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Art. 2584 codice civile: Diritto di esclusività

Chi ha ottenuto un brevetto (1) per un’invenzione industriale ha il diritto esclusivo di attuare l’invenzione e di disporne entro i limiti e alle condizioni stabilite dalla legge (2).

Il diritto si estende anche al commercio del prodotto a cui l’invenzione si riferisce (3).


Commento

Brevetto: attestato amministrativo mediante il quale viene attribuito all’inventore il diritto esclusivo di godere per un tempo determinato (vent’anni) dei risultati economici di una nuova invenzione attinente al settore tecnico produttivo. Esso viene concesso dall’Ufficio brevetti su domanda documentata di chi si dichiara inventore [v. nota (1)].

Invenzione industriale: creazione intellettuale idonea ad avere applicazione industriale.

 

(1) L’effetto essenziale del brevetto di attribuire al suo titolare diritti di sfruttamento esclusivo incontra un limite nel cd. diritto di preuso dell’invenzione, che si costituisce a favore di chi ne abbia fatto uso nella propria azienda nel corso dei dodici mesi anteriori al deposito della domanda. Tale diritto ha ad oggetto l’utilizzazione dell’invenzione nei limiti quantitativi e qualitativi della precedente utilizzazione.

 

(2) Oltre al brevetto nazionale, cui si riferisce l’articolo, esistono anche brevetti di portata più ampia introdotti da Convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito. Si tratta in particolare del Brevetto Europeo previsto dalla Convenzione di Monaco 5-10-1973, resa esecutiva con l. 26-5-1978, n. 260, espressamente richiamato dal d.lgs. 10-2-2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale).

 

(3) Il diritto esclusivo nascente dall’invenzione brevettata si estende anche al commercio del prodotto, ma si esaurisce con la messa in commercio. Infatti, l’art. 5, d.lgs. 30/2005 disciplina, riguardo a tutti i diritti di proprietà industriale, il cd. principio dell’esaurimento in forza del quale il titolare del brevetto non può imporre limiti alla circolazione del bene brevettato una volta che questo è stato messo in commercio.

 


Giurisprudenza annotata

Brevetti

In tema di contraffazione di brevetto per equivalenza, al fine di valutare se la realizzazione contestata possa considerarsi equivalente a quella brevettata, sì da costituirne una contraffazione, occorre accertare se, nel permettere di raggiungere il medesimo risultato finale, essa presenti carattere di originalità, offrendo una risposta non banale, né ripetitiva della precedente, essendo da qualificarsi tale quella che ecceda le competenze del tecnico medio che si trovi ad affrontare il medesimo problema, in questo caso soltanto potendo ritenersi che la soluzione si collochi al di fuori dell'idea di soluzione protetta. L'accertamento concreto dell'equivalenza della soluzione costituisce una questione di fatto, affidata all'apprezzamento insindacabile del giudice di merito, se sorretto da motivazione adeguata ed esente da vizi logici. (Conferma App. Milano 8 febbraio 2010 n. 303).

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2012 n. 9548  

 

In tema di contraffazione di brevetto per equivalenza, al fine di valutare se la realizzazione contestata possa considerarsi equivalente a quella brevettata, costituendone contraffazione, occorre accertare se, nel permettere di raggiungere il medesimo risultato finale, essa presenti carattere di originalità, offrendo una risposta non banale, né ripetitiva della precedente. La valutazione deve farsi tenendo conto delle conoscenze del tecnico medio che si trovi ad affrontare il medesimo problema

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2012 n. 9548  

 

In caso di contestazione circa la tutela del brevetto italiano rispetto ad un successivo brevetto europeo, occorre verificare l'effettivo rilascio della concessione. In mancanza di concessione di brevetto europeo, manca lo stesso presupposto per l'applicazione del principio di assorbimento o prevalenza.

Corte appello Milano sez. I  19 dicembre 2006

 

L'accertamento concreto dell'equivalenza della soluzione costituisce una questione di fatto, affidata all'apprezzamento insindacabile del giudice di merito, se sorretto da motivazione adeguata ed esente da vizi logici.

Cassazione civile sez. I  13 gennaio 2004 n. 257  

 

In tema di contraffazione di brevetto per equivalenza, al fine di valutare se la realizzazione contestata possa considerarsi equivalente a quella brevettata, sì da costituirne una contraffazione, occorre accertare se, nel permettere di raggiungere il medesimo risultato finale, essa presenti carattere di originalità, offrendo una risposta non banale, nè ripetitiva della precedente, essendo da qualificarsi tale quella che ecceda la competenze del tecnico medio che si trovi ad affrontare il medesimo problema, in questo caso soltanto potendosi ritenere che la soluzione si collochi al di fuori dell'idea di soluzione protetta.

Cassazione civile sez. I  13 gennaio 2004 n. 257  

 

In tema di contraffazione di brevetto per equivalenza, al fine di valutare se la realizzazione contestata possa considerarsi equivalente a quella brevettata, sì da costituirne una contraffazione, occorre accertare se, nel permettere di raggiungere il medesimo risultato finale, essa presenti carattere di originalità, offrendo una risposta non banale, nè ripetitiva della precedente, essendo da qualificarsi tale quella che ecceda le competenze del tecnico medio che si trovi ad affrontare il medesimo problema, in questo caso soltanto potendo ritenersi che la soluzione si collochi al di fuori dell'idea di soluzione protetta. L'accertamento concreto dell'equivalenza della soluzione costituisce una questione di fatto, affidata all'apprezzamento insindacabile del giudice di merito, se sorretto da motivazione adeguata ed esente da vizi logici.

Cassazione civile sez. I  13 gennaio 2004 n. 257  

 

In tema di brevetto, il danno cagionato dalla commercializzazione di un prodotto o di un modello in violazione di privativa non è "in re ipsa", ma, essendo conseguenza diversa ed ulteriore dell'illecito rispetto anche alla distorsione della concorrenza da eliminare comunque, richiede di essere provato secondo i principi generali che regolano le conseguenze del fatto illecito, solo tale avvenuta dimostrazione consentendo al giudice di passare alla liquidazione del danno, eventualmente facendo ricorso all'equità.

Cassazione civile sez. I  18 dicembre 2003 n. 19430  

 

La possibilità di distinguere tra diritto al brevetto (ossia la facoltà di chiedere la registrazione, riconosciuta all'inventore o a colui che a titolo derivativo acquista la completa descrizione dell'invenzione) e diritto sul brevetto (ossia la facoltà esclusiva di attuare e di godere dell'invenzione, concessa dall'art. 2584 c.c. a colui che ha brevettato) e, dunque, di ammettere una circolazione distinta di entrambi, non contraddice la logica dell'istituto brevettuale, la quale si concreta nel principio che soltanto chi brevetta bene ha il potere di esclusiva; sicché, tale potere non è riconosciuto a chi non brevetta o brevetta male perché non ha titolo per farlo. (Nella specie, un soggetto chiedeva la retrocessione di un brevetto appartenente ad una società fallita, sostenendo di essere l'autore dell'invenzione e di avere concesso alla società, quale suo amministratore, di chiedere la brevettazione a nome della società stessa; esibiva a tal proposito una scrittura privata nella quale era previsto il suo diritto a riottenere la disponibilità del brevetto nel caso di fallimento della società. La S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che ha escluso il diritto alla retrocessione del brevetto, per l'impossibilità di scindere il diritto sul brevetto dal diritto di sfruttamento del brevetto).

Cassazione civile sez. I  17 maggio 2000 n. 6392  

 



 
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