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Art. 2559 codice civile: Crediti relativi all’azienda ceduta

La cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede all’alienante (1).

Le stesse disposizioni si applicano anche nel caso di usufrutto dell’azienda, se esso si estende ai crediti relativi alla medesima.


Commento

Cessione del credito: [v. 1260]; Azienda: [v. 177]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Usufrutto: [v. 2561].

 

(1) Nel caso di specie il legislatore ha voluto semplificare la procedura per rendere opponibile la cessione dei crediti ai terzi. La notifica al debitore ceduto o l’accettazione da parte di questi, richiesta dalla disciplina generale sulla cessione del credito [v. 1265, 2914 n. 2], è, infatti, sostituita da una sorta di notifica collettiva: l’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese.


Giurisprudenza annotata

Azienda

Il conferimento di un'azienda individuale in una società di persone o di capitali costituisce una cessione d'azienda, la quale comporta, per legge, la cessione dei crediti relativi all'esercizio di essa, che, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell'iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese. Rigetta, App. Roma, 04/10/2007

Cassazione civile sez. III  19 agosto 2013 n. 19155  

 

In caso di cessione d'azienda, il credito d'imposta di cui all'art. 4 della legge n. 449 del 1997, concesso per l'incremento della base occupazionale alle piccole e medie imprese, per la parte già maturata, ma non ancora utilizzata dal cedente l'azienda, è trasferibile alla società - qualora quest'ultima prosegua la stessa attività - succeduta nella titolarità della stessa azienda, verificandosi una continuità anche fiscale tra le due aziende, come previsto dagli art. 2559 c.c. e 58 del d.P.R. n. 917 del 1986.

Cassazione civile sez. trib.  12 febbraio 2013 n. 3342  

 

L'art. 58 t.u. legge bancaria costituisce deroga alla disciplina di diritto comune contenuta nel codice civile ma soltanto in quanto attribuisce alla banca cessionaria una legittimazione passiva esclusiva ed indifferenziata per tutti i debiti, anche risalenti a rapporti pregressi e ad atti compiuti prima della cessione, a prescindere dal consenso dei creditori e con ciò privando il creditore ceduto della garanzia costituita dai beni del debitore cedente. Tale deroga, tuttavia, trova un correttivo nella stessa previsione del comma 5 dell'art. 58 T.U. cit. per il quale i creditori ceduti hanno facoltà, entro tre mesi dall'adempimento delle forme di pubblicità previste dalla legge, di esigere anche dal cedente l'adempimento delle obbligazioni oggetto della cessione. A garanzia del cessionario, dunque, secondo l'interpretazione più accreditata della legge bancaria, sono accollati alla banca subentrante non tutti i debiti imputabili a quella ceduta, ma solo quelli inerenti all'esercizio di sedi o filiali, oggetto della sostituzione, esistenti al momento della cessione e dotati dei requisiti della certezza e liquidità. Tale limite all'oggetto della cessione, invero, si ricava proprio dalla disciplina generale in materia di cessione d'azienda. Infatti è previsto all'art. 2558 c.c. un automatismo dell'effetto successorio nella specifica ipotesi di contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda, non aventi carattere personale ed a prestazioni corrispettive non ancora eseguite od esaurite, dall'imprenditore e dall'alienante. Gli altri crediti e debiti del cedente - non inseriti in un siffatto contesto di sinallagmaticità, non legati funzionalmente all'esercizio dell'impresa od aventi comunque una fonte non contrattuale - sono invece trasferiti secondo le prescrizioni, rispettivamente, dell'art. 2559 e dell'art. 2560 atteso che per i debiti, in particolare, l'art. 2560 c.c. prevede l'accollo cumulativo ex lege, all'acquirente a tutela dei creditori aziendali che subirebbero altrimenti la sottrazione della garanzia costituita dai beni dell'impresa dei debiti ovviamente anteriori all'alienazione, ma alla condizione che tutela, in questo caso, l'acquirente medesimo che detti debiti risultino, dai libri contabili obbligatori. Non tutte le eventuali situazioni di potere o di soggezione connesse a rapporti già esauriti sono dunque incluse nella cessione di azienda o di un ramo di azienda.

Corte appello Bari sez. I  19 novembre 2012 n. 1233  

 

La cessione dell'azienda ha carattere così globale e unitario da importare, giusta l'univoco dettato degli art. 2558, 2559 e 2560 c.c., la successione nei contratti aziendali, nonché il trasferimento al cessionario dei crediti relativi e dei debiti gravanti sull'azienda stessa, come postula la natura giuridica del complesso aziendale che costituisce un'universitas rerum, comprendente cose corporali (mobili e immobili), cose immateriali, compreso l'avviamento, rapporti di lavoro con il personale, crediti e debiti (anche litigiosi) con la clientela, elementi, questi, tutti unificati, in senso funzionale, dalla volontà del titolare, in vista della loro destinazione al comune fine della perseguita attività commerciale; ne consegue che, in caso di cessione di azienda, ogni credito aziendale si trasferisce al cessionario, al pari di ogni altro elemento dell'universitas di cui è parte integrante, e senza necessità di una sua specifica indicazione nell'atto di trasferimento. Da ciò ne deriva, quale logico corollario, l'irripetibilità da parte dell'originario conduttore del deposito cauzionale illo tempore versato, costituendo questo, a seguito della cessione dell'azienda, oggetto di un credito che soltanto il cessionario potrà azionare al termine del rapporto locativo.

Tribunale Catanzaro sez. II  15 marzo 2011

 

 

IVA

Il conferimento di un'azienda individuale in una società di persone o di capitali costituisce una cessione d'azienda, la quale comporta per legge la cessione dei crediti relativi all'esercizio di essa, ivi compresi i crediti d'imposta vantati dal cedente nei confronti dell'erario; né argomenti contrari possono trarsi dalla circostanza che all'atto del conferimento non fosse stato ancora attuato il registro delle imprese di cui all'art. 2559 c.c. Conseguentemente, per effetto della cessione, il cedente medesimo è privo di legittimazione a domandare all'erario il rimborso dell'Iva pagata in eccedenza.

Cassazione civile sez. trib.  09 aprile 2009 n. 8644  

 

In caso di cessione di azienda, il cessionario non può portare in detrazione il credito i.v.a. vantato dal cedente

Cassazione civile sez. trib.  16 aprile 2008 n. 9961  

 

Il conferimento di un'azienda individuale in una società di persone o di capitali costituisce una cessione d'azienda, la quale comporta per legge la cessione dei crediti relativi all'esercizio di essa, ivi compresi i crediti d'imposta vantati dal cedente nei confronti dell'erario. Ne consegue che, per effetto della cessione, il cedente medesimo è privo di legittimazione a domandare all'erario il rimborso dell'Iva pagata in eccedenza.

Cassazione civile sez. trib.  12 marzo 2008 n. 6578  

 

In caso di conferimento di un’azienda individuale ad una società, sia essa di persone o di capitali, si verifica un fenomeno traslativo soggetto alla disciplina di cui agli art. 2558 ss. c.c.; ne consegue che, per effetto del conferimento e a far data da questo, il credito i.v.a., già vantato dall’impresa individuale, viene trasferito alla società ai sensi dell’art. 2559 c.c., con conseguente perdita di legittimazione del conferitario a pretendere il correlativo rimborso.

Cassazione civile sez. trib.  12 marzo 2008 n. 6578  



 
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