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Art. 2549 codice civile: Nozione

Con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.

Qualora l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l’unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all’associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, il rapporto con tutti gli associati il cui apporto consiste anche in una prestazione di lavoro si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato (1).

Le disposizioni di cui al secondo comma non si applicano, limitatamente alle imprese a scopo mutualistico, agli associati individuati mediante elezione dall’organo assembleare di cui all’articolo 2540, il cui contratto sia certificato dagli organismi di cui all’articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, nonché in relazione al rapporto fra produttori e artisti, interpreti, esecutori, volto alla realizzazione di registrazioni sonore, audiovisive o di sequenze di immagini in movimento.


Commento

Parentela: [v. 74]; Lavoro subordinato: [v. Libro V, Titolo II, Capo I, Sez. II].

 

Associazione in partecipazione: contratto [v. 1321] consensuale, che si perfeziona al momento del raggiungimento dell’accordo, e a prestazioni corrispettive, in quanto alla prestazione (apporto) di una parte corrisponde una controprestazione (l’attribuzione di una partecipazione agli utili) dell’altra.

 

Associante: soggetto titolare dell’impresa o dell’affare.

 

Associato: soggetto che partecipa al rischio dell’impresa o dell’affare altrui.

 

Apporto: contributo finalizzato allo svolgimento dell’affare o dell’impresa cui la partecipazione si riferisce. Esso consiste, di regola, in una somma di denaro ma può consistere anche nel conferimento di determinati beni o nella prestazione di un’opera o di un servizio.

 

(1) Per evitare che il contratto di associazione possa nascondere un rapporto di lavoro subordinato, ed eludere gli obblighi di legge, qualora l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, la cd. riforma Fornero (l. 92/2012) ha fissato i requisiti che l’associazione deve possedere, introducendo la presunzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

 

 


Giurisprudenza annotata

Associazione in partecipazione

Deve confermarsi la decisone dei giudici del merito cha hanno qualificato come associazione in partecipazione il rapporto lavorativo oggetto di valutazione, atteso che era stata rilevata l'ampia autonomia nello svolgimento delle mansioni quotidiane del lavoratore, nella mancanza di un controllo sulla sua presenza da parte della società, nell'assenza di vincoli di orario, nella possibilità di avvalersi di terzi collaboratori, nell'assenza di un potere direttivo e disciplinare nonché nell'accesso alle scritture contabili ed infine nella presenza di un rischio d'impresa per l'associato.

Cassazione civile sez. lav.  09 febbraio 2015 n. 2371

 

Quando non viene pienamente dimostrata l'esistenza dell'associazione in partecipazione, non si può necessariamente concludere che il rapporto ha carattere subordinato, perché per la configurabilità di quest'ultimo occorre la prova positiva di specifici elementi che non possono ritenersi sussistenti per la carenza di prova su una tipologia diversa.

Cassazione civile sez. lav.  10 novembre 2014 n. 23931

 

L'associazione in partecipazione si caratterizza per il carattere sinallagmatico tra l'attribuzione da parte dell'associante di una quota degli utili derivanti dalla gestione di una sua impresa o di un suo affare all'associato e l'apporto, da quest'ultimo conferito, di qualsiasi natura e con carattere strumentale per l'esercizio di quell'impresa o di quell'affare.

Cassazione civile sez. I  17 aprile 2014 n. 8955  

 

Nel caso di un contratto riconducibile a quello di associazione in partecipazione, disciplinato dall’art. 2549 c.c., quale contratto nel quale l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto, l’associante è tenuto, nei termini definiti contrattualmente (nel caso di specie, entro 24 mesi dall’inizio lavori) a procedere alle obbligazioni contrattuali (nel caso di specie, alienare gli immobili e distribuire gli eventuali utili), ferma restando l’assunzione del rischio di impresa nei limiti dell’apporto in capo all’associato nel caso in cui, al completamento dell’operazione, l’associante non avesse conseguito utili ma perdite, ai sensi dell’art. 2553 c.c..

Tribunale Monza sez. II  06 marzo 2014

 

Si configurano gli elementi del rapporto di lavoro subordinato, in luogo dell'associazione in partecipazione con apporto di lavoro, nel caso in cui si accerti che la prestazione lavorativa sia stabilmente inserita nel contesto dell'organizzazione aziendale, senza partecipazione dell'associato al rischio d'impresa e in assenza di qualsiasi forma di controllo di quest'ultimo alla gestione dell'impresa, risultando inoltre, a fronte di ciò, irrilevante il nomen iuris attribuito dalle parti in sede di conclusione del contratto. Conferma App. Bologna 22 ottobre 2007

Cassazione civile sez. lav.  27 novembre 2013 n. 26522  

 

Nel contratto che istituisce l'associazione in partecipazione, le parti possono disciplinare sia la durata sia le modalità di scioglimento del predetto rapporto. Nel secondo caso la regolamentazione dei rapporti patrimoniali può essere realizzata anche su base percentuale, rispetto al patrimonio dell'impresa che lo stesso associato ha contribuito a realizzare.

Cassazione civile sez. I  04 novembre 2013 n. 24684  

 

In tema di recesso da un rapporto associativo, allorchè la durata del preavviso non sia fissata legislativamente, deve essere determinata dal giudice in relazione all'oggetto e alla natura del contratto. Nella specie, trattandosi di un rapporto di associazione in partecipazione che investiva la gestione di un cantiere - e quindi, l'impiego di mezzi ingenti anche da parte dell'associato - non appare abnorme il termine di un anno determinato dal giudice, con valutazione palesemente equitativa.

Cassazione civile sez. I  17 luglio 2013 n. 17468  

 

Il rapporto di associazione in partecipazione ha come elemento essenziale la partecipazione dell'associato al rischio di impresa ed alla distribuzione non solo degli utili, ma anche delle perdite.

Cassazione civile sez. lav.  11 giugno 2013 n. 14644  

 

Il contratto di associazione in partecipazione per un periodo di tempo determinato non è un contratto basato sull'elemento della fiducia e, pertanto, non è consentito il recesso unilaterale anticipato. Cassa con rinvio, App. Caltanissetta, 02/09/2005

Cassazione civile sez. I  30 maggio 2013 n. 13649  

 

In tema di distinzione fra contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell'associato e contratto di lavoro subordinato, pure avendo indubbio rilievo il "nomen iuris" usato dalle parti, occorre accertare se lo schema negoziale pattuito abbia davvero caratterizzato la prestazione lavorativa o se questa si sia svolta con lo schema della subordinazione. Ove la prestazione lavorativa sia inserita stabilmente nel contesto dell'organizzazione aziendale, senza partecipazione al rischio d'impresa e senza ingerenza nella gestione dell'impresa stessa, si ricade nel rapporto di lavoro subordinato in ragione di un generale favore accordato dall'art. 35 Cost. che tutela il lavoro "in tutte le sue forme ed applicazioni".

Cassazione civile sez. lav.  12 aprile 2013 n. 8928  

 

In tema di contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell'associato, l'elemento differenziale rispetto al contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili d'impresa risiede nel contesto regolamentare pattizio in cui si inserisce l'apporto della prestazione da parte dell'associato, dovendosi verificare l'autenticità del rapporto di associazione, che ha come elemento essenziale, connotante la causa, la partecipazione dell'associato al rischio di impresa e alla distribuzione non solo degli utili, ma anche delle perdite. Pertanto, laddove è resa una prestazione lavorativa inserita stabilmente nel contesto dell'organizzazione aziendale, senza partecipazione al rischio d'impresa e senza ingerenza ovvero controllo dell'associato nella gestione dell'impresa stessa, si ricade nel rapporto di lavoro subordinato in ragione di un generale favor accordato dall'art. 35 Cost., che tutela il lavoro "in tutte le sue forme ed applicazioni".

Cassazione civile sez. lav.  28 gennaio 2013 n. 1817  

 

La differenza fra contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa e contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili dell'impresa risiede nel contesto regolamentare pattizio in cui si inserisce l'apporto della prestazione lavorativa, dovendosi verificare l'autenticità del rapporto di associazione, che ha come elemento essenziale, connotante la causa, la partecipazione dell'associato al rischio di impresa, dovendo egli partecipare sia agli utili che alle perdite (nella specie, le modalità di svolgimento della prestazione lavorativa erano del tutto simili a quelle tipiche del lavoro subordinato ed inoltre era stata sostanzialmente esclusa la partecipazione dell'associato al rischio d'impresa tout court, atteso che le parti si erano limitate ad aggiungere, all'importo mensilmente pattuito, una somma a titolo di partecipazione agli utili. Pertanto, sussistendo comunque una garanzia di guadagno per il prestatore di lavoro, è stato escluso che quest'ultimo, pur partecipando agli utili, fosse anche partecipe del rischio d'impresa).

Cassazione civile sez. lav.  28 gennaio 2013 n. 1817

 

Nel contratto di associazione in partecipazione la prestazione dedotta nel rapporto sinallagmatico non può essere interpretata come di mera prestazione d'opera intellettuale bensì di risultato pratico concreto (nella specie, l'associazione in partecipazione aveva ad oggetto la produzione e il commercio di beni, sicchè la Corte ha ritenuto inadempiente la parte la cui obbligazione consisteva nel progettare funzionalmente i beni al fine di renderli commerciabili sul mercato di riferimento. La Corte ha ritenuto che la progettazione di prodotti non idonei alla immissione sul mercato e alla commercializzazione fosse del tutto inutile ai fini perseguiti dalla associazione stessa).

Cassazione civile sez. I  14 maggio 2012 n. 7426



 
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