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Art. 2567 codice civile: Società

La ragione sociale e la denominazione delle società sono regolate dai titoli V e VI di questo libro.

Tuttavia si applicano anche ad esse le disposizioni dell’art. 2564.


Giurisprudenza annotata

Società

La denominazione sociale, investendo la sua funzione distintiva la stessa soggettività della società di capitali, non può essere oggetto di autonoma circolazione, neppure insieme all'azienda, sia perché la cessione di quest'ultima non estingue la persona giuridica, la cui continuità ed identità è preservata proprio dal mantenimento della denominazione, sia perché l'art. 2567 c.c., in tema di denominazione sociale, non richiama l'art. 2565 c.c., dettato in tema di impresa individuale, secondo cui la ditta non può essere trasferita separatamente dall'azienda. (In applicazione di tale principio è stata confermata la sentenza di merito che ha dichiarato l'illiceità dell'utilizzo del nome "Franco Tosi" da parte di alcune società acquirenti dell'azienda di una società di capitali avente tale denominazione). Rigetta, App. Milano, 18/01/2008

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2014 n. 5931  

 

Ai sensi dell'art. 15 del r.d. 21 giugno 1942 n. 929, nel testo applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lg. 4 dicembre 1992 n. 480, e dell'art. 2567 c.c. il marchio può essere trasferito solo in occasione del trasferimento dell'azienda o di un ramo particolare di questa e, in tal caso, non sono implicitamente trasferiti anche la ditta o la denominazione (salva l'ipotesi, prevista dall'art. 2573, secondo comma, c.c., della denominazione di fantasia o della ditta figurata), non essendovi alcuna disposizione di legge che lo preveda. Rigetta, App. Milano, 18/01/2008

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2014 n. 5931  

 

La denominazione sociale è tutelata anche nell'ipotesi di un eventuale mutamento dell'oggetto sociale, in quanto essa ha la funzione di individuare la società come soggetto di diritto e quindi prescinde dall'attività in concreto svolta e dall'oggetto sociale, che può mutare nel corso della sua attività senza che ciò comporti un mutamento della sua soggettività e, quindi, senza che ciò renda necessaria una modifica della sua denominazione o consenta ad altri l'uso della stessa. Rigetta, App. Milano, 18/01/2008

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2014 n. 5931  

 

La ditta non ha soggettività giuridica distinta da quella del suo titolare ma si identifica con quest'ultimo sia sotto l'aspetto sostanziale che sotto quello processuale.

Cassazione civile sez. III  19 aprile 2010 n. 9269

 

In tema di confondibilità della denominazione sociale, trovano applicazione, in forza dell'art. 2567, comma 2, c.c., le specifiche precrizioni dettate dall'art. 2564 in materia di modificazione della ditta, con conseguente inapplicabilità dei principi riguardanti il carattere "debole" o "forte" del marchio. Ciò comporta che, una volta che sia stato ritenuto insufficiente l'elemento di integrazione (nella specie, ""Nuova" tranceria ligure" in luogo di "Tranceria ligure") introdotto dalla società nella denominazione che era risultata identica a quella in precedenza usata da altra società iscritta nel registro delle società, il giudice, per dare attuazione al disposto dell'art. 2564 c.c., non incontra alcun limite, non prevedendolo la norma, nell'imporre la modifica necessaria a differenziarla eliminandone una parte, restando salva la facoltà della società di adottare una denominazione diversa, purché non faccia uso del termine, o dei termini, il cui uso è stato inibito dal giudice. (Fattispecie nella quale una società richiedeva tutela in base all'anteriorità dell'uso della denominazione "Tranceria ligure" nei confronti di altra, operante nella medesima Regione ed in un settore merceologico similare, che utilizzava la medesima denominazione, poi modificata in "Nuova tranceria ligure"; la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la ritenuta confondibilità delle denominazioni, anche con la modifica apportata dalla seconda società, ed ha conseguentemente inibito a quest'ultima l'uso del termine "ligure").

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2007 n. 7651

 

La denominazione sociale assolve contemporaneamente ad una duplice funzione, quella di contraddistinguere sia il soggetto di diritto (Nomen) sia l'attività imprenditoriale esercitata attraverso la società stessa (Ditta): sicché, laddove per qualunque motivo intervenga una scissione fra la suddetta prima nozione (soggettiva) e la seconda (oggettiva), allora la ragione o denominazione sociale (Nomen) può dirsi tutelata ex art. 6 e 7 c.c., mentre soltanto in quanto ditta essa trova la sua disciplina negli art. 2564 e 2567 c.c.

Tribunale Bologna sez. IV  30 agosto 2004

 

In virtù del rinvio operato dall'art 2567 c.c. all'art. 2564 c.c., anche la ragione e la denominazione sociale devono possedere il requisito della novità, inteso nel senso che queste, al pari della ditta, non possono essere uguali o simili alla ditta usata da altro imprenditore individuale ovvero alla ragione o denominazione usata da altra società e tali da creare confusione per l'oggetto dell'impresa o per il luogo in cui questa è esercitata. Il diritto, da parte della società che la ha adottata per prima, all'uso esclusivo della denominazione o ragione sociale non gode, tuttavia, di una tutela assoluta, ma subordinata, secondo un principio tipico dei segni distintivi, alla sussistenza di un concreto pericolo di confusione tra quella società e l'imprenditore sociale o individuale che abbia adottato successivamente una ditta o una denominazione o ragione sociale uguale o simile; pericolo sussistente anche in caso di potenziale sovrapposizione, meramente parziale, dell'oggetto della attività e dell'ambito ove questa viene svolta. (Nella fattispecie il tribunale ha ritenuto che il settore merceologico delle calzature costituisca un prevedibile e fisiologico ambito di espansione dell'impresa operante nel settore dell'abbigliamento).

Tribunale Napoli  08 maggio 2000

 

Ai fini della tutela della ditta o della denominazione sociale accordata dagli art. 2564 e 2567 c.c., quando si deduca il pericolo di confusione per l'uso fattone da altro imprenditore, così come ai fini della tutela ex art. 2598 n. 1 c.c. quando tale uso integri altresì concorrenza sleale, è sufficiente che si verifichi una situazione potenzialmente pregiudizievole e cioè la virtuale possibilità di confusione tra le ditte e le denominazioni sociali di due imprenditori, ovvero la astratta idoneità del comportamento tenuto dalla ditta o società concorrente ad incidere negativamente sul profitto che l'imprenditore si propone di ottenere attraverso l'esercizio dell'impresa. In particolare, al fine di valutare la virtuale possibilità di confusione, non è necessario prendere in considerazione le attività effettivamente svolte dalle imprese, essendo sufficiente il raffronto tra i rispettivi oggetti sociali risultanti dagli atti costitutivi sottoposti a pubblicità, poiché l'oggetto sociale costituisce l'esteriorizzazione dell'attività d'impresa in tutto il suo ambito ed in tutta la sua potenzialità espansiva.

Cassazione civile sez. I  15 dicembre 1994 n. 10728  

 

Ai fini della tutela apprestata dall'art. 2564 c.c., richiamato dal successivo art. 2567, nel giudizio di confondibilità fra denominazioni sociali assume un rilievo determinante la sigla, in considerazione della maggiore capacità distintiva di cui è dotata.

Cassazione civile sez. I  23 novembre 1993 n. 11570  

 

Il rapporto tra la nozione di "ditta" e quella di "ragione" o "denominazione" sociale si configura alla stregua di un rapporto da "genus" a "species" e quindi, in senso lato, la ditta sta alla ragione (o denominazione) sociale come l'impresa, così genericamente qualificata, sta alla società. Da ciò deriva la conseguenza dell'applicabilità della norma di cui all'art. 2564 c.c., richiamato dall'art. 2567, non solo alle situazioni i cui termini soggettivi siano rappresentati da entità omogenee fra quelle suindicate, ma altresì ai rapporti conflittuali intercorrenti tra entità eterogenee.

Corte appello Genova  28 marzo 1991

Il conflitto tra due società calcistiche a carattere professionistico, recanti denominazioni confondibili, è regolato dall'art. 2567 c.c.; in questa prospettiva, la modifica della denominazione sociale, a seguito della fusione con altra società, implica dismissione della precedente, consentendone l'uso da parte di terzi.

Tribunale Venezia  05 marzo 1990



 
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