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Art. 2564 codice civile: Modificazione della ditta

Quando la ditta è uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e può creare confusione per l’oggetto dell’impresa e per il luogo in cui questa è esercitata, deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla.

Per le imprese commerciali l’obbligo dell’integrazione o modificazione spetta a chi ha iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in epoca posteriore.


Commento

Ditta: [v. 2563]; Imprenditore: [v. 2082]; Registro delle imprese: [v. 2188].

 

Nella norma è previsto il principio di novità quale limite dell’imprenditore nella scelta della propria ditta. Secondo tale principio, l’imprenditore che per primo adotta una data ditta acquista il diritto all’uso esclusivo della stessa e tale diritto gli viene attribuito automaticamente per il solo fatto dell’uso della ditta.

La norma poi prevede l’obbligo di differenziazione per chi successivamente adotti una ditta uguale o simile.

Il diritto all’uso esclusivo della ditta e il corrispondente obbligo di differenziazione sussistono però solo se i due imprenditori sono in rapporto di concorrenza fra loro (es.: producono lo stesso oggetto). È possibile, perciò, l’omonimia tra ditte che non creano confusione sul mercato.

 


Giurisprudenza annotata

Ditta

La ditta non ha soggettività giuridica distinta ma si identifica con il titolare sotto l'aspetto sia sostanziale che processuale con la conseguenza che la domanda proposta dalla ditta deve ritenersi intentata, sotto il profilo della sua legittimazione attiva, dal suo titolare.

Tribunale Arezzo  04 settembre 2013

 

Ai fini della rilevanza della possibilità di confusione delle denominazioni sociali ai sensi dell’art. 2564 c.c. non devono considerarsi solo le attività in concreto svolte dalle società che abbiano denominazioni simili ma la potenziale concorrenzialità fra le stesse desumibile dall’oggetto sociale.

Corte appello Brescia  20 agosto 2013 n. 948

 

La ditta, comunque sia formata, deve contenere, a norma dell'art. 2563, secondo comma, cod. civ., almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore, salvo quanto è disposto dal successivo art. 2565. Tuttavia, in base all'art. 2564, primo comma, cod. civ. - applicabile anche all'insegna in virtù dell'art. 2568 cod. civ. -, allorché la ditta sia uguale o simile a quella usata da un altro imprenditore e possa creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa venga esercitata, essa "deve essere integrata o modificata con indicazione idonee a differenziarla". Rigetta, App. Torino, 07/12/2010

Cassazione civile sez. VI  17 maggio 2013 n. 12136  

 

Il concetto di luogo di esercizio dell'impresa di cui agli artt. 2564 e 2568 cod. civ., ai fini della tutela in caso di confondibilità fra imprese, non va inteso con esagerato valore restrittivo, dovendosi badare anche agli sviluppi potenziali dell'impresa razionalmente prevedibili, nonché alle pratiche difficoltà, che sovente s'incontrano, ad isolare l'espansione di un'impresa in un determinato ambito territoriale. Pertanto, la localizzazione non deve essere intesa secondo un criterio restrittivo, riguardo soltanto all'attività esplicata in un determinato momento, nel luogo di produzione e di commercio, ma facendo anche riferimento alla possibilità di espansione all'intera zona territoriale, al cosiddetto mercato di sbocco, raggiunta dall'attività complessiva dell'impresa. Rigetta, App. Torino, 07/12/2010

Cassazione civile sez. VI  17 maggio 2013 n. 12136

 

Se è vero che in base all'art. 2563, secondo comma c.c., la ditta, comunque sia formata, deve contenere almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore, salvo quanto a disposto dall'articolo 2565, è altrettanto certo che, in base all'art. 2564, primo comma c.c. (applicabile anche all'insegna in virtù dell'art. 2568 c.c.), allorché la ditta sia uguale o simile a quella usata da un altro imprenditore e possa creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa venga esercitata, essa deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla. Ne deriva pertanto che il cognome dell'imprenditore che deve essere inserito nella ditta o nella denominazione di società di persone non può valere di per sé conte elemento differenziatore della ditta o dell'insegna.

Cassazione civile sez. VI  17 maggio 2013 n. 12136  

 

Ai sensi dell'art. 2564 c.c. l'imprenditore che per primo adotta una certa ditta per lo svolgimento della sua attività acquista automaticamente il diritto al suo uso esclusivo, con correlativo obbligo di differenziazione per chi successivamente adotti una ditta uguale o simile, a patto che la seconda ditta, per l'oggetto dell'impresa o per il luogo in cui viene esercitata, possa creare confusione. Pertanto possono esistere ditte uguali o simili quando per l'oggetto o per l'ambito di attività territoriale non creano confusione sul mercato, sicché l'obbligo di differenziazione può essere imposto solo per l'ambito in cui sia ipotizzabile il rischio di confusione.

Tribunale Torino sez. IX  30 marzo 2007

 

In tema di confondibilità della denominazione sociale, trovano applicazione, in forza dell'art. 2567, comma 2, c.c., le specifiche precrizioni dettate dall'art. 2564 in materia di modificazione della ditta, con conseguente inapplicabilità dei principi riguardanti il carattere "debole" o "forte" del marchio. Ciò comporta che, una volta che sia stato ritenuto insufficiente l'elemento di integrazione (nella specie, ""Nuova" tranceria ligure" in luogo di "Tranceria ligure") introdotto dalla società nella denominazione che era risultata identica a quella in precedenza usata da altra società iscritta nel registro delle società, il giudice, per dare attuazione al disposto dell'art. 2564 c.c., non incontra alcun limite, non prevedendolo la norma, nell'imporre la modifica necessaria a differenziarla eliminandone una parte, restando salva la facoltà della società di adottare una denominazione diversa, purché non faccia uso del termine, o dei termini, il cui uso è stato inibito dal giudice. (Fattispecie nella quale una società richiedeva tutela in base all'anteriorità dell'uso della denominazione "Tranceria ligure" nei confronti di altra, operante nella medesima Regione ed in un settore merceologico similare, che utilizzava la medesima denominazione, poi modificata in "Nuova tranceria ligure"; la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la ritenuta confondibilità delle denominazioni, anche con la modifica apportata dalla seconda società, ed ha conseguentemente inibito a quest'ultima l'uso del termine "ligure").

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2007 n. 7651  

 

 

Concorrenza sleale

La contraffazione della ditta, oltre ad integrare gli estremi della violazione dell'art. 2564 c.c., costituisce altresì atto di concorrenza sleale ai sensi dell'art. 2598 n. 1 c.c. qualora la confondibilità di segni di attività e di luogo di esercizio delle imprese, sia potenzialmente idonea ad incidere negativamente sull'attività dell'azienda contraddistinta con la ditta imitata e sui suoi rapporti con altre imprese e con i clienti.

Tribunale Torino  29 giugno 2005



 
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