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Art. 2574 codice civile: Leggi speciali

Le condizioni per la registrazione dei marchi e degli atti di trasferimento dei medesimi, nonché gli effetti della registrazione sono stabiliti dalle leggi speciali.

 


Commento

Registrazione: [v. 2570]; Marchio: [v. 2569].

 

(1) La legislazione speciale è confluita nel d.lgs. 10-2-2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale) e nel relativo regolamento di attuazione (d.m. 13-1-2010, n. 33). La normativa se da un lato prevede i requisiti di validità del marchio e i modi di acquisto del relativo diritto di esclusiva [v. 2569], dall’altro stabilisce le ipotesi in cui può essere dichiarata la nullità o la decadenza (estinzione del diritto) del marchio stesso. In particolare, le ipotesi di decadenza consistono nella sopravvenienza di particolari circostanze o nella perdita sopravvenuta di un requisito essenziale di validità. È quest’ultimo il caso del venir meno della capacità distintiva del marchio per essere divenuto denominazione generica, acquisito dal linguaggio comune per indicare una categoria di prodotti o di merci (es.: «Cellophane», «Linoleum»). Il fenomeno viene usualmente descritto come volgarizzazione del marchio.


Giurisprudenza annotata

Marchio e altri segni distintivi

Costituisce violazione del diritto sul marchio l'utilizzo dell'altrui segno nella denominazione di una società operante nel medesimo settore produttivo per il quale il marchio e stato registrato.

Tribunale Cagliari  26 gennaio 2007 n. 222  

 

È nullo il marchio identico o simile ad un marchio già da altri registrato anteriormente per i prodotti o servizi identici o affini rispetto ai quali possa determinarsi confusione fra il pubblico.

Tribunale Cagliari  26 gennaio 2007 n. 222  

 

È esclusa la confondibilità fra marchi (nella specie "Levia" e "Levissima") quando le differenze riguardanti il loro aspetto grafico e l'effetto fonetico della loro pronuncia sono tali da apparire immediatamente al consumatore medio, dotato di comune intelligenza e di ordinaria attenzione.

Tribunale Cagliari  30 maggio 2005 n. 1309  

 

Il divieto di registrazione di un marchio geografico di cui all'art. 18 della legge marchi subisce una deroga nel caso in cui il segno descrittivo, evocando una delle zone indicate dall'art. 2 della legge n. 26 del 1990, sia stato utilizzato dall'imprenditore interessato alla registrazione in epoca precedente all'entrata in vigore della legge n. 506 del 1970, senza che, a tale uso, possa, peraltro, considerarsi ulteriormente legittimato il suo successore particolare nella titolarità del segno, dovendo la normativa speciale che disciplina l'uso e la registrazione dei segni descrittivi geografici essere considerata di stretta applicazione (sicché, ogni volta che muti il soggetto titolare del marchio - nella specie, "Langhireanese prosciutti"- riprende vigore il divieto del segno descrittivo).

Cassazione civile sez. I  06 dicembre 2000 n. 15490  

 

Lo "ius excludendi" derivante dal diritto sul marchio di impresa registrato, previsto dall'art. 13, vecchio testo, della legge marchi, va oggi inteso, in seguito dell'entrata in vigore della nuova normativa di cui al d.lg. n. 480 del 1992, nel senso che il titolare del marchio non è più legittimato a vietarne l'uso in funzione descrittiva a terzi, purché non risultino da questi violati i principi della correttezza professionale.

Cassazione civile sez. I  11 maggio 1998 n. 4731  

 

Lo "ius excludendi" derivante dal diritto sul marchio di impresa registrato, previsto dall'art. 13, vecchio testo, della legge marchi, va oggi inteso, in seguito dell'entrata in vigore della nuova normativa di cui al d.lg. n. 480 del 1992 (funzionale all'attuazione della direttiva Cee n. 88/104), nel senso che il titolare del marchio non è più legittimato a vietarne l'uso a terzi, purché non risultino da questi violati i principi della correttezza professionale, il che comporta che l'uso della relativa denominazione possa legittimamente estrinsecarsi non con la precipua funzione di marchio, bensì secondo finalità meramente descrittive. (In applicazione di tale principio di diritto la S.C., confermando la pronuncia della Corte di merito, ha escluso che potesse dirsi conforme alla correttezza professionale l'uso, da parte di un'azienda vinicola, per i propri prodotti, della denominazione "Fontana Candida", risultando il relativo marchio depositato fin dal 1968 da altra società - la s.p.a. "Vini di Fontana Candida" - e non avendo il nome utilizzato alcuna corrispondenza con quello di precise località geografiche).

Cassazione civile sez. I  11 maggio 1998 n. 4731  

 

L'alienazione dell'azienda, se comporta il trasferimento dell'"unicum" costituito dal complesso dei vari beni organizzati, non impedisce che da tale trasferimento sia escluso qualcuno di detti beni, purché la mancanza di esso non comprometta l'unità economica aziendale, nè che il passaggio dei singoli beni dell'acquirente, condizione di fatto indispensabile per lo sfruttamento della organizzazione aziendale, avvenga per un titolo diverso dalla alienazione dell'azienda nel suo complesso. Lo stabilire quali siano, in concreto, i beni stabiliti con l'alienazione dell'azienda e le modalità di consegna dei medesimi costituisce un accertamento che implicando la risoluzione di una "quaestio voluntatis", è demandato all'insindacabile apprezzamento del giudice di merito.

Cassazione civile sez. II  28 marzo 1980 n. 2058  

 

Ai fini della verifica di legittimità di un marchio complesso, sotto il profilo dell'osservanza del divieto di personalizzazione, il nome proprio di un personaggio del mondo dello spettacolo (nella specie Totò) e il disegno caricaturale idoneo a richiamarne l'immagine costituiscono elementi che il giudice deve apprezzare nella loro congiunta e unitaria capacità identificativa della persona, non decisivo essendo che in ciascuno di essi, isolatamente individuato, si ravvisino tratti di genericità, privi, ai fini suddetti, di univoca rilevanza.

Cassazione civile sez. I  12 marzo 1997 n. 2223  



 
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