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Art. 2597 codice civile: Obbligo di contrattare nel caso di monopolio

Chi esercita un’impresa in condizione di monopolio legale ha l’obbligo di contrattare con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto dell’impresa, osservando la parità di trattamento (1).


Commento

Impresa: [v. Libro V, Titolo II].

 

Monopolio: è una forma di mercato in cui, a differenza di quanto avviene nella concorrenza, un solo operatore economico (venditore) offre un bene alla collettività. L’impresa che opera in tali condizioni domina quindi il mercato in relazione al bene che produce. Si parla poi di (—) legale quando la produzione di determinati beni o servizi è attuata dallo Stato o da altro ente pubblico [v. 11] oppure da un imprenditore privato per effetto di una concessione amministrativa [v. 2084].

 

(1) L’obbligo di contrarre del monopolista e quello di rispettare la parità di trattamento tra i diversi richiedenti costituiscono due evidenti deroghe al principio generale della libertà di contrarre [v. 1322].

 

La disciplina prevista nella norma in esame non è applicabile al cd. monopolista di fatto, ossia all’imprenditore che, pur non agendo in regime di esclusiva, abbia una posizione dominante sul mercato e in fatto controlli la produzione di determinati beni o servizi.


Giurisprudenza annotata

Forniture, somministrazioni, sub forniture

Il mutamento della disciplina giuridica interferente sui singoli contratti di utenza/somministrazione (nella specie di energia elettrica), in quanto derivante da fonte legittimata ed idonea ad integrare il regolamento contrattuale tramite il meccanismo previsto dall'art. 1339 c.c., introduce un nuovo momento genetico del rapporto di utenza/somministrazione (in relazione al segmento contrattuale oggetto della clausola integrativa o sostitutiva ex art. 1339 citato), che segna anche un nuovo momento genetico dell'obbligo di parità di trattamento, in forza del quale il monopolista è tenuto, ove specificamente richiesto dall'interessato, ad applicare uniformemente, in situazione omogenee, a tutti i consumatori le medesime nuove condizioni generali di utenza/somministrazione.

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2013 n. 26354

 

Nei contratti di somministrazione di servizi pubblici essenziali (nella specie, energia elettrica) l'inserimento di diritto di modifiche al regolamento contrattuale in forza dell'art. 1339 c.c. determina un nuovo momento genetico del rapporto dal quale discende l'obbligo per il contraente monopolista di applicare uniformemente, ove richiesto, le nuove condizioni generali di utenza anche ai rapporti già in essere, in forza dell'obbligo di parità di trattamento di cui all'art. 2597 c.c. Cassa con rinvio, App. Messina, 30/10/2006

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2013 n. 26354  

 

L’art. 2597 c.c. si limita a stabilire che il monopolista legale ha l’obbligo di contrattare con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto dell’impresa, osservando la parità di trattamento, ma non stabilisce affatto il principio che il medesimo sia tenuto in qualunque caso, anche in presenza dell’inadempimento da parte dell’utente degli obblighi su di lui gravanti, ad eseguire le relative prestazioni.L’obbligo imposto dalla legge si riferisce chiaramente al momento genetico del contratto e cioè a quello della sua stipulazione, ma non riguarda anche la fase della sua esecuzione che è soggetta alla normativa generale dettata in materia dal codice civile, nonché a quella specifica stabilita nelle norme contrattuali. Non può, dunque, escludersi in linea di principio, nei contratti stipulati con un’impresa legalmonopolista, l’applicabilità anche in favore di quest’ultima dell’art. 1460 c.c. Nella specie risulta corretta l’interruzione di fornitura di energia elettrica al soggetto moroso nei pagamenti del servizio.

Cassazione civile sez. III  14 settembre 2010 n. 19516  

 

Non è censurabile ai sensi dell'art. 2597 c.c. il rifiuto di contrarre della società che gestisce la rete idrica, in qualità di monopolista legale, qualora l'utente, che ha diritto alla stipulazione del contratto individuale di fornitura, non dimostri di aver predisposto il proprio impianto secondo le modalità indicate dal regolamento di somministrazione, osservandone tutte le disposizioni. (Fattispecie in cui la stipulazione del richiesto contratto individuale di fornitura presupponeva che l'utente procedesse alla realizzazione della tubazione di allacciamento del suo impianto a quello di proprietà pubblica il cui limite era costituito dal punto di consegna e misurazione; comunque la società aveva garantito l'erogazione idrica all'intero stabile condominiale in cui era sito l'immobile del ricorrente mediante la conclusione del relativo contratto con la società costruttrice del fabbricato).

Tribunale Nola sez. II  05 luglio 2010

 

In favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460, c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461, c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597, c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento. L'applicabilità dell’anzidetto art. 1461, c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, della l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597, c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa. Tuttavia, la conoscenza, da parte del terzo, dello stato di insolvenza in cui versa il "solvens" poi fallito deve essere effettiva e non soltanto potenziale, non essendo sufficiente la semplice conoscibilità. Tale prova può essere data anche con presunzioni, ma sempre che queste, per i loro requisiti di gravità, precisione e concordanza, siano tali da far presumere che il terzo creditore, usando la comune diligenza, valutata in relazione alla specifica situazione oggettiva e soggettiva, non avrebbe potuto non rendersi conto dello stato di dissesto economico e di crisi irreversibile in cui versava il debitore.

Tribunale Bari sez. IV  07 settembre 2009 n. 2582  

 

Deve escludersi che l'art. 1453 c.c. sia inapplicabile qualora la parte adempiente operi in regime di monopolio. Se, infatti, in favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460 c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461 c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597 c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento a maggior ragione sono applicabili le altre disposizioni in tema di inadempimento contrattuale.

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 2007 n. 26977  

 

Nei contratti di fornitura attinenti a servizi pubblici essenziali, deve ritenersi consentita la previsione di un termine, con facoltà dell'ente fornitore di disdetta alla relativa scadenza, al fine di evitare la rinnovazione tacita del rapporto, senza che siffatta clausola sia soggetta ad autorizzazione od approvazione dell'autorità di vigilanza (posto che limiti alla libertà negoziale sono contemplati solo per le tariffe e gli altri corrispettivi). peraltro, tenendo conto dell'obbligo di contrattare e di osservare parità di trattamento, di cui all'art. 2597 c.c., l'esercizio di detta facoltà è legittimo solo se funzionale alla stipulazione di una nuova fornitura, secondo condizioni conformi a quelle praticate agli altri utenti, ed altresì obiettivamente ragionevoli ed eque.

Cassazione civile sez. III  09 aprile 2003 n. 5582  

 

Il cosiddetto obbligo di contrarre - stabilito dalla legge a carico degli imprenditori che esercitino servizi di interesse generale in regime di monopolio giuridico - comporta che l'imprenditore debba stipulare il contratto con chiunque faccia richiesta del servizio, usando parità di trattamento a tutti i contraenti in ciascun gruppo di contratti omogenei, secondo le condizioni generali allo uopo previste e risultanti o direttamente dalla legge, ovvero dall'atto di concessione ovvero (come accade per l'Enel) dalla predisposizione, da parte del monopolista, di schemi contrattuali standardizzati rispondenti al meccanismo di cui agli art. 1341 e 1342 c.c., onde è necessario che la richiesta dell'utente si adegui alle condizioni suddette, imposte da esigenze di programmazione ed economicità che caratterizzano la posizione del monopolista stesso.

Cassazione civile sez. III  07 agosto 2002 n. 11918  

 

In tema di obbligo legale a contrarre, l'art. 11 d.P.R. 18 marzo 1965 n. 342, che consente all'Enel di impartire, anche alle imprese esercenti attività elettriche (non soggette a trasferimento ai sensi dell'art. 4, n. 8, della legge n. 1643 del 1962), disposizioni per "eliminare carenze del servizio elettrico" e "per soddisfare i bisogni dell'utenza", si riferisce soltanto ad esigenze funzionali del servizio elettrico, non anche alla somministrazione dell'energia elettrica ai singoli utenti. Ne consegue che, da tale disposizione, non può farsi derivare il potere dell'Enel di imporre, ad un'impresa o ad un ente esercente l'attività di produzione e distribuzione di energia elettrica, che non si trovi in una situazione di monopolio, l'obbligo - ex art. 2597 c.c. - di concludere il contratto con il singolo utente.

Cassazione civile sez. III  05 agosto 2002 n. 11714  



 
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