, comma 2 c.c.), un capitale iniziale, sia pure minimo, non adeguato, deve sussistere al momento della loro costituzione.

Corte appello L'Aquila  18 ottobre 1994

 

Non è ammissibile la trasformazione di una società cooperativa a responsabilità limitata in associazione non riconosciuta, attesa l'esistenza di particolari vincoli legislativi (art. 26 lett. c), d.lgs. C.p.S., n. 1577 del 1947; art. 2536 e 2542 ss. c.c.; art. 14 legge n. 127 del 1971) connessi alla struttura ed alla funzione della società cooperativa il cui rispetto potrebbe non essere garantito una volta assunto il nuovo assetto associativo.

Tribunale Udine  22 maggio 1992

 

Nelle società cooperative l'accantonamento in favore di una speciale riserva, costituita in esenzione di imposta in base a quanto disposto dall'art. 12 l. 16 dicembre 1977 n. 904, può essere effettuato solo dopo che sia stato operato l'accantonamento a riserva legale della quinta parte degli utili netti annuali, così come previsto dall'art. 2536 c.c.

Tribunale Milano  26 settembre 1985

 

Non può essere omologata la deliberazione dell'assemblea straordinaria di una società cooperativa nella quale si preveda il voto segreto dell'assemblea dei soci e del consiglio di amministrazione e l'attribuzione di una quota degli utili netti al consiglio di amministrazione in deroga all'art. 2536 c.c. Non è soggetta ad omologazione la deliberazione dell'assemblea dei soci di una cooperativa la quale disponga l'aumento del capitale sociale.

Tribunale Vicenza  19 giugno 1984

 



 
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