codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2543 codice civile: Organo di controllo

La nomina del collegio sindacale è obbligatoria nei casi previsti dal secondo e terzo comma dell’articolo 2477, nonché quando la società emette strumenti finanziari non partecipativi.

L’atto costitutivo può attribuire il diritto di voto nell’elezione dell’organo di controllo proporzionalmente alle quote o alle azioni possedute ovvero in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico (1).

I possessori degli strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione possono eleggere, se lo statuto lo prevede, nel complesso sino ad un terzo dei componenti dell’organo di controllo (2).


Commento

Collegio sindacale: [v. 2335]; Strumenti finanziari: [v. 2506ter]; Quote: [v. 2521]; Azioni: [v. 2325]; Statuto: [v. 2328].

 

(1) Il legislatore ha previsto la possibilità, fortemente innovativa, di attribuire il diritto di voto per l’elezione dell’organo di controllo, oltre che proporzionalmente alle quota o azioni possedute, anche in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico, con le conseguenze viste per la nomina degli amministratori.

 

(2) Analogamente a quanto stabilito per la nomina degli amministratori [v. 2542], il legislatore ha previsto la possibilità che lo statuto riservi la nomina di un terzo dei componenti dell’organo di controllo ai possessori di strumenti finanziari.

Il disposto, sarà applicabile alle cooperative che non optino per il sindaco unico, secondo le previsioni dell’art. 2477 (per le s.r.l.).

 

La norma punta a semplificare la disciplina delle cooperative consentendo di non nominare l’organo di controllo se non quando ricorrono i requisiti determinati dal comma 1.

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

L'art. 2543 del c.c., nel testo previgente a quello introdotto dall'art. 8 d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 disponeva che in caso d'irregolare funzionamento delle società cooperative, l'autorità governativa può revocare gli amministratori e i sindaci e affidare la gestione della società a un commissario governativo, determinandone i poteri e la durata. Ove l'importanza della società cooperativa lo richieda, l'autorità governativa può nominare un vice commissario che collabora con il commissario e lo sostituisce in caso di impedimento. Al commissario governativo possono essere conferiti per determinati alti anche i poteri dell'assemblea, ma le relative deliberazioni non sono valide senza l'approvazione dell'autorità governativa. Ciò posto, la domanda di inefficacia in oggetto non trova fondamento in una specifica norma riguardante la produzione di effetti ex lege del decreto ex art. 1543 c.c. (vecchio testo) nei confronti dei terzi, né può essere applicata in via analogica la norma ex art. 200 l.f, poiché essa presuppone indefettibilmente (a differenza del provvedimento di gestione commissariale, che presuppone situazioni di mera irregolarità gestionale) l'accertamento giudiziario dello stato d'insolvenza, sicchè è giustificata la decorrenza ex lege, anche per i terzi, degli effetti della liquidazione coatta a partire dall'emissione del provvedimento.

Tribunale Bari sez. IV  04 luglio 2012 n. 2411  

 

 

Società

La revoca, prima del termine dell'incarico commissariale e la sostituzione con altro commissario governativo, ai sensi degli art. 2543 ss. c.c., si configura esclusivamente nell'ottica di un'impossibilità di conseguimento dell'oggetto per il quale sia stato conferito l'incarico ovvero per irregolarità o ritardi nello svolgimento dell'incarico stesso. Pertanto, è illegittimo il provvedimento di revoca disposto nei confronti di chi sia stato nominato commissario governativo della Federazione italiana dei consorzi agrari, adottato in ragione del ridimensionamento delle esigenze connesse alla liquidazione della stessa, essendo sufficiente, nell'ottica della riduzione della spesa pubblica, l'esercizio della potestà di revoca limitatamente all'ambito della funzione collaborativa e vicaria affidata ai subcommissari e non anche del commissario liquidatore originariamente nominato, non configurandosi, di per sè l'ufficio commissariale come un insieme unitario ed inscindibile, nè in astratto, nè nell'economia dell'atto in concreto adottato al momento della nomina.

Consiglio di Stato sez. VI  22 gennaio 2002 n. 365  

 

Con riguardo a società cooperativa edilizia, la cui gestione sia stata affidata ad un Commissario governativo, al quale, a norma dell'art. 2543 c.c. siano attribuiti, oltre alla rappresentanza legale della società, i poteri del Consiglio di amministrazione, la rappresentanza processuale della società spetta al detto organo con pienezza di poteri.

Cassazione civile sez. un.  19 gennaio 1991 n. 516  

 

In materia di invalidità di delibere assembleari di società cooperative per la nomina del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, sono applicabili le norme dettate dal codice civile per le società per azioni e sussiste la giurisdizione del giudice ordinario finché non intervenga un provvedimento dell'autorità amministrativa di controllo.

Cassazione civile sez. un.  15 maggio 1990 n. 4148  

 

L'azione proposta dal socio di una società cooperativa (non edilizia), per denunciare l'invalidità della delibera assembleare di nomina degli amministratori e sindaci, non si sottrae alle disposizioni degli art. 2377 e 2378 c.c. e spetta alla giurisdizione del giudice ordinario, non coinvolgendo i poteri spettanti all'autorità governativa (quale quello di revocare detti organi, in caso di irregolare funzionamento, e di affidare la gestione della società ad un commissario).

Cassazione civile sez. un.  15 maggio 1990 n. 4180  

 

In base agli art. 2543 c.c. nonché 11 d.l.C.p.S. 14 dicembre 1947 n. 1577 l'applicazione di provvedimenti sanzionatori a carico delle società cooperative è subordinata al previo accertamento di gravi irregolarità nella gestione di esse; di conseguenza, è illegittimo il provvedimento di revoca del consiglio di amministrazione qualora le irregolarità siano soltanto presunte mancando il presupposto dell'avvenuta loro constatazione.

T.A.R. Palermo (Sicilia) sez. II  02 novembre 1989 n. 674  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti