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Art. 256 codice civile: Irrevocabilità del riconoscimento

Il riconoscimento (1) è irrevocabile (2). Quando è contenuto in un testamento ha effetto dal giorno della morte del testatore, anche se il testamento è stato revocato.


Commento

Testamento: [v. 587].

 

Irrevocabile (atto): atto per il quale non è consentita una revoca, cioè una manifestazione di volontà del suo autore tesa a privarlo di effetti giuridici.

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 107) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Dopo il riconoscimento, lo status di figlio riconosciuto non può venire meno per un semplice atto di volontà di colui che ha dichiarato di essere il genitore.

 

La norma risponde ad un’esigenza di certezza, irrinunziabile in una materia tanto delicata come quella dei rapporti familiari.

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Ritenuto che la buona fede, la correttezza e la lealtà nei rapporti giuridici rispondono a doveri generali, non circoscritti agli atti o contratti per i quali sono richiamate da specifiche disposizioni di legge, e che tali doveri, nella particolare materia del diritto di famiglia, assumono il significato della solidarietà e del reciproco affidamento, ritenuto che, nell'evoluzione del diritto positivo e della sua interpretazione giurisprudenziale, sempre minor rilievo assume il dato formale del rapporto familiare fondato sul legame meramente biologico e la famiglia assume sempre di più la connotazione della prima comunità nella quale effettivamente si svolge e si sviluppa la personalità del singolo e si fonda la sua identità, per cui la tutela del diritto allo status ed all'identità personale può non identificarsi con la prevalenza della verità biologica; ritenuto che la protezione dei diritti individuali della persona ed in particolare del minore - specie nella delicatissima sua fase adolescenziale (art. 264 c.c.) - nella società e nel nucleo familiare in cui questi si trovi collocato per scelta altrui postula le linee guida che devono orientare, oltre al legislatore ordinario, anche l'interprete nella ricerca, nel sistema normativo, dell'esegesi idonea ad assicurare il rispetto della dignità della persona umana; quanto precede ritenuto e premesso, l'interpretazione dell'art. 263 c.c., alla luce dei principi fondamentali dell'ordinamento interno, comunitario ed internazionale e del diritto allo status ed all'identità personale, impone di considerare irretrattabile il riconoscimento avvenuto nella consapevolezza della sua falsità: attribuire la legittimazione ad impugnare il riconoscimento a chi lo abbia in mala fede effettuato o concorso ad effettuarlo, sul piano logico ed effettuale ha la stessa valenza di una revoca, vietata, peraltro, espressamente dalla legge.

Tribunale Roma sez. I  17 ottobre 2012 n. 19563  

 

Ritenuto che la buona fede, la correttezza e la lealtà nei rapporti giuridici rispondono a doveri generali, non circoscritti agli atti o contratti per i quali sono richiamate da specifiche disposizioni di legge, e che tali doveri, nella particolare materia del diritto di famiglia, assumono il più ampio e profondo significato della solidarietà e del reciproco affidamento; ritenuto che, nell'evoluzione del diritto positivo e della sua interpretazione giurisprudenziale, sempre minor rilievo assume il dato formale del rapporto familiare fondato sul legame meramente biologico e la famiglia assume sempre di più la connotazione della prima comunità nella quale effettivamente si svolge e si sviluppa la personalità del singolo e si fonda la sua identità, per cui la tutela del diritto allo status ed all'identità personale può non identificarsi con la prevalenza della verità biologica; ritenuto che la protezione dei diritti individuali della persona ed in particolare del minore - specie nella delicatissima sua fase adolescenziale (art. 264 c.c.) - nella società e nel nucleo familiare in cui questi si trovi collocato per scelta altrui postula le linee guida che devono orientare, oltre al legislatore ordinario, anche l'interprete nella ricerca, nel sistema normativo, dell'esegesi idonea ad assicurare il rispetto della dignità della persona umana; quanto precede ritenuto e premesso, l'interpretazione dell'art. 263 c.c., alla luce dei principi fondamentali dell'ordinamento interno, comunitario ed internazionale e del diritto allo status ed all'identità personale, impone di considerare irretrattabile il riconoscimento avvenuto nella consapevolezza della sua falsità: attribuire la legittimazione ad impugnare il riconoscimento a chi lo abbia in mala fede effettuato o concorso ad effettuarlo, sul piano logico ed effettuale ha la stessa valenza di una revoca, vietata, peraltro, espressamente dalla legge.

Tribunale Roma sez. I  17 ottobre 2012 n. 19563  

 

La prevalenza del "favor veritatis" in ordine agli stati personali e familiari va rivisitata alla luce dell'evoluzione giurisprudenziale e normativa di diritto interno ed internazionale. Assume sempre meno rilievo il rapporto familiare radicato sul legame semplicemente biologico e la famiglia prende la connotazione della prima comunità ove si svolge, si sviluppa la personalità del singolo e si fonda la sua identità. La tutela del diritto allo status ed all'identità personale può non identificarsi con la prevalenza della verità biologica e la norma dell'art. 263 c.c. va interpretata secondo i principi fondamentali dell'ordinamento, imponendo l'irretrattabilità del riconoscimento avvenuto in piena consapevolezza della sua falsità. Attribuire la legittimazione ad impugnare il riconoscimento del figlio a chi lo abbia effettuato in mala fede ha la stessa valenza di una revoca, vietata espressamente dalla legge (art. 256 c.c.). La natura dell'impugnazione del riconoscimento in difetto di veridicità induce a ritenere che tale azione non possa spettare proprio al soggetto, che abbia posto in essere la situazione giuridica per cui la modificazione è apprestata, dandogli un potere ad libitum in ordine allo status di altra persona.

Tribunale Roma sez. I  17 ottobre 2012 n. 19563  

 

È inammissibile l'azione di impugnazione per difetto di veridicità proposta da chi era consapevole di riconoscere come proprio un figlio altrui

Tribunale Roma sez. I  17 ottobre 2012 n. 19563  

 

 



 
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