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Art. 2581 codice civile: Trasferimento dei diritti di utilizzazione

I diritti di utilizzazione sono trasferibili.

Il trasferimento per atto tra vivi deve essere provato per iscritto.


Commento

I diritti di utilizzazione economica dell’opera dell’ingegno costituiscono il profilo patrimoniale del diritto d’autore [v. 2577] e in quanto tali sono liberamente trasmissibili dal titolare. In particolare, per quanto riguarda i trasferimenti inter vivos la legge sul diritto d’autore prevede due tipi particolari di contratto: il contratto di edizione (art. 118, l. 633/1941) e il contratto di rappresentazione (art. 136, l. 633/1941). Con il contratto di edizione, l’autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di pubblicare l’opera a sue spese, mentre l’editore si obbliga a corrispondere all’autore un compenso. Il contratto in esame può essere per edizione o a termine: il primo tipo conferisce all’editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro vent’anni dalla consegna dell’opera; il secondo tipo conferisce all’editore il diritto di eseguire tutte le edizioni che ritenga necessarie entro il termine convenuto.

Il contratto di rappresentazione è quello con il quale l’autore concede la facoltà di rappresentare in pubblico l’opera da lui creata dietro pagamento di un compenso.

Va sottolineato, infine, che l’opera dell’ingegno può anche essere frutto di un’attività creativa svolta nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato.


Giurisprudenza annotata

Diritti d'autore

L'idea di base di programmi televisivi non è suscettibile di protezione come oggetto di diritto di autore in mancanza di una struttura predefinita necessaria ad integrare un format come opera dell'ingegno tutelabile ai sensi della legge sul diritto di autore (l. n. 633 del 1941).

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3817  

 

In tema di diritto di autore relativo a programmi televisivi, ai fini della configurabilità di un'opera dell'ingegno, pur potendosi prescindere da una assoluta novità e originalità di essa e nell'ambito di un concetto giuridico di creatività comunque soggettivo, è necessario, con riferimento al format, cioè all'idea base di programma quale modello da ripetere anche da altre emittenti o in altre occasioni ed in assenza di una definizione normativa, avere riguardo alla nozione risultante dal bollettino ufficiale della Siae n. 66 del 1994, secondo cui l'opera, ai fini della prescritta tutela, deve presentare, come elementi qualificanti, delle articolazioni sequenziali e tematiche, costituite da un titolo, un canovaccio o struttura narrativa di base, un apparato scenico e personaggi fissi, così realizzando una struttura esplicativa ripetibile del programma.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3817  

 

Al fine di stabilire se il format di programmi televisivi, cioè lo schema delle trasmissioni poi realizzate, possa integrare gli estremi dell'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, pur potendosi prescindere da un'assoluta novità e originalità di esso e nell'ambito di un concetto giuridico di creatività comunque soggettivo, è necessario - in assenza di una definizione normativa - avere riguardo alla nozione risultante dal bollettino ufficiale della Siae n. 66 del 1994, secondo cui l'opera deve presentare, come elementi qualificanti, articolazioni sequenziali e tematiche, costituite da un titolo, un canovaccio o struttura narrativa di base, un apparato scenico e personaggi fissi, così realizzando una struttura esplicativa ripetibile del programma (nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto che correttamente i giudici d'appello non avessero concesso tutela a programmi televisivi prevalentemente caratterizzati da dialoghi tra attore-autore e pubblico del tutto improvvisati e privi di qualsiasi struttura predefinita).

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3817  

 

La prova della stipulazione del contratto di edizione per la cessione di diritti d'autore richiede la forma scritta che deve attenere al documento contenente le dichiarazioni negoziali delle parti, giacché l'esibizione di elementi di fatto attraverso i quali, mediante una valutazione presuntiva, potrebbe essere raggiunta la prova del contratto (quali la consegna e la pubblicazione di alcuni volumi, l'avere consegnato copia della bozza dell'opera, l'avere proceduto alle prime correzioni) non equivale a provare l'esistenza del contratto.

Tribunale Palermo  04 gennaio 2010

 

L'atto scritto richiesto "ad probationem" (art. 110 l. dir. autore e art. 2851 c.c.) per la cessione di diritti d'autore (nel caso, contratto di edizione) non può essere sostituito da altri elementi di fatto, quali la consegna e la pubblicazione di alcuni volumi, giacché la prova scritta deve attenere al documento contenente le dichiarazioni negoziali delle parti. Non è quindi sufficiente l'esibizione di elementi di fatto attraverso i quali, mediante una valutazione presuntiva, potrebbe essere raggiunta la prova del contratto.

Tribunale Roma  24 dicembre 1998

 

Nel quadro delle attività volte alla utilizzazione di un'opera cinematografica, il rapporto che si instaura tra produttore e distributore, relativamente all'incarico che il primo conferisca al secondo per la stipula di accordi con i gestori dei cinema o con altri destinatari della commercializzazione del prodotto, va ricondotto alla fattispecie del contratto atipico, ancorché in esso possano, di volta in volta, confluire, con variabile relazione di combinazione o prevalenza, elementi di negozi tipici (il mandato, l'agenzia, l'associazione in partecipazione, l'appalto di servizi, la locazione, l'edizione), così che, al distributore, è attribuito un ruolo economico di intermediazione, impegnandosi egli, dietro compenso, a collegare il produttore al mercato ai fini dello sfruttamento dell'opera, all'uopo utilizzando uno o più dei possibili canali attraverso i quali quest'ultima possa trovare utilizzazione (circuito cinematografico tradizionale, emittenza televisiva, home video, ecc.). In assenza di un modello negoziale predefinito e normativamente recepito, peraltro, contenuto e portata del contratto di distribuzione sono quelli che, caso per caso, le parti abbiano, in concreto, inteso stabilire, con la conseguenza che l'inclusione dello sfruttamento anche televisivo in seno ad un contratto di distribuzione (nella specie, risalente al 1979) va considerato non già vicenda rientrante nei naturalia negotii (così che la sua inesistenza debba provarsi da chi la deduca in excipiendo), ma elemento solo eventuale del contratto stesso, la cui esistenza va, invece, dimostrata da chi, su tale elemento, fondi (in via diretta o derivata) il titolo che oppone alla controparte processuale.

Cassazione civile sez. I  21 maggio 1998 n. 5072

 



 
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