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Art. 2561 codice civile: Usufrutto dell’azienda

L’usufruttuario dell’azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue.

Egli deve gestire l’azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte.

Se non adempie a tale obbligo o cessa arbitrariamente dalla gestione dell’azienda, si applica l’art. 1015.

La differenza tra le consistenze d’inventario all’inizio e al termine dell’usufrutto è regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell’usufrutto.


Commento

Ditta: [v. 2563]; Impianto: [v. 997]; Scorte: [v. 998].

 

Usufrutto: diritto riconosciuto ad un soggetto (usufruttuario) di godere ed usare una cosa di altro soggetto (nudo proprietario), traendo da essa tutte le utilità che può dare, con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica [v. 978 ss.].

 

(1) La costituzione in usufrutto dell’azienda non comporta l’integrale applicazione della disciplina generale in materia di usufrutto [v. 978]. La norma, infatti, prevede il riconoscimento in testa all’usufruttuario di particolari poteri-doveri. Ciò al fine sia di consentire all’usufruttuario di gestire con una certa libertà l’impresa per trarne profitti, sia di tutelare l’interesse del concedente a che non diminuisca l’efficienza dell’azienda, la quale gli verrà restituita alla fine del rapporto.

 


Giurisprudenza annotata

Appropriazione indebita

Dà luogo alla configurabilità del reato di appropriazione indebita l'impossessamento, da parte dell'affittuario di azienda, di beni facenti parte dell'azienda medesima, nulla rilevando in contrario il fatto che, ai sensi del combinato disposto degli art. 2561, ultimo comma, e 2562 c.c., le eventuali differenze tra le consistenze di inventario all'inizio e al termine dell'affitto debbano essere regolate in danaro.

Cassazione penale sez. II  18 giugno 2014 n. 37713  

 

 

Azienda

La norma di cui all'art. 2561, comma 4, c.c., che riconosce all'usufruttuario e, per effetto dell'art. 2562 c.c., all'affittuario l'indennizzo corrispondente alla differenza tra le consistenze d'inventario all'inizio ed alla fine del rapporto, non è suscettibile di interpretazione analogica, essendo finalizzata esclusivamente ad evitare che colui che subentra ad altri nella titolarità dell'azienda abbia a conseguire indebiti vantaggi collegati all'altrui attività, per cui la relativa disciplina suppone una situazione in cui all'attività d'impresa del precedente titolare usufruttuario faccia seguito il trasferimento dell'azienda ad altro soggetto.

Cassazione civile sez. III  09 agosto 2007 n. 17459  

 

La disciplina dettata dagli art. 1592 e 1593 c.c. in tema di miglioramenti ed addizioni all'immobile apportate dal conduttore, non trova applicazione nell'affitto di azienda, per il quale non è previsto uno ius tollendi in capo all'affittuario al termine del rapporto. Infatti, dal combinato disposto degli art. 2561, comma 4, e 2562 c.c., emerge che la differenza tra le consistenze di inventario all'inizio e al termine dell'affitto è regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell'affitto, sia essa derivata da mutamenti quantitativi o soltanto qualitativi delle componenti aziendali.

Cassazione civile sez. I  09 maggio 2007 n. 10623  

 

In tema di affitto di azienda, per il calcolo della differenza delle consistenze di inventario deve farsi riferimento, a norma degli art. 2561 e 2562 c.c. alla data di cessazione del contratto di affitto e non a quella di effettivo rilascio dell'azienda.

Cassazione civile sez. III  24 agosto 1998 n. 8364

 

L'usufruttuario di quote sociali di società di persone (nella specie, società in nome collettivo) può assumere la qualifica di amministratore della società stessa, ancorché non ne sia socio, in quanto la sua posizione - quale usufruttuario di una porzione ideale dell'azienda sociale - può equipararsi a quella di usufruttuario di azienda, ai sensi dell'art. 2561 c.c., come tale abilitato alla gestione della stessa e, pertanto, ad assumerne l'Amministrazione.

Tribunale Parma  07 febbraio 1998

 

L'usufruttuario di quote di società in nome collettivo, pur non essendo socio, ha diritto di essere investito della qualifica di amministratore della società, con potere gestorio e responsabilità analoghi a quelli spettanti all'usufruttuario dell'azienda.

Tribunale Parma  19 gennaio 1998

 

L'avviamento commerciale non è indennizzabile a favore dell'affittuario di azienda (art. 2561, c.c.); infatti l'avviamento stesso è un valore e non è identificabile con un'entità compresa tra le consistenze dell'impresa. Quindi le spese che, ancorché incrementative del valore dell'azienda, non si siano tradotte in accrescimento di valore delle consistenze, non sono indennizzabili.

Cassazione civile sez. I  20 aprile 1994 n. 3775

 

 

IRPEF

In tema di determinazione del reddito d'impresa, le quote di ammortamento delle aziende date in affitto (o in usufrutto), ai sensi degli art. 67, comma 9, d.P.R. n. 917 del 1986 e 14, comma 2, d.P.R. n. 42 del 1988, sono deducibili dal reddito dell'affittuario (o dell'usufruttuario), non da quello del concedente, tranne che quest'ultimo, all'atto della concessione in affitto, abbia pattuito con l'affittuario una deroga convenzionale degli art. 2561 e 2562 c.c.

Cassazione civile sez. trib.  10 agosto 2010 n. 18537  

 



 
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