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Art. 2537 codice civile: Creditore particolare del socio

Il creditore particolare del socio cooperatore, finché dura la società, non può agire esecutivamente sulla quota e sulle azioni del medesimo.


Commento

Azione esecutiva: [v. 2902].

 

La norma, nell’escludere che il creditore del socio possa chiedere coattivamente la liquidazione della quota o delle azioni finché dura la società, introduce una disciplina che è tipica delle società di persone, evidenziando, come già più volte sottolineato, l’importanza dell’elemento personale nelle società cooperative.


Giurisprudenza annotata

Revocatoria ordinaria

Il creditore particolare del socio, sebbene non possa - ai sensi dell'art. 2531 cod. civ., applicabile "ratione temporis" (ora art. 2537 cod. civ.) - agire esecutivamente sulla quota o sulle azioni del socio debitore finché dura la società cooperativa, può, tuttavia, agire in via cautelare, con la conseguenza che tale disposizione non può ritenersi ostativa all'ammissibilità dell'azione revocatoria ordinaria nei confronti del socio (in quanto tenderebbe alla revoca dell'attribuzione patrimoniale di un bene - la quota o le azioni della società - non suscettibile di espropriazione), poiché anche nell'ipotesi in cui il bene, oggetto dell'atto di cui si chiede la revoca, non sia più nella disponibilità dell'acquirente per essere stato alienato a terzi, il creditore ha comunque interesse ad agire in revocatoria, il cui accoglimento consentirebbe all'acquirente di promuovere, nei confronti dell'alienante, le azioni di risarcimento del danno o di restituzione del prezzo dell'acquisto. Cassa senza rinvio, App. Firenze, 07/07/2007

Cassazione civile sez. I  23 maggio 2014 n. 11491  

 

In tema di società, la costituzione del rapporto societario e l'originario conferimento, pur rappresentando il presupposto giuridico del diritto del socio alla quota di liquidazione, non rilevano come fatto direttamente genetico di un contestuale credito restitutorio del conferente, configurandosi la posizione di quest'ultimo come mera aspettativa o diritto in attesa di espansione, destinato a divenire attuale soltanto nel momento in cui si addivenga alla liquidazione (del patrimonio della società o della singola quota del socio, al verificarsi dei presupposti dello scioglimento del rapporto societario soltanto nei suoi confronti), ed alla condizione che a tale momento dal bilancio (finale o di esercizio) risulti una consistenza attiva sufficiente a giustificare l'attribuzione "pro quota" al socio stesso di valori proporzionali alla sua partecipazione. Pertanto, il credito relativo alla quota di liquidazione vantato dal socio di una cooperativa escluso dalla società per effetto della dichiarazione di fallimento (ovvero, ai sensi dell'art. 2533 n. 5 c.c., nel testo introdotto dal d.lg. n. 6 del 2003, a seguito della delibera di esclusione che è in facoltà della società adottare in caso di fallimento del socio) nasce o comunque diviene certo esclusivamente nel momento in cui interviene quella dichiarazione (o quella delibera), con la conseguenza che, non potendosi considerare detto credito anteriore al fallimento, viene a mancare il presupposto necessario, ai sensi dell'art. 56 l. fall., per la compensabilità dello stesso con i contrapposti crediti vantati dalla società nei confronti del socio.

Cassazione civile sez. un.  23 ottobre 2006 n. 22659  

 

L'aumento del capitale sociale delle cooperative attuato senza incremento della compagine sociale è idoneo a determinare una modificazione dell'atto costitutivo (nella parte ove è specificata la quota di capitale sottoscritta da ciascun socio), ed è, quindi, di competenza dell'assemblea straordinaria e soggetto al controllo di omologazione da parte del tribunale per effetto dell'espresso rinvio operato dall'art. 2537 c.c. alla previsione dell'art. 2436 c.c.

Tribunale Napoli  15 settembre 1998

 

Non può essere omologata la modifica dell'atto costitutivo di trasferimento della sede di società cooperativa attuata mediante deliberazione invalida per la mancanza del "quorum" costitutivo e deliberativo, in quanto tale vizio integra il non adempimento delle condizioni richieste dalla legge, ai sensi del combinato disposto degli art. 2537, comma 1, 2436 comma 1 e 2411 comma 2 c.c.

Tribunale Udine  27 settembre 1995

 

In tema di deliberazioni che importano modificazioni dell'atto costitutivo, alle società cooperative sono applicabili ex art. 2537 c.c. le disposizioni previste per le società per azioni; di conseguenza, tali modifiche, in base al combinato disposto degli art. 2365 e 2516 c.c. sono di competenza dell'assemblea straordinaria e il verbale di detta assemblea deve essere redatto dal notaio ex art. 2375 c.c.

Tribunale Bergamo  19 dicembre 1992

 

La modificazione dell'atto costitutivo di una società cooperativa rientra fra le competenze dell'assemblea straordinaria, e richiede conseguentemente l'intervento di un notaio per la redazione del relativo verbale (art. 2369 e 2375 c.c., dettati in tema di società per azioni, ed applicabili alle cooperative in forza del richiamo dell'art. 2516 c.c.). La mancanza dell'indicato intervento del notaio, pertanto, determina la nullità di detta modificazione, la quale è deducibile in ogni tempo e da chiunque vi abbia interesse, traducendosi nel difetto di un requisito essenziale per l'esistenza del verbale e quindi per la formazione della relativa deliberazione.

Cassazione civile sez. un.  22 novembre 1984 n. 6003  



 
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